martedì 26 agosto 2008

Ancora sul Brunello

Perché tornare ancora sulla questione del Brunello taroccato? Perché questa è la madre di tutte le battaglie per quanto riguarda il mondo del vino italiano. La questione mi ricorda quella scena splendida del film Mondovino in cui Hubert de Montille parla della Borgogna come ultimo baluardo nella guerra del vino. Il grande Angelo Gaja ha detto la sua in un testo che affronta il problema in modo piuttosto aggressivo. Dopo aver fatto una breve storia del "fenomeno" Brunello, il produttore piemontese (che produce vino anche a Montalcino) spiega quale potrebbe essere a suo avviso la via di uscita: un nuovo disciplinare che ammetta per "gli industriali" una correzione con uve non Sangiovese e per "gli artigiani" la possibilità di valorizzare al meglio la propria fedeltà al Sangiovese 100% (scrivendolo in etichetta).
Per sostenere questa soluzione Gaja osserva che il territorio dove è possibile produrre Brunello è oggi troppo ampio e comprende zone dove il solo Sangiovese non è in grado di produrre grandi vini. Non solo, forza ulteriormente il discorso arrivando ad affermare che: "...si è lamentata la mancata zonazione (catalogazione scientifica dei terreni con la delimitazione di quelli vocati e di quelli no): ma la zonazione in nessuna parte del mondo – ad esclusione forse della Borgogna che riconosce però non una, ma oltre cento denominazione d’origine diverse - è diventata il principio ispiratore dei disciplinari di produzione. Meno che mai in Italia ove si è più propensi a coltivare la solidarietà e la compiacenza".
In pratica Gaja auspica un gigantesco compromesso in quella "guerra del vino" che da qualche anno si profila all'orizzonte fra artigiani ed industriali. Un compromesso basato sulla segmentazione dei mercati e sulla consapevolezza, non si sa bene quanto fondata, che le fortune dei "piccoli" passano anche dagli investimenti dei "grandi".
Che dire? Ovviamente non mi è possibile fare a meno che dissentire. Con molta umiltà, visto il livello del personaggio. Per ragioni varie ma tutte riconducibili ad una questione costitutiva. Per Gaja, così come per l'estalishment del vino italiano, Ministri inclusi, le denominazioni di origine sono dei marchi commerciali. Dunque sono manipolabili, privatizzabili, flessibili. Hanno un valore economico prima che storico-culturale. Secondo tale visione il valore aggiunto di un vino avviene nel processo di comunicazione e vendita, e la denominazione di origine è solo uno strumento commerciale. In questo senso Banfi e "gli industriali" di Montalcino sono coloro che hanno creato il fenomeno e, dunque, il vero valore aggiunto. Di conseguenza devono potersi fregiarse del titolo anche se hanno vigneti meno vocati. Anche se non sanno o non possono fare il Brunello col solo Sangiovese. Non fa una grinza.
Il discorso di Gaja è riformista e moderno. E' rivolto al mercato. E' cerchiobottista.
Peccato che. Peccato che le parole sono importanti. E, se anche fosse vero che i disciplinari non hanno mai tenuto conto delle zonazioni, il Barolo è Nebbiolo, Vosne-Romanée è Pinot Nero, Brunello di Montalcino è Sangiovese, Hermitage è Syrah. Non perché lo dica un disciplinare o il sottoscritto o Angelo Gaja. Ma perché lo dice la Storia.
Peccato che se alcuni vigneti non sono in grado di produrre grandi vini perché inadatti al Brunello forse debbano essere declassati. Pratica certamente meno remunerativa, ma ben più etica, rispetto all'inserire vitigni alloctoni e poi fregiarsi della stessa denominazione di chi ha i vigneti vocati o, semplicemente, sa fare meglio il vino; magari perchè in vigneto ci va sul serio a lavorare, anziché star seduto dietro un computer al di là dell'Oceano decidendo quale azienda toscana o francese o californiana acquistare.
Peccato che. Peccato che le denominazioni non siano marchi commerciali ma beni comuni. Beni che non appartengono a nessuno e però a tutti, consumatori inclusi. Beni collettivi che identificano un territorio; uno o più vitigni, secondo la tradizione; pratiche agricole consolidate; una geografia umana e sociale prima ancora che una economia; un concetto qualitativo di natura complessa come il "terroir", che corrisponde a diverse scienze naturali e sociali. Questo apparentemente sfugge a Gaja, sfugge a molti in Toscana e in tutta Italia, sfugge ai molti legislatori italiani ed europei che stanno discutendo di vino e di denominazioni. O forse non sfugge affatto a costoro, anzi. Proprio perché ben a conoscenza di tutto ciò, e dunque spaventati dalla figura del vignaiolo-artigiano, fedele traduttore del terroir, avanguardia di quell'attore "glocal" in grado di rispondere in modo moderno alle sollecitazioni della globalizzazione, proprio per questo i grandi consorzi, i monopoli, i poteri pubblici e privati tentano in ogni modo di portare l'ultimo attacco, definitivo, irreversibile, all'idea di Origine dei prodotti agricoli.
Per tutto ciò non posso che rinnovare l'invito a firmare l'appello in difesa dell'identità del vino a questo indirizzo web.

venerdì 22 agosto 2008

Preparativi...

Il lavoro nobilita l'uomo, dicono. Il lavoro rende liberi, era scritto nei campi nazisti. Non so se siano vere queste frasi. Nel dialetto di Cupramontana, ad esempio, lavorare si dice fatica' e a "faticà se fatica". Mentre il grande Pavese scrisse Lavorare stanca. Quindi tutto è relativo. Io so che in momenti in cui è meglio non pensare lavorare ti aiuta. E' una valvola di sfogo, un mezzo potente per impedire al cervello di correre ed alla memoria di elaborare. Nel pieno della stagione turistica c'è molto, anche troppo, da fare.
E poi incomincio a sintonizzarmi sulla prossima vendemmia. E' incredibile come ogni anno questo avvenimento fondamentale nella vita di un vignaiolo mi paia giungere più velocemente. Specie dopo la nascita di mio figlio le stagioni sembrano volare, quasi che il ciclo vegetativo della vite si sia accellerato.
I danni della grandine di luglio appaiono meno importanti, i vigneti hanno un'ottima vegetazione, Luglio ed Agosto sono stati mesi assolati ma senza punte di caldo stressante e con notti sempre molto fresche. Per ora è una annata classica. Settembre sarà decisivo per una valutazione definitiva. Camminando nei vigneti ho notato tutta l'enorme differenza con lo scorso anno. Di questi tempi stavamo già vendemmiando, i vigneti mostravano ovunque ingiallimenti e mancanza di foglie, i grappoli erano quasi appassiti senza essere giunti a maturazione. Tutto questo è stato pagato con fermentazioni strane e anomale e vini particolari ma piuttosto squilibrati.
Ma ora incrociamo le dita per questa vendemmia 2008. Una vendemmia che vivrà nel duplice segno della prossima nascita della mia secondogenita e della scomparsa di mio padre. Mi mancherà, papà, durante quei giorni. Quando metteva con garbo il naso in cantina per chiedermi se andava tutto bene o quanto "alzava" il mosto o se avevo bisogno di qualcosa. Sarà una vendemmia di grande gioia e grande tristezza. Mi sto preparando.

domenica 17 agosto 2008

Mio padre

Mio padre se n'è andato
una notte d'estate
s'una strada che non posso seguire
ancora.
Se n'è andato all'improvviso
senza disturbare nessuno
senza quasi parlare
com'era suo solito
come avrebbe voluto.
Mi restano addosso
incancellabili attese
il freddo sereno della sua mano
il viso disteso
il caldo assoluto dell'urna di porcellana
un tempo che viaggia al contrario
verso memorie indifese.
Mio padre se n'è andato
fra i dolcissimi canti festosi
degli spiriti neri che amava
nel sole abbagliante di colline fedeli
navigando sui fiumi maestosi
che aveva studiato.
Ora mi sento una piccola barca
assaltata dai ricordi
invasa dall'assenza
allagata dall'acqua irrisolta
di un antico naufragio.

giovedì 7 agosto 2008

Che caldo che fa...

L'ultima settimana è stata contraddistinta dall'arrivo del caldo. Quello vero. Adesso lavorare in vigna è roba da uomini veri. Infatti ho mollato.
Ieri ho imbottigliato il Nocenzio 2006. Per ora il vino è scorbutico e nervoso, ma lascia presagire un'ottima evoluzione in bottiglia. Certamente non è un vino che piace alla gente che piace... Astenersi amanti di vini morbidosi, carammellosi e senza palle. Qui si sta parlando di un vino vero, uno di quei vini che necessita di una buona brace, una bella bistecca di Brontosauro ed una tavolata di amici con cui chiacchierare fino a notte fonda. Alla faccia degli uainbars e dei ballons firmati.
Nel frattempo La Distesa, intesa come Agriturismo, è affollata di Olandesi che passano il loro tempo in piscina e sotto il sole, incuranti di città d'arte, musei, parchi e bellezze naturalistiche. Forse hanno ragione loro.
Qualche giorno fa ho bevuto l'ottimo Verdicchio di un vignaiolo vero, mio collega di esportazioni nordeuropee: il Verdicchio 2007 di Failoni è un buonissimo bianco, agrumato, floreale con la giusta acidità e verticalità nonostante l'annata siccitosa. Infatti ha vendemmiato come il sottoscritto ai primissimi di settembre. Lo consiglio vivamente, anche per il prezzo: 4,5 euro!

venerdì 1 agosto 2008

Grandine e letture estive

Avevo avuto la sensazione netta che il nubifragio che si è scatenato in Vallesina Lunedì 21 luglio potesse avere avuto qualche strascico. Avevo subito visto che insieme alle secchiate d'acqua era scesa anche un pò di grandine. Ma solo ora ho potuto fare una stima dei danni. Non è un bel vedere. La grandine ha picchiato duro, peggio di quel che pensassi. Tutti i grappoli sul lato destro guardando i filari dei vigneti San Michele e Colonara sono belli segnati. Fortunatamente la grandine era piccola e la vigorosa vegetazione di quest'anno ha impedito che venissero colpiti i grappoli sul lato sinistro. Nulla da segnalare invece alla Spescia e a San Paolo. Peccato perché sino adesso l'annata prometteva molto bene con un'ottima fioritura, molta acqua in primavera e inizio estate, il giusto caldo ora. Per quanto riguarda le malattie fungine, la peronospera ha dato un bella botta fra l'inizio e la metà di luglio ma con danni molto limitati e l'oidio è sotto controllo, salvo qualche zona dove ormai è recidivo. Dovrei concludere i trattamenti a circa 3,5 chili di rame a ettaro che in una stagione come questa sono davvero pochi.
Tra una cimatura e l'altra ho letto L'illusione del bene di Cristina Comencini, buon libro che non scatena grandi entusiasmi ma ha una buona costruzione e personaggi credibili. Medio, anche politicamente. Veltroniano, aggiungerei. Se consideri le colpe di Andrea Bajani, invece, è un gran libro. Storia di ferro e scrittura molto personale, moderna e intensa. Ne esce una immagine molto veritiera dell'Italia di oggi attraverso il racconto di una storia molto intima, triste e delicata, senza alcun cedimento retorico o politichese. Meno valido, secondo me, è l'altro libro di Bajani, molto incensato, ovvero Cordiali saluti. L'idea, tutto sommato, mi ricorda un pò certe grandi intuizioni del Paolo Villaggio di Fantozzi ma senza la straordinaria ironia del comico genovese. E la scrittura, in questo caso, risulta un pò monotòna. Ora sto leggendo Volevo la luna di Pietro Ingrao.

venerdì 25 luglio 2008

Terre Silvate 2007 per GoWine

"Giallo paglierino vivo, bello. Naso irrequieto, volatile al limite, piccoli frutti rossi e note di smalto si alternano a caratteri più tipologici di erbe, di agrumi, di buccia, di frutta secca. Bocca dall'attacco pieno resa godibile da una traccia di zuccheri residui e stimolata in modo vibrante da un'acidità davvero contagiosa, viva, succosa, che spinge e disegna. Tensione e articolazione. Lungo". 90/100
Posso solo notare come si tratti del punteggio più alto del lotto di verdicchio degustati. Ma, al di là di questo, mi fa molto piacere vedere come sia stato capito a fondo il vino, col suo naso complesso e spiazzante, con la sua bocca "alsaziana" che gioca sulla dialettica fra dolcezza ed acidità.

martedì 22 luglio 2008

Devil with the blue dress...

Non so se quello di domenica 20 luglio a Barcellona sia stato davvero l'ultimo concerto di della E Street Band in Europa. Questi sono i rumors. Queste sono le voci. Quello che so con certezza è che c'ero. E che stavo nel Pit. Per capire il clima: al mio amico Daniele poco prima dell'inizio è arrivato un messaggino sul cellulare da un altro fan disperso nell'immenso Nou Camp. Diceva: "The last dance? Almeno che sia memorabile". E memorabile lo è stato.
Si è capito da subito. Bruce aveva dentro il demonio. La faccia di chi pensa "adesso vi sbrano", col sopraciglio inarcato, le vene del collo gonfie e gli occhi della tigre. La band ha tirato a mille, i 75.000 del Nou camp erano impressionanti, la scaletta è scivolata via senza alcun momento di bassa tensione, il volume era finalmente alto ed i suoni molto belli. Livelli stellari. Giusto per smentire quanto avevo scritto dopo Amsterdam, cioé che vedevo Bruce e la band oggigiorno più adatti alle arene che ai grandi stadi, il capo e gli estreeters ci hanno massacrati con un tiro ed una presenza mostruosi. Con tutta la selvaggia potenza di fuoco con cui sono entrati nella storia del rock. Da questo punto di vista Prove it all night, Light of day, Youngstown e Murder Inc. sono state assolutamente incredibili.
L'unico rimpianto, anche se significa davvero non esser mai contenti, è che sulla scaletta originaria scritta a mano c'era proprio l'accoppiata Drive all night/Racin' in the street, ovvero uno dei motivi per cui mi sono imbarcato in questo ennesimo atto della saga. Ma evidentemente in una serata ad alta tensione rock non c'era posto per ballate simili. Dai vari stravolgimenti di setlist è venuta fuori una I'm goin' down, da me mai precedentemente sentita e pezzo che adoro, scatenando un pandemonio come raramente ho visto. Peraltro la scelta del pezzo finirà nell'alveo della interminabile aneddotica springsteeniana e resterà stampata nei miei ricordi avendone vissuto da molto vicino la genesi. Poco altro da aggiungere. Se non che Evan James Springsteen, salito sul palco con tanto di chitarra acustica, è stato presentato dal padre insieme al resto della Band. Ed è l'ennesimo cerchio che si chiude nella saga Growin' up with Bruce. Poi solo un misto di gioia e commozione e stanchezza.

sabato 19 luglio 2008

Verdicchio 2007: primi riscontri.

Posso cominciare a fare un primo bilancio della annata 2007. Annata difficile. Vendemmia molto anticipata, uva un pò troppo scottata, fermentazioni interminabili. Difficile interpretare il millesimo e uscirne con prodotti che potessero avvicinarsi alla grandissima annata 2006.
Eppure i vini hanno una loro spiccata identità. Domina la morbidezza, legata anche a residui zuccherini insoliti nei miei vini, ma controbilanciati da una elevata acidità e dal mantenimento del malico. Quello che sarà Gli Eremi sta ancora fermentando ma dimostra una grandissima complessità. Il Terre Silvate, già imbottigliato in due lotti, si mostra fresco e agile nonostante il grado alcolico e gli zuccheri. Al naso è complicato ma intrigante. Si beve molto facilmente. E' piaciuto molto, a sentire alcuni clienti storici. Si sta vendendo molto bene. A dimostrazione della consuetudine ormai consolidata a bere bianchi morbidi, piuttosto che acidi.
Intanto arrivano i primi riscontri: sulla newsletter di "Identità Golose" di Paolo Marchi ne ha scritto Francesco Falcone, abbinandolo al Vigna delle Oche dell'amico Natalino Crognaletti:
Due verdicchio da cinema: se amate i bianchi della serie “tutto può accadere”, se siete alla ricerca di vini sartoriali nelle rifiniture e popolari nel prezzo, se vi piacciono le belle storie contadine trasferite in un bicchiere, non perdete di vista due super Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore: il Terre Silvate 2007 di Corrado Dottori a Cupramontana (An), 0731.781230 info@ladistesa.it, da una parte e il Vigna delle Oche 2006 di Natalino Crognaletti a Montecarotto (An) (foto, 0731.89656, az.crognaletti@libero.it, dall’altra. Il primo è irrequieto e spiazzante nei profumi, ma incanta per via di un profilo sapido di stampo nordico: acidità, sale e polpa si incastrano alla perfezione, lo sviluppo al palato è avvincente, e la persistenza ne premia il coraggio. Il secondo è più caldo, direi più mediterraneo, sa di agrumi e mandorla, di carne ed erbe. La bocca però è ugualmente scattante, vibrante, gustosa. E la persistenza preziosa. Il Terre Silvate ama le crudità di mare, il Vigna delle Oche si esalta su primi piatti di pesce. Due Verdicchio da cinema a meno di 9 euro in enoteca.
Francesco Falcone

domenica 13 luglio 2008

Il nuovo nato (un altro)

L'altra sera mi sono concesso un bicchiere di un vino da me fatto. Era una sera straordinaria, fresca, ventilata, dominata da una luce cristallina e dal suono dei grilli. Quelle sere d'estate in cui a me verrebbe semplicemente da sdraiarmi su un prato a guardare il cielo fino ad addormentarmi. Mentre sorseggiavo il mio vino mi è venuto da pensare che non ne avevo mai parlato.
E' un vino strano, un vino che avevo in mente da molto tempo e solo da qualche mese sono riuscito a concretizzare. Le uve provengono da differenti vigneti e sono raccolte a perfetta maturazione. Vengono messe in piccole cassette e fatte appassire sino all’inverno. Vengono utilizzati un po’ tutti i vitigni presenti nei miei vigneti: Trebbiano, Malvasia, Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano. In gennaio procedo alla pressatura ed il mosto ottenuto inizia spontaneamente la fermentazione. Questo mosto viene poi aggiunto alle botticelle scolme contenenti i vini delle annate precedenti, seguendo una sorta di metodo solera.
La botte “madre” originaria contiene il vino risultante dalla mia prima vendemmia, cioè il 1999, anche essa ogni anno rinfrescata con annate più recenti. Le botti vengono mantenute scolme per favorire l’attività ossidativa e la formazione di uno strato di lieviti spontanei. Prima dell'imbottigliamento ho operato un taglio fra le differenti botti ed annate in modo da regolare il residuo zuccherino. Il risultato di questo procedimento, che mischia tecniche dello Jerez, dello Jura e del Vinsanto tradizionale, è un vino leggermente dolce, complesso e misterioso, dominato da sentori mielati, di frutta secca e soprattutto terziari.
Si tratta di un vino particolare, da meditazione. Va servito fresco, meglio se dopo una adeguata ossigenazione. Volendo trovare degli abbinamenti sconsiglio decisamente l’accoppiamento con i dolci (il residuo zuccherino non è elevato) ed è preferibile un accompagnamento a formaggi erborinati o stagionati. Per chi volesse osare davvero, consiglio di servirlo freddo, come aperitivo, in abbinamento con gamberi o scampi.

martedì 8 luglio 2008

L'affaire Brunello ed il ruolo dei Consorzi

Torno sullo scandalo del Brunello di Montalcino desangiovesizzato per sottolineare una questione che mi pare importante. Ricordo, per chi non lo sapesse, che il giovane ministro leghista Zaia ha decretato che i Brunelli certificati dall'ICQ di Firenze, con l'avallo del Ministero delle Politiche Agricole, potranno regolarmente essere esportati negli USA, scongiurando quel blocco delle importazioni che sarebbe stata una vera sciagura per Montalcino. In realtà, si tratta comunque di certificazioni basate su analisi "cartacee" e su assunzioni di responsabilità dei produttori. Dunque è da vedere se gli importatori USA si assumeranno comunque il rischio di importare vini che, fuori dalle carte, possano aver subito un trattamento di cantina a base di Merlot e Cabernet. Ma tant'é.
Quello che va notato, però, è che il decreto di fatto esautora completamente il Consorzio di Tutela del Brunello. Consorzio al quale i produttori ilcinesi hanno versato fior di quattrini ad ettolitro proprio per eseguire quei controlli e certificare quei vini che ora vengono certificati invece "direttamente" dal Ministero.
In attesa che la magistratura faccia il suo corso, una sola cosa quindi è chiara nell'affaire Brunello: che il sistema dei controlli pensato e realizzato dai ministri Pecoraro Scanio, Alemanno e De Castro si è dimostrato per quello che era, un sistema corporativo incapace di garantire la difesa di quel patrimonio collettivo che risponde al nome di "denominazione di origine".
La nuova Organizzazione Comune di Mercato entrerà in vigore prossimamente e porterà novità anche nella disciplina dei controlli. Nel frattempo non sarebbe male se si cominciasse a parlare di una eventuale riforma di questi Consorzi, che spendono male i soldi destinati alla promozione e peggio quelli destinati ai controlli. Se mai si riuscirà a costruire una rete di vignaioli indipendenti, che proprio in questi giorni pare prendere forma, una delle battaglie dovrà essere proprio questa: terzietà dei controlli sui vini e democratizzazione dei Consorzi di Tutela sulla base del principio "una testa, un voto".

martedì 1 luglio 2008

Summer's here and the time is right...

Ecco l'estate. Tempo di mietitura del grano, sfalci di erba medica, potature verdi nei vigneti. Tempo di zolfo in polvere e sieste pomeridiane. Zanzare, grigliate, birre ghiacciate. Canti di grilli alla notte, raccolta di prugne asprigne e dolcissimi fichi. Tempo di salsa di pomodoro.
Intanto Zapatero continua a vincere, anche nel calcio. Oggi guardavo Lippi e pensavo: e se in Germania nel 2006 non ci regalavano il rigore con l'Australia? E se in finale avessimo giocato senza Gattuso e Pirlo? E se De Rossi avesse sbagliato il rigore come quest'anno con la Spagna? Negli ultimi europei non abbiamo certamente giocato un gran calcio. Ma siamo stati gli unici a impedire alla Spagna di dare spettacolo, peraltro producendo due occasionissime con Camoranesi e Di Natale. Vinto un mondiale ai rigori, perso un europeo nello stesso modo. Contro la squadra dominatrice del torneo e reduci da quello che era, a detta di tutti, il "girone di ferro". Eppure Lippi è il salvatore della patria e Donadoni, grandissimo signore, un allenatore deludente. Mah... Chi ci capisce qualcosa nel pallone di oggi è davvero bravo...
La prossima settimana mi aspetta il taglio del Nocenzio 2006, che si prospetta grande, e la preparazione di un nuovo e ultimo lotto di Terre Silvate 2007 (i primi due sono andati esauriti in due mesi). La stagione turistica sta andando abbastanza bene. Tutto a posto quindi... Sì, a parte quella stramaledetta "canzonetta". Summer's here and the time is right for goin' racing in the streets... Il bastardo l'ha fatta e non riesco proprio a digerirlo. Dopo vent'anni e ventidue concerti di attesa. Proprio quando mancavo. La cura disintossicante non ha funzionato e la voglia di inseguire quel sogno non smette mai. E poi dicono che il rock è morto...
Per consolarmi ho stappato un Franciacorta realatomi dall'amico Roldano. Cavalleri Collezione 2002, sboccatura 2008. Un classicone, lievitoso, morbido il giusto, perlage un pò grosso all'inizio ma persistente. Sentori fini di crosta di pane, nocciola ed erbe, manca, come quasi tutti i Franciacorta, di quella vena sapida e tagliente che rende grandi le bolle.

martedì 24 giugno 2008

Un post incasinato

Mischio un pò di tutto, in modo un pò casuale.
Inizio con alcuni commenti su questa prima parte di stagione 2008. Consiglio a chi è interessato di visitare questa pagina del centro agro-meteo delle Marche: Meteo Assam. I dati confermano le sensazioni. Una primavera molto piovosa e solo apparentemente "fredda", nel senso che in realtà le medie delle temperature sono più alte rispetto alla media storica, confermando che anche in annate fresche la tendenza è decisamente quella di un riscaldamento globale. Come ho già scritto, si è dovuta mantenere una attenzione massima ai trattamenti a causa delle continue pioggie. I miei vigneti, trattati con basse dosi di rame, sono per ora assolutamente esenti da segni di malattie e la cosa mi riempie di soddisfazione. Le viti hanno una vegetazione impressionante, hanno avuto una fioritura notevole e portano una carico di uva decisamente elevato. Si dovrà avere ora massima cura nella gestione della parete fogliare e, soprattutto, nella gestione dell'inerbimento/sovescio. E' chiaro che se in annate calde come il 2007 l'attività è stata quella di limitare al massimo la competizione idrica, in annate come questa la mia idea è quella di cercare di consentire alle erbe di svilupparsi al meglio per togliere l'acqua in eccesso alle viti. In questo senso sono molto contento di avere iniziato anche una sperimentazione con la semina di erba medica, oltre che di favino, tra le fila.
Detto questo, non posso non dedicare qualche nota all'Heineken jammin festival cui ho assistito nella serata conclusiva. La location, il Parco San Giuliano di Mestre, è davvero molto bella. I concerti sono stati, Baustelle a parte, stupendi, a cominciare dai sempre grandi Countin' Crows, con un Adam Duritz in stato di grazia, ai convincentissimi Stereophonics, alla bravissima Alanis Morisette, accompagnata da una band mostruosa. Poi, dopo la partita di un'Italia evanescente e molle, il feroce arpeggio di Message in a bottle ha introdotto The Police. Non starò a descrivere questo magnifico concerto. Dico solo questo: l'emozione di sentire canzoni memorabili live, canzoni con cui sono cresciuto e che mai avrei pensato di poter sentire dal vivo, ha certamente superato mille volte tutti i dubbi rispetto ad una reunion che giustamente è stata definita "commerciale". Certo, Sting e Summers non si guardano in faccia, la scaletta va via su binari predefiniti e non c'è un grande calore sul palco. Ma io non avevo mai sentito un trio con questa potenza e perfezione stilistica, con una ritmica così stupefacente, con un suono così classico e moderno al tempo stesso. Con la capacità di far rivivere dei classici che hanno segnato un'epoca e che si pongono ancora come modelli di stile in grado di coniugare punk, reggae e melodia pop. Sting, che da solo non mi ha mai entusiasmato, è vocalmente in una forma strepitosa e suona il basso da dio. E Stewart Copeland è uno dei più grandi che abbia mai sentito.
Salterò il concerto di Bruce a San Siro e quello di Neil Young all'Arena di Verona. Ma dopo un festival simile posso anche accontentarmi. Specie dopo un ritorno notturno con dormita in sacco a pelo alla stazione di Mestre e sbattimenti via treno per essere al lavoro lunedì il prima possibile.
Infine, cambio di giudizio sul libro su Pancho Villa di cui avevo già parlato: in effetti è lungo e pesante ma racconta in modo dettagliatissimo le difficoltà di una Rivoluzione, al di là dei luoghi comuni, delle leggende, delle agiografie e dell'ideologia. Consigliato agli amanti del genere.

venerdì 20 giugno 2008

Troppe cose da raccontare...

...E poco tempo per scrivere. Sono reduce da una gita ad Amsterdam di un paio di giorni. Città splendida, ottima atmosfera, e concerto di Springsteen all'ArenA, il nuovo stadio dell'Ajax. Gran concerto, con una Because the night epica. A vent'anni dal mio primo concerto springsteeniano (Torino, 11 giugno 1988) l'emozione è sempre forte. La mia prima live di Spirit in the night, una Backstreets eccezionale ed una improvvisata Summertime Blues che la E street non suonava da 27 anni direi che strameritavano gli sbattimenti (ritorno a casa alle due di notte da Orio al serio). Detto questo continuo ad avere l'impressione che la band e lo Springsteen di oggi siano più adatti ai palazzetti che agli stadi, ma forse sono io che non reggo più gli stadi, chissà...
Fra poco report e foto di Musica Distesa. Tre giorni all'insegna della pioggia e del freddo, ma che bello! Che divertimento! Che musica! Si narra di stralunate jam sessions notturne, fame chimica all'alba placata da salsicce fumanti e deliranti danze notturne...
Per ora ne approfitto per ringraziare tutti quelli che si sono impegnati per realizzare Musica Distesa, a cominciare dal presidente di Cupramontana Accoglie, Erik Wempe. E poi, in ordine casuale, grazie a Marco ed Elisa, a Serena, ad Alessio, a Franz, a Giacomo, a Danny e Sacha, a Jane e marito del Cantinone, a Beatrice coi suoi woofers. Un grazie a Bianca, Marco, Giulia e Giorgia, a Gianni e Rosaria, a Marco il Bolis, a Elena, a Ivana ed Alberto, insomma alle colonne portanti di CLC. Un grazie a Oddino Giampaoletti ed a Simone Torelli, per la disponibilità. A Valeria, per tutto ma soprattutto per la pazienza. Un grazie a tutti gli sponsor. Se dimentico qualcuno, perdonatemi... Un abbraccio a quelli che hanno suonato, nonostante il freddo e l'umido e i problemi; a mio fratello, per gli sbattimenti e per la jam session finale; al Noce, mitico come sempre; a Cooper per i suoni magnifici; a Roberta per il manifesto e il myspace. A tutti quelli che sono venuti, tanti, perché venire con questo tempo è stata anche una dimostrazione di affetto. Cercare di fare qualità, nella musica come in altri settori, è sempre più difficile. Ci siamo riusciti ancora.

mercoledì 11 giugno 2008

Con la pioggia o con il sole


Anche se pioverà. Anche se farà freddo. Anche se cadranno saette. La faremo lo stesso questa seconda Musica Distesa. In faccia agli eventi atmosferici berremo e mangeremo e balleremo e ascolteremo tanta buona musica sdariati su un prato bagnato invece che asciutto, ma sarà sempre lo stesso godimento. E d'altra parte chi si ferma di fronte a due gocce d'acqua vuol dire che non sa cos'è il rock'n'roll.
Per chi volesse venire un paio di giorni controllate se c'è posto in queste strutture ricettive: http://www.cupramontana-accoglie.it/ (chi vuol piantare una tenda a La Distesa ovviamente è libero di farlo). Qualche spunto in più visitando lo spazio: www.myspace.com/musicadistesa.

sabato 7 giugno 2008

Pioggia, pioggia ed ancora pioggia.

Parafrasando D'annunzio si potrebbe dire: "La pioggia nel vigneto". L'incubo di ogni vignaiolo biologico si sta realizzando da ormai un mese, mentre pare che continuerà a piovere per tutta la prossima settimana. Pioggia più volte al giorno, quasi tutti i giorni. Umidità, dilavamenti continui, temperature intorno ai 20 gradi. Le condizioni ideali per la peronospera, insomma.
Fin qui tutto bene (come ripeteva un uomo cadendo da un palazzo ne "L'odio"). Nel senso che finora, trattando quando possibile e con le consuete dosi basse di rame, i vigneti sembrano ancora tutto sommato a posto. Poi, magari, ne riparliamo quando smette l'umido, se smette...