lunedì 6 marzo 2017

Il vino buono non si fa con la burocrazia

Tante volte mi sono trovato a spiegare come il sistema-vino non tenga conto delle realtà dei piccoli vignaioli. Finalmente qualcosa si muove. Dal basso. Mettendo da parte divisioni e incomprensioni. Saltando la rappresentanza di organismi e pseudo-sindacati che non rappresentano più nessuno. Questa è un primo passo.
Spero che a breve questo movimento si espanda a livello europeo, perché quello è il livello dove i piani e le strategie vengono elaborate. Dove si immagina un'agricoltura senza contadini, una terra senza custodi.


Al sig. Ministro dell'Agricoltura On. Maurizio Martina
Presso MIPAAF Roma

Italia, 05 marzo 2017

Oggetto: dematerializzazione registri vinicoli e burocrazia

Il vino buono non si fa con la burocrazia che uccide i piccoli produttori
Non accettiamo l'imposizione dei registri dematerializzati! Non vogliamo alimentare un'economia virtuale e parassitaria. E' necessaria un'inversione di tendenza, una rivoluzione delle norme; dobbiamo dire forte e chiaro che bisogna interrompere questo stillicidio di procedure, obblighi, corsi, patentini, registri che stanno strangolando le nostre aziende.

CHI SIAMO
Siamo duecento Vignaioli, agricoltori di ogni Regione. Siamo innamorati della terra, del cielo, delle piante e del nostro lavoro che vorremmo continuare a svolgere.

LA SITUAZIONE ATTUALE In Italia ci sono 52 mila produttori e di questi 48 mila imbottigliano meno di 1000 ettolitri, il 53% della produzione è ottenuta dalle cantine cooperative, mentre la superficie media è di soli 1,6 Ha. Rappresentiamo quindi circa il 90% dei produttori e non più del 30% della produzione totale. Perché allora non pensare un sistema adatto alle esigenze del maggior numero di produttori?   Siamo quelli che abitano e conservano i borghi rurali e i loro territori che, senza di noi, andrebbero irrimediabilmente in abbandono. La burocrazia sta uccidendo le nostre aziende e il nostro sistema agricolo, fatto  esclusivamente  di micro imprese.  Crediamo che si debba rallentare questa corsa alla burocratizzazione estrema, dove per ogni azione concreta sono richieste decine di pezzi di carta e gigabyte che tanti di noi non hanno la possibilità di seguire, di compilare e di pagare: i nostri piccoli numeri ci impongono delle scelte, e noi alla fine dobbiamo scegliere sempre la terra, la pianta, il vino. Inoltre, non siamo più disposti a dover pagare corsi e consulenti per poter fare il nostro lavoro. In pratica, non vogliamo mantenere un’economia virtuale e parassitaria, spesso rappresentata dalle associazioni di categoria, sindacati o società di consulenza.
Il tutto col beneplacito di chi avrebbe dovuto difendere la nostra vita e il nostro lavoro: si chiamino associazioni di categoria, sindacati o altro ancora, di antica o recente costituzione. Vogliamo reagire,rispondere, non per ottenere qualche mediocre compromesso, ma per imporre la nostra idea di lavoro, di rapporti umani; per riappropriarci del nostro tempo. A questo si aggiunge il fatto che delegare tutti gli adempimenti a servizi on line richiede una connessione potente e veloce e forse non ci si rende conto di quale sia lo stato delle ADSL nelle campagne italiane. Non si comprende perché le uniche esenzioni concesse siano a favore delle piccole produzioni che effettuano vendita diretta in azienda o per quelle fino a 1000/hl che non imbottigliano. Sembra che l'obiettivo sia quello di ostacolare la partecipazione delle piccole aziende al Mercato Globale, riservandolo così alle grandi imprese.

QUESTI GLI ENTI E ORGANISMI CHE CI CONTROLLANO
1- ICQRF
2- Guardia Forestale
3- Organismo controllo per certificazione Dop, Igp
4-Organismo controllo per certificazione Bio
5- HACCP controllo igiene in cantina
6- Sicurezza sul lavoro: organismi vari
7- Agea ed Enti regionali collegati./CAF.
8- Asl: normative sanitarie.
9- Province, esistono ancora e spesso hanno mantenuto le deleghe per la viticoltura.
10- Valoritalia, TCA, ecc.
 Organismi o Enti diversi che ci richiedono sempre le stesse cose, di produrre sempre gli stessi documenti .

QUESTI ALCUNI DEI VARI PATENTINI CHE DOBBIAMO CONSEGUIRE:
Alimentarista, HACCP, utilizzo fitosanitari. taratura botte irrorazione, patentino guida trattore…
Poi ci sono i Consorzi di Tutela, le Associazioni, i Sindacati ecc. Questo impegno corrisponde in termini temporali a quasi un mese di lavoro ed indicativamente a 2000-3000€ ogni anno, una cifra troppo importante per chi fattura poche decine di migliaia di euro.

 COSA CHIEDIAMO
E' urgente unificare quanto più possibile i vari Enti deputati al controllo: è auspicabile un unico organismo che esegua tutti i controlli. Per tutto ciò chiediamo:
1) Abolizione dei registri di cantina: ognuno di noi è obbligato a compilare ogni dicembre la denuncia di produzione delle uve e a fine luglio la dichiarazione di giacenza del vino. Se a questi due documenti affianchiamo le fatture di vendita, abbiamo tutte le informazioni necessarie per effettuareil controllo delle produzioni. Senza considerare che tutte queste informazioni vengono ripetute nei documenti del Sistema di Controllo del Biologico, nei manuali HACCP,Valor Italia, TCA ecc
Per i piccoli produttori (entro i 1000 Hl/anno) che non acquistano vino i registri non servono.
In subordine proponiamo di mantenere i registri cartacei ed agevolarne la tenuta al produttore che non acquista vino, posticipando il termine ultimo per la compilazione del registro di vinificazione al momento della dichiarazione di produzione; per imbottigliamento e tagli al momento della denuncia di giacenza. Proponiamo inoltre di eliminare l'obbligo di tenuta del registro di commercializzazione sotto i 1000 hl: è un duplicato del registro di vinificazione/imbottigliamento e dei movimenti già tracciati con altri documenti.
2) Anche per l'olio extra vergine di oliva chiediamo di portare il limite per l'esenzione dalla compilazione dei registri telematici dagli attuali 350 Kg a 3500 Kg/annui di produzione di olio.
3) Chiediamo per chi è Imprenditore Agricolo a titolo Professionale da almeno 5 anni di sostituire con un’autodichiarazione i corsi e i relativi patentini per guida trattori. Se lo scopo dichiarato è aumentare la sicurezza dei lavori in campagna, allora si diano contributi diretti per l'adeguamento delle macchine.
4) Esenzione totale dal patentino fitofarmaci nel caso in cui si utilizzino esclusivamente fitofarmaci a base di sali di rame e/o zolfo.
5) Eliminazione delle prestazioni viniche obbligatorie che sono misure anacronistiche. Inoltre, eliminando la distillazione obbligatoria delle vinacce (cioè regalare le vinacce alle distillerie) si creerebbe un valore di mercato per tutti i prodotti agricoli destinati alla distillazione. Proponiamo di eliminare l'obbligo di dichiarazione preventiva, incentivando il procedimento di smaltimento agronomico delle vinacce.
6) Proponiamo la semplificazione del modello INTRASTAT (basterebbe un elenco delle fatture inviate con PEC) e scadenza annuale per i vignaioli che producono meno di 1000 hl.
7) Chiediamo che in vendemmia e per la raccolta delle olive si possa ricorrere alla manodopera parentale e amicale con assicurazioni agevolate, con un forfettario assicurativo proporzionato alle dimensioni aziendali.
8) Chiediamo che su base volontaria e non obbligatoria sia possibile riportare nelle etichette del vino la lista degli ingredienti.

Comunichiamo che se  non otterremo quanto richiesto, avvieremo una Campagna di DISOBBEDIENZA CIVILE invitando tutti i vignaioli italiani a non ottemperare alle richieste di adeguamento ai registri telematici.

Il cuore della nostra protesta è comunque quello di mettere in evidenza il ruolo centrale che le piccole aziende svolgono nella salvaguardia dell’ambiente e del territorio nel suo complesso. Il soffocamento di queste piccole realtà non potrà che passare la mano ad un tipo di agricoltura che inevitabilmente distruggerà la risorsa primaria.

Egregio Ministro, in pochissimi giorni su questa proposta abbiamo raccolto 200 adesioni; con altrettanto poco tempo siamo certi di poter coinvolgere migliaia di agricoltori.

VIGNAIOLI UNITI contadinicritici@inventati.org
Seguono le adesioni dei titolari 200 aziende agricole



ABRUZZO
- Stefano De Fermo – Az. Agr. De Fermo
- Mariapaola Di Cato – Az. Agr Di Cato Francesco
- Lorenza Ludovico – Az. Agr. Ludovico
- Sofia Pepe – Az. Agr. Emidio Pepe
- Stefania Pepe – Az. Agr. Stefania Pepe
- Enrico Gallinaro – Az. Agricola E. Gallinaro
- Massimiliano D’Addario – Az. Agr. Marina Palusci
BASILICATA
- Antonio  Cascarano – Az. Agr. Camerlengo
- Elisabetta   - Az. Agr. Musto Carmelitano
CALABRIA
         -   Santino Lucà  -  Az. Agr. Cantine Lucà
        -    Luigi Viola -   Az. Agr. Cantine Viola
CAMPANIA
- Giovanni Ascione - Az. Agr. Nanni Copè
- Ennio Romano Cecaro – Az. Agr. Canlibero
- Elisabetta Iuorio – Az. Agr. Casebianche
- Raffaello Annicchiarico – Podere Veneri Vecchio
- Fortunato Rodolfo Arpino – Az. Agr. Montedigrazia
- Salvatore Magnoni – Az. Agr. Prima La Terra
- Diana Iannacone – Az. Agr. I Cacciagalli
- Sandro Lonardo – Az. Agr. Contrade di Taurasi
EMILIA ROMAGNA
- Alberto Carretti – Podere Pradarolo
- Laura Cardinali – Az. Agr. Cardinali
- Vittorio Graziano – Az. Agr. Graziano
- Mirco Mariotti – Az. Agr. Mariotti
- Elena Pantaleoni – Az. Agr. La Stoppa
- Federico Orsi – Vigneto S.Vito
- Denny Bini – Az. Agr. Podere Cipolla
- Francesco Torre – Az. Agr. Il Maiolo
- Marco Cordani – Az. Agr. Cordani
- Stefano  Malerba - Az. Agr. Gualdora
- Vanni Nizzoli – Az. Agr. Cinque Campi
- Katia Babini – Az. Agr. Vigne dei Boschi
- Paolo Francesconi – Az. Agr. Francesconi
- Roberto Maestri – Az. Agr. Quarticello
- Andrea Cervini – Az. Agr. Il Poggio
- Massimiliano Croci – Az. Agr. Tenuta Croci
- Flavio Cantelli – Az. Agr. Maria Bortolotti
- Erica Tagliavini –Soc. Agr. Bedogni Barbaterre
- Romano Mattioli – Az. Agr. Terraquilia
- Ettore Matarese – Az. Agr. Il Palazzo
- Gianni Storchi – Az. Agr. Storchi
- Paolo Crotti  -  Az. Agr. Podere Giardino
- Alberto Anguissola – Az. Agr. Casè
- Flavio Restani - Az. Agr. Il Farneto
- Antonio Ognibene – Az. Agr. Gradizzolo
- Manuela Venti – Az. Agr. Villa Venti
- Susanna Diamanti – Az. Agr. Oro di Diamanti
- Andrea Berti – Soc. Agr. Folesano
FRIULI
- Giovanni Foffani – Az. Agr. Foffani
- Gaspare Buscemi – Az. Agr. Buscemi
- Federica Magrini – Az. Agr. Vignai da Duline
- Franco Terpin – Az. Agr. Terpin
- Silvana Forte – Az. Agr. Le Due Terre
- Dario Princic – Az. Agr. Princic
- Fausto De Andreis – Az. Agr. Le Rocche del Gatto
- Fulvio L. Bressan – Az. Agr. Bressan Nereo
- Denis Montanar – Az. Agr. Denis Montanar
- Andrea Rizzo – Az. Agr. Feudo dei Gelsi
LAZIO
- Giuliano Salesi – Az. Agr.Podere Orto
- Andrea Occhipinti – Az. Agr. Occhipinti
- Chiara Bianchi – Az. Agr. Cantina Ribelà
- Daniele Manoni – Az. Agr. Il Vinco
- Marco Marrocco – Az. Agr. Palazzo Tronconi
- Antonio Cosmi – Az. Agr. Casale Certosa

LIGURIA
- Stefano Legnani – Az Agr. Legnani
- Andrea Marcesini – Az. Agr. La Felce
LOMBARDIA
- Emanuele Pelizzati Perego – Ar.Pe.Pe. srl
- Antonio Ligabue – Az. Agr. Ligabue
- Giacomo Baruffaldi – Az. Agr.Castello di Stefanago
MARCHE
- Alessandro Bonci – Az. Agr. La Marca di S. Michele
- Paolo  Beretta - Az. Agr. Fiorano
- Maria Pia Castelli – Az. Agr. Maria Pia Castelli
- Corrado Dottori – Az. Agr. La Distesa
- Rocco Vallorani – Az. Agr. Vigneti Vallorani
- Igino Brutti – Az. Agr. Fontorfio
- Enrico Gabrielli – Az. Agr. Aurora
- Natalino Crgnaletti – Az. Agr. Fattoria S. Lorenzo
MOLISE
- Rodolfo Gianserra – Az. Agr. Vinica
PIEMONTE
- Guido Zampaglione – Tenuta Grillo
- Paolo Laiolo – Az. Ag. Laiolo Reginin
- Alessandro Barosi – Az. Agr. Cascina Corte
- Nicoletta Bocca – Az. Agr. San Fereolo
- Stefano Marelli e Enzo Kizito Volpi -Az. Agr. Corte Solidale
- Eleonora  Costa  - Az. Agr. Crealto
- Ezio Trinchero – Az. Agr. Trinchero
- Nadia Verrua – Cascina Tavijn
- Lucesio             Az. Agr. Rocca Rondinaria
- Carlo Daniele Ricci – Az. Agr. Cascina S. Leto
- Paola e Elena Conti – Cantine del Castello Conti
- Andrea Fontana – Az. Agr. Platinetti Guido
- Claudio Rosso – Az. Agr. Cascina Roera
- Daniele Oddone – Az. Agr. Cascina Gentile
- Paolo Malfatti – Az. Agr. Cascina Zerbetta
- Daniele Saccoletto – Az. Agr. Saccoletto
- Fabrizio Iuli – Az. Agr. Iuli Fabrizio
- Rizzolio Giovanna – Az. Agr. Cascina delle rose
- Stefania Carrea – Az. Agr. Terre di Matè
- Paolo     Veglio  - Az. Agr. Cascina Roccalini
- Chiara Penati – Az. Agr. Oltretorrente
- Marta Rinaldi – Az. Agr. Rinaldi
-
PUGLIA
- Natalino Del Prete – Az. Agr. Natalino Del Prete
- Francesco Marra – Az. Agr. Francesco Marra
- Marta Cesi – Az. Agr. Dei Agre
- Mimmo            - Az. Agr. Pantun
SARDEGNA
- Alessandro Dettori – Tenute Dettori
- G. B. Columbu – Az. Agr. Malvasia Columbu
- Giovanni Montisci – Az. Agr. Cantina G. Montisci
- Francesco Sedilesu – Az. Agr. Giuseppe Sedilesu
- Maurizio Altea – Az. Agr. Altea Illotto
SICILIA
- Pierpaolo Badalucco – Az. Agr. Dos Tierras
- Gianfranco Daino – Az. Agr. Daino
- Guglielmo Manenti – Az. Agr. Manenti
- Giovanni Gurreri – Cantina Gurrieri Az. Agr. Battaglia Graziella
- Marco Sferlazzo – Az.Agr.Porta del Vento
- Alice Bonaccorsi – Az. Agr. A. Bonaccorsi
- Bruno Ferrara Sardo – Az. Agr. Bruno Ferrara
- Davide Bentivegna – Az. Agr. Etnella
- Paola Lantieri – Az. Agr. Punta dell’Ufala
- Nino Barraco – Az. Agr. Barraco
- Giovanni Scarfone – Az. Agr. Bonavita Faro
- Francesco Guccione – Az. Agr. Guccione
- Francesco Fenech – Az. Agr. F. Fenech

TOSCANA

- Antonio Giglioli – Az Agr Casale Giglioli
       -     Giovanni Borella – Az. Agr. Casale
- Valentina Baldini Libri – Fattoria Cerreto Libri
- Arnaldo Rossi – Taverna Pane e Vino
- Stefano Gonnelli – Az. Agr. Borgaruccio
- Giovanna Tiezzi – Az. Agr. Pacina
- Gabriele Buondonno – Az. Agr. Casavecchia alla Piazza
- Gabriele Da Prato- Az. Agr. Podere Concori
- Giuseppe Ferrua – Az. Agr. Fabbrica di S. Martino
- Francesco Carfagna – Az.Agr. Altura
- Stella di Campalto – Az. Agr. Podere S.Giuseppe
- Francesca Padovani - Az. Agr.Podere Fonterenza
- Marzio   Politi  - Coop. Agr. Voltumna
- Olivier Paul Morandini – Az. Agr. Fuorimondo
- Paolo Marchionni – Az. Agr. Vigliano
- Alessio Miliotti – Az. Agr. Tenuta di Sticciano
- Fabrizio Zanfi – Podere La Mercareccia
- Paolo Giuli – Az. Agr. Al Podere di Rosa
- Riccardo Papni – Az. Agr. La Pievuccia
- Francesco De Filippis – Az. Agr. Cosimo Maria Masini
- Sergio Falzari – Az. Agr. Il Giardino
- Carlo Parenti – Az. Agr. Macchion de Lupi
- Stefano Amerighi – Az. Agr. Amerighi
- Umberto Valle – Az. Agr. Poggio Trevvalle
- Francesco Anichini – Az. Agr. Vallone di Cecione
- Roberto Bianchi – Az. Agr.Podere Val delle Corti
- Luca Orsini – Az. Agr. Le Cinciole
- Monica Raspi – Az. Agr. Fattoria Pomona
- Patrizia Bruni – Az. Agr. Villa Bruni
- Marco Tanganelli – Az. Agr. Tanganelli
- Susanna Grassi – Az. Agr. I Fabbri
- Nadia  Riguccini  - Az. Agr. Campinuovi
- Maurizio Comitini  - Az. Agr. Croce di Febo
- Luca Tomassini – Az. Agr. Sangervasio
- Paolo Socci – Az. Agr. Fattoria di Lamole
- Rossella   Bencini   - Az. Agr. Terreamano
- Massimo Pasquetti – Az. Agr. I Mandorli
- Michele Braganti – Az. Agr. Monteraponi
- Paolo Cianferoni – Az. Agr. Caparsa
- Jacy Farrel – Az. Agr. Monte Bernardi
- Moreno Panattoni – Az. Agr. Montechiari
- Giorgio Secchi – Az. Agr. Palmo di Terra
- Piero Tartagni – Az. Agr. Fattoria Colleverde
- Michele   Guarino - Az. Agr. Tenuta Lenzini
- Stefano Grandi – Az. Agr. Canneta
- Emilio Falcione – Az. Agr. La Busattina
TRENTINO
- Stefano Bailoni – Az. Agr. Cantina Bionatura
VENETO
- Maurizio Donadi – Casa Belfi Donadi
- Maia Gioia Rosellini – Az. Agr. Ca’ Orologio
- Carlo Venturini – Az.Agr. Monte Dall’Ora
- Giovanni   Masini - Az. Agr. Cà de Noci
- Franco Masiero – Az. Agr. Masiero Verdugo
- Daniele Piccinin -  Az. Agr. Le Carline
- Marinella Camerani – Az. Agr. Corte Sant’Alda
- Daniele D. Delaini – Az. Agr. Villa Calicantus
- Ernesto Cattel -  Az. Agr. Costadilà
                                   
UMBRIA
- Paolo Bolla – Az Agr. Fontesecca
- Rocco Trauzzola – Fattoria Mani Luna di
- Jacopo Battista – Az. Agricola Ajola
- Clelia Cini – Az. Agr. La Casa dei Cini

lunedì 16 gennaio 2017

Decrescita enologica

Fuori nevica.
La campagna è come assorta. Accoglie la neve sulla propria pelle e ne accetta l'algida leggerezza.
Per noi agricoltori giornate come queste sono essenziali; per spezzare il ritmo delle nostre giornate, del nostro lavoro quotidiano, del nostro fluire nella natura. Per riflettere un po'.
Negli ultimi mesi mi sono reso conto di quanto sia stufo del "discorso sul vino".
Bevute compulsive, etichette, vecchie annate, riconoscimenti, difetti, vino naturale, fiere, ristoranti, sommelier, degustazioni cieche, ecc. Insomma, tutto ciò che è in qualche modo corollario del mio/nostro lavoro... L'idea stessa del Vino con la "v" maiuscola: come merce, come status symbol, come paradigma del "Made in Italy"... Tutta l'importanza che ci diamo e che ci danno, che ci porta a piantare nuove vigne, a fare più bottiglie, ad alzare i prezzi, a sviluppare nuovi prodotti, a trovare nuovi importatori. E la ricerca del consenso e dell'approvazione di giornalisti e consumatori. Del Mercato.

Questo mondo del vino non è che parte del mondo della Crescita. Dello sviluppo infinito. Le magnifiche sorti e progressive dell'export italiano, ad esempio. Il gigantesco talent show della bellezza/bontà italica. Una narrazione fatta di grandi bottiglie postate su Facebook (magari davanti agli occhi una persona cui non diamo importanza) e uffici stampa che si dannano l'anima per pavoneggiarsi con questo o quel direttore di Consorzio.

A me piaceva - e piace - stare in vigna a potare. Odorare la terra. Restare qualche minuto a dialogare coi miei vini in cantina. Soli.
In silenzio.
Saranno gli anni che passano o saranno i troppi wine geeks in circolazione, ma vedo sempre meno passione e sempre più omologazione.
Nessuno sciamano e troppi tecnici.
Il buonopulitoegiusto.
Tutto questo mi fa sentire fuori luogo, fuori posto. Io che non voglio più premi, che non voglio più medagliette, che non voglio crescere per crescere
e "gestire un'azienda"
e competere
e posizionare i miei prodotti
e pensare a cosa dire e non dire.

Io che voglio solo seminare. Dialogare. Osservare.

...Quanti timorati della vita, negli ultimi tempi, hanno guadagnato interesse per la "degustazione del vino"? Solo questa circostanza avrebbe dovuto insospettire, con giusta ragione, invece è stata superficialmente salutata come rivincita del sensibile e riconoscimento tardivo del liquido. La verità è che chi segue griglie consolidate e grammatiche date, ama riconoscere e riconoscersi nelle cose del mondo: non le incontra, ci si rispecchia. Degustare diventa una pura pratica a rimorchio, consolatoria e allucinatoria financo. Coazione a ripetere a contrasto dell'horror vacui. Ideologi dell'abilità del nulla, i narcisisti del vino proseguono sulla strada del riconoscimento di tipologie, varietà e aromi per consolidare se stessi sul piano di una frivola autorevolezza comunitaria. In effetti questo atteggiamento, spesso inconsapevole, corrisponde a bulimia cognitiva: come l'illusione della conoscenza consiste nell'accumulazione di dati e informazioni, così la narcosi dell'esperto di vino corrisponde all'assaggio compulsivo di più esemplari possibile, magari a confronto e nello stesso giorno, della stessa tipologia, con un bicchiere roteante che viene ossessivamente riempito e svuotato...  (Nicola Perullo - Epistenologia - pag. 69) 

giovedì 5 gennaio 2017

Buon 2017 "Natural Wine"!


Siamo solo al 5 gennaio e già si è scatenata la prima polemicona sul "vino naturale". Primo perché fa bene alla salute (la polemicona, ovviamente), secondo perché si tratta di un tema acchiappaclick sul web come ben pochi altri.
Nell'augurare un buon 2017 a tutti voi, vi svelo allora il mio proposito per l'anno in corso: non parlare più di vino naturale. L'ho fatto fin troppo, ci ho pure scritto un libro, e dopo anni sono giunto alla conclusione che sia del tutto inutile insistere a voler partecipare a battibecchi sterili. 
Tutti hanno alcune ragioni ed alcuni torti nella vicenda. 
Lo "scandalo" sta nell'utilizzo di un aggettivo di uso comune su decine e decine di prodotti ma che - abbinato al vino - scatena l'ira funesta di tutti i conformisti del mondovino. L'aspetto a mio avviso più importante, quello del cambio radicale di prospettiva estetica seguito all'avvento dei moderni "vins nature" (si pensi al fondamentale libro di Nicola Perullo "Epistenologia"), viene spesso travisato o trascurato.
Puzza? Non Puzza? Questa la ridicola dicotomia, il recinto in cui si vuol chiudere il vino naturale.
Ma la cosa meravigliosa è che - proprio come un boomerang - questa strategia di attacco mediatico da tempo si ritorce contro i suoi ideatori/propugnatori, tanto che il boom dei vini puzzolenti (=naturali) sembra inarrestabile.
Non so se sia una buona notizia. Probabilmente no. Ma il fatto che fiere come RAW siano state sperimentate con successo in posti nuovi (e non certo secondari) e che ovunque nel mondo nascano nuovi produttori, nuovi distributori, nuove occasioni di confronto sui vini puzzolenti (=naturali) forse dimostra il fallimento dell'ortodossia ad ogni costo.
E allora a chi continua a far finta di niente, a qualche anno dalla schifosa lettera di inizio 2013, così come ai tanti "opinionisti star" che invadono il web, mi piacerebbe ricordare che quel giornalettino vinoso che si chiama Decanter sta contattando noi produttori di vini puzzolenti (=naturali) per una degustazione di Natural Wines (senza virgolette, questi spudorati!) in cui, non solo non si mette in discussione l'esistenza del vino naturale, ma lo si descrive anche: e guarda un po' (!!!), attraverso una "carta della qualità" che non fa altro che riprendere le molte autocertificazioni prodotte negli anni dalle associazioni di vino naturale francesi ed italiane. Sono proprio pazzi questi inglesi!
Ma allora il vino naturale esiste o no?
E Puzza?
Ma quanto puzza?
Buon 2017 a tutti

Natural Wine ‘Charter of Quality’

All wines must adhere to this charter if they wish to enter into the ‘Top 25 Natural Wines’ tasting:
Vineyards farmed organically or bio-dynamically (Certification strongly preferred, but will accept uncertified)
 HandHarvestedonly
 Fermentation with indigenous (wild) yeasts
 Noenzymes
 No additives added (e.g. acid, tannin, colouring) other
than SO2
 SO2 levels no higher than 70mg/L total
 Un-fined and no or light filtration
 No other heavy manipulation – e.g. spinning cone,
reverse osmosis, cryoextraction, rapid-finishing, Ultraviolet C irradiation

martedì 29 novembre 2016

Io voto No!

Non ho scritto granché finora sul referendum costituzionale del 4 dicembre.
Volutamente.
Mi pare evidente che si sia raggiunto uno dei punti più bassi nella storia del dibattito politico pubblico in Italia. Gli schieramenti in campo hanno dato sfogo a tutto l’armamentario retorico della politica 2.0; la comunicazione interna e internazionale ci ha messo del suo a confondere e incasinare ulteriormente le cose; e si è pure ottenuto il risultato non trascurabile di riesumare salme della prima e della seconda repubblica che si credevano sepolte per sempre (i nomi li tralascio, tanto li sapete).

Oggi mi sembrava giusto, però, a pochi giorni dal voto, esprimermi pubblicamente, sia per il ruolo di piccolo amministratore pubblico ricoperto per 5 anni, sia per continuare la tradizione che mi ha visto commentare in modo netto gli accadimenti della società, dell’economia e della politica degli ultimi anni.
Io voterò no e invito tutti a farlo in modo convinto, sebbene moltissimi fattori remino contro: non tanto al “no” in sé, quanto alla voglia di votare e/o di farlo convintamente. Me ne rendo conto.
Eppure.

Eppure questa “riforma” va respinta con forza. Non per lanciare un messaggio contro Renzi o contro “i poteri forti” o a favore della Costituzione nata dalla Resistenza (che già non è più tale da un po’ o meglio non è mai stata).
Il mio “no” è un no tutto politico, ma molto diverso da quello di una sinistra-non-sinistra (D’Alema e Bersani) che fino a ieri ha fatto di peggio (cioè votare la riforma costituzionale di Monti) o di una destra-non-destra (Berlusconi) che in Parlamento ha votato quasi fino alla fine la riforma di Renzi, in virtù del patto del Nazareno, salvo poi - come sempre - sfilarsi all’ultimo metro.
Mi si dirà che allora è un “no” salviniano e grillino. Populista.
Ed io allora incasso e faccio spallucce, ridendo. Perché mi pare del tutto evidente che sia la lega-lepenista che i grillini-no-a-tutto hanno trovato nel referendum semplicemente l’occasione d’oro di travolgere Renzi e di sfruttare l’onda brexit/trump. A loro, in fondo in fondo, della Costituzione frega poco nulla.

E allora?
E allora credo che il “no” debba molto semplicemente essere come era stato l’oxi in Grecia: un sussulto di indignazione, un segnale popolare contro la deriva tecnocratica degli ultimi anni, un “no” della cittadinanza alla oligarchia europea. Con buona pace di Scalfari.
Come ho già avuto modo di ricordare, questo referendum non è il referendum di Renzi ma quello di Napolitano. L’ex Presidente della Repubblica ha nominato prima Letta e poi Renzi a patto di realizzare ciò che era contenuto nella lettera della Commissione Europea dell’estate 2011. Quella che scatenò la speculazione “telefonata” contro il governo Berlusconi  (Monti già allertato da tempo col beneplacito del PD di Bersani che ora fanno “quelli di sinistra”). Da quel “vulnus” nasce il pantano politico degli ultimi anni in cui sia Renzi che Grillo che Salvini hanno sguazzato allegramente, unica vittima una vera sinistra anti-sistema (scomparsa).
E dunque prima il Fiscal Compact (pareggio di bilancio, riforma costituzionale votata da tutti, Lega compresa – governo Monti), poi la riforma del lavoro (Jobs act, votata da larga parte del PD, compresi molti dissidenti odierni – governo Renzi), infine la riforma costituzionale destinata alla “governabilità”. Tutte riforme fortemente ideologiche e fortemente volute dal Capitale.

Ecco perché come dice Ida Dominijanni in questo pezzo di rara lucidità http://www.internazionale.it/opinione/ida-dominijanni/2016/11/29/referendum-costituzionale-si-no “il sì chiude un ciclo, mentre è solo il no, con tutti i suoi imprevisti, che può aprirne uno nuovo”.    

Mi piacerebbe che i molti – nei movimenti – che sono propensi a non votare cogliessero questo passaggio cruciale.

venerdì 5 agosto 2016

La garanzia partecipata

Questo un mio testo che venne pubblicato qualche anno fa nel volume Servabo - Il Vino Naturale. Così. Visto che ho letto un sacco di esegesi strampalate su quello che ho scritto.

Secondo l’IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements)
“I sistemi di garanzia partecipata sono sistemi di assicurazione della qualità che agiscono su base locale; la verifica dei produttori prevede la partecipazione attiva delle parti interessate ed è costruita basandosi sulla fiducia, le reti sociali e lo scambio di conoscenze”.
Negli ultimi anni il dibattito sull’agricoltura biologica ha portato ad una critica sempre più serrata della certificazione classica, di parte terza. Troppo onerosa per i piccoli produttori, spesso incentrata più sugli aspetti burocratici che produttivi, legata a disciplinari europei che spesso risultano essere ben poco “biologici” nello spirito e nei contenuti, il classico “bollino” del biologico è oramai un marchio distintivo degli “industriali” del bio e poco si adatta alle vere produzioni artigianali delle piccole aziende agricole europee.
Per questi motivi si è spesso parlato dell’autocertificazione come strumento di comunicazione ai consumatori delle pratiche agricole e di trasformazione effettuate dagli agricoltori. Soprattutto nel mondo del “vino naturale”, che spesso rifiuta in toto la disciplina del biologico, la pratica dell’autocertificazione, lanciata per la prima volta nell’ambito del progetto Critical Wine, è stata recepita come soluzione libertaria e trasparente al problema.
Oramai da qualche anno, però, insieme ed accanto ai Gruppi di Acquisto Solidali, sono nate e si sono sviluppate alcune esperienze che, partendo proprio dal concetto di autocertificazione, hanno portato una profonda innovazione all’idea stessa di “certificazione”: nei Sitemi di Garanzia Partecipata (PGS) la partecipazione diretta dei produttori, consumatori ed altri parti interessate nei processi di verifica non solo è incoraggiata ma viene richiesta. Questo coinvolgimento è realistico e praticabile dato che i PGS sono verosimilmente adatti a piccoli produttori e a mercati locali o vendita diretta. I costi della partecipazione sono bassi e principalmente prendono la forma di impegno volontario di tempo piuttosto che di spesa economica. Inoltre la documentazione cartacea è ridotta al minimo, rendendo il sistema più accessibile ai piccoli operatori.
Gli elementi chiave della garanzia partecipata sono:
Partecipazione. La credibilità del sistema è una conseguenza della partecipazione attiva di tutti gli attori.
Progetto condiviso. Cioè produttori e consumatori devono condividere consapevolmente i principi ispiratori del PGS.
Trasparenza. Tutti gli attori coinvolti devono avere un buon livello di consapevolezza delle modalità di funzionamento dl sistema.
Fiducia. Il sistema si basa sulla convinzione, diffusa tra tutti gli attori, che i produttori agiscono in buona fede e che la “garanzia resa” sia espressione di tale affidamento.
Apprendimento. La “garanzia” deve tradursi in un processo di apprendimento collettivo permanente, che irrobustisce tutta la rete coinvolta.
Orizzontalità. Tutti gli attori coinvolti nel PGS devono condividere il medesimi livello di responsabilità e competenza nel processo.

Esperienze attive sono ad esempio quelle di ASCI Toscana o di CAMPI APERTI. In questi casi consumatori e produttori visitano le aziende agricole, approfondiscono la conoscenza dei prodotti e dei metodi agricoli, controllano che tutto sia corrispondente a quanto dichiarato dall’agricoltore in modo da creare una sorta di “credibilità sociale” che vale molto di più rispetto al bollino dell’ente certificatore basato essenzialmente su controlli cartacei.

La domanda è: possono i PGS essere applicati al movimento del vino naturale? In che modo? Con quali finalità?

lunedì 25 luglio 2016

Fine dell'insurrezione?


E dunque eccoci. 
Si moltiplicano i “disciplinari” del vino naturale. Aveva iniziato la sigla V.A.N. (Vignaioli Artigiani Naturali) qualche tempo fa, con una sorta di carta di intenti/disciplinare (leggere qui) sottoscritto da un centinaio di vignaioli... Ma l'annuncio di VinNatur, l'associazione condotta da Angiolino Maule, è di quelli che davvero lasciano il segno. Soprattutto per le intenzioni di "istituzionalizzare" il regolamento stesso attraverso una collaborazione col MIPAAF. In questo articolo si può leggere nel dettaglio di cosa si tratta e - perché no? - iniziare a dividersi su quello che c'è e quello che manca, sui livelli di solforosa (troppo alti o troppo bassi a seconda dei gusti), sul fatto se il regolamento in questione sia troppo restrittivo o troppo "largo".
Un dibattito che non mi appassiona.
Perché il problema non sta in quelle regole, ma nell'idea stessa di regolamentare il vino naturale: idea che secondo me equivale a farlo morire (dando ragione ex-post ai tanti nobili pensatori de "il-vino-naturale-non-esiste").
Le ragioni del mio dissenso sono molteplici e vorrei provare a spiegarle qui: sintetizzando in qualche modo i ragionamenti che dal Dioniso Crocifisso di Michel Le Gris al mio Non è il vino dell'enologo, attraverso Resistenza Naturale (film) e Insurrezione Culturale (libro) di Jonathan Nossiter, disegnano un percorso interpretativo del vino naturale che può non piacere ma credo abbia una sua rilevanza storica e filosofica.
Il vino naturale non è "un tipo di vino". Si tratta di un movimento di contro-cultura. Il vino naturale non è "un metodo". Si tratta di un atteggiamento etico ed estetico. Il vino naturale non è "un marchio". Si tratta di uno sguardo critico (uno dei molteplici possibili) rispetto alla catastrofe economico-ecologica del mondo attuale.
La vera e potente insurrezione dei vignaioli naturali (termine che ho sempre utilizzato preferendolo a "vino naturale" destinato a divenire immediato feticcio) non riguarda tanto, o non solo, quello che c'è o non c'è nella bottiglia di vino da loro prodotto, ma la ridiscussione profonda della relazione fra agricoltura ed industria, fra città e campagna, fra cultura e natura, fra tecno-scienza e vita biologica. Ridurre il vino naturale a un disciplinare di produzione significa piegarsi al gioco del "nemico", ridurre il proprio percorso ad una questione in definitiva ancora una volta tecnica (che cosa è infatti un disciplinare se non un "tecnicismo"?), riconducendo per l'ennesima volta la Natura all'Uomo, quando l'utopia del vino naturale stava invece nel ritorno dell'uomo nella natura (non da buon selvaggio, ma da animale sociale storicamente determinato! Cioè qui e ora, dopo quasi 50 anni di riflessione su ecologia, consumismo, sviluppo e decrescita).
Insomma, con il massimo rispetto che si deve ad una associazione seria come VinNatur, qual è l'immaginario prodotto da questo "disciplinare" se non un vino biologico con dei limiti più stretti? Ma allora non aveva senso una lotta per modificare il disciplinare bio? E soprattutto: non ci si accorge che così facendo il vino naturale viene ridotto all'ennesimo "bollino di garanzia" frutto dell'ennesimo "piano dei controlli", cioè a nicchia della nicchia in un mercato che andrà avanti esattamente come prima? L'insurrezione ridotta a controllo, in collaborazione col Ministero per giunta. Il paradigma della sussunzione.
La realtà è che chi opta per questa direzione sa benissimo tutto ciò, e che questa era la scelta fin dall'inizio di una certa parte del movimento: ridurre la portata "politica" dell'aggettivo naturale accostato al sostantivo vino, per farne principalmente strategia di marketing. Cosa legittima, peraltro.
Ma che mina potentemente ogni prospettiva di "insurrezione culturale". 

venerdì 27 maggio 2016

Biodinamica e scienza: parola a Giulio Masato

Avevo promesso di parlare della tesi di laurea sull'uso del preparato 501 a La Distesa e così ho pensato di chiederne una sintesi direttamente all'autore, Giulio Masato. Giulio dopo la laurea triennale in enologia ha pensato bene di proseguire gli studi con la magistrale in agraria e dunque oggi è un giovane tecnico dalla formazione completa  pronto per confrontarsi con il mondo della produzione (in questo momento sta lavorando nella zona di Bordeaux).

Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato. Ho concluso così la presentazione della mia tesi di laurea, perché questa frase, scritta da Einstein, mi riportava nella direzione di quello che sentivo come il vero significato di questo lavoro. Dall'inizio, e durante i mesi in cui ho lavorato alla mia tesi di laurea, mi sono chiesto spesso se fosse davvero importante dimostrare qualcosa con la mia tesi. Se lo scopo fosse veramente quello di provare scientificamente che la biodinamica funziona. Alla fine mi sono reso conto di essere lontano da tutto ciò, e che questa prova nasceva da una semplice curiosità. Dall'attrazione verso qualcosa, da un'intuizione, dall'osservazione di un fenomeno che non si è ancora in grado di spiegare, dal voler provare ad entrare un po' più nello specifico dei meccanismi che regola.

La tesi ha riguardato la valutazione degli effetti del preparato cornosilice in seguito alla sua applicazione in vigneto. Abbiamo deciso di effettuare quattro trattamenti nel corso della stagione vegetativa, a partire dalla prefioritura, fino a ridosso della maturazione. Le applicazioni sono state effettuate consultando il calendario lunare di Maria Thun, e seguendo parallelamente altre sperimentazioni portate avanti grazie ad una collaborazione tra il professor Mario Malagoli ed Adriano Zago, agronomo ed enologo consulente in ambito di agricoltura biodinamica.
Conoscendo Corrado ed il suo modo di lavorare, le sue vigne ci sembravano il luogo adatto in cui impostare lo studio. Innanzitutto per il suo interesse a portare avanti prove sperimentali all'interno de La Distesa, ma anche perché fino ad allora non aveva mai impiegato il 501. Ciò appariva interessante nell'ottica di valutare gli effetti del preparato in un ambiente già equilibrato, ma estraneo al suo utilizzo.

In relazione agli effetti imputati al cornosilice ed all'elemento Silicio, da Steiner, e partendo dalla consultazione di altri studi riguardanti il ruolo del Silicio stesso nella fisiologia vegetale, abbiamo dunque ipotizzato che l'applicazione del preparato cornosilice in vigneto potesse avere degli effetti a livello morfologico e fisiologico nella pianta. In particolare abbiamo considerato che durante la crescita vegetativa quest'ultimo potesse avere un effetto sull'accrescimento e sul "portamento" della vegetazione, e sulla capacità fotosintetizzante delle foglie. In fase di maturazione si è invece ipotizzato che il 501 potesse mostrare degli effetti su cinetica di maturazione e qualità del frutto, ed infine che potesse stimolare l'autoregolazione dei meccanismi di difesa della pianta stessa.
Lo schema sperimentale è stato impostato in due parcelle di Verdicchio adiacenti. Queste risultavano infatti confrontabili per quanto riguarda varietà, esposizione, condizioni pedoclimatiche e gestione colturale, invece si distinguevano per età dell'impianto, clone, portinnesto, densità e sesto d'impianto. All'interno di entrambe le parcelle sono state dunque assegnate, a coppie di filari, le tesi Trattato e Testimone in modo randomizzato, alternando ad esse dei filari tampone per cercare di escludere un possibile effetto di deriva del preparato nebulizzato.
Durante la fase di massima crescita vegetativa abbiamo quindi effettuato delle analisi morfometriche direttamente in vigneto, al fine di valutare un eventuale effetto del cornosilice sullo sviluppo e sul portamento della vegetazione stessa. In corrispondenza di queste misurazioni abbiamo inoltre raccolto campioni fogliari che abbiamo successivamente analizzato in laboratorio per valutarne la concentrazione di clorofille, di Carbonio, Azoto e Zolfo, oltre ad altri microelementi.
In seguito, dall'invaiatura alla raccolta, abbiamo raccolto campioni di acini, per sottoporre anch'essi ad analisi di laboratorio, e valutare eventuali effetti del preparato biodinamico sulla qualità dell'uva e sulla cinetica di maturazione. Nello specifico abbiamo valutato il peso degli acini ed il peso delle bucce, la concentrazione di solidi solubili, l'acidità totale, la concentrazione di polifenoli presenti nelle bucce ed è inoltre stata effettuata un'analisi all'HPLC per analizzare il contenuto in glucosio, fruttosio, acido tartarico ed acido malico.

I risultati ottenuti da questa tesi hanno evidenziato che l'applicazione del preparato biodinamico 501 in vigneto mostra degli effetti positivi sulla fisiologia della pianta in fase di accrescimento vegetativo e sulla maturazione del grappolo. A livello fogliare si è infatti osservato un aumento statisticamente significativo delle concentrazioni di pigmenti (clorofille e carotenoidi) e di azoto. Tali dati sembrerebbero avvalorare l'ipotesi di un effetto del preparato 501 sull'efficienza fotosintetica, e sullo stato nutrizionale della pianta. I due aspetti potrebbero inoltre risultare correlati considerando l'importanza dell'azoto nella composizione delle molecole di clorofilla.
A livello del grappolo invece è emersa un'influenza su alcuni aspetti collegati alla fase di maturazione. Tra questi si è riscontrato in modo più evidente un incremento nell'accumulo di zuccheri ed un ispessimento delle bucce. Tali effetti del 501 sono però risultati statisticamente significativi solo all'interno del vigneto più maturo in termini di età.
Per quanto riguarda gli zuccheri, se ne è osservata una concentrazione significativamente maggiore nel Trattato rispetto al Controllo in corrispondenza della prima data di campionamento degli acini. Nelle date successive invece, per quanto rimanesse questa differenza a favore delle piante Trattate, questa non risultava tale da essere statisticamente significativa. Sulla base di ciò abbiamo ipotizzato un possibile effetto del 501 nel far avanzare la maturazione del grappolo, in termini di accumulo di zuccheri.

In relazione invece alla differenza significativa di peso tra le bucce di piante Trattate e quelle di piante di Controllo, l'effetto osservato potrebbe avvalorare la tesi secondo la quale il preparato 501 è in grado di stimolare i meccanismi interni di difesa della pianta. Tra questi, la pianta sembra infatti mettere in atto un ispessimento delle bucce come primo meccanismo di autodifesa da patogeni esterni.

Questi sono solo piccoli dati raccolti, che se vogliamo hanno anche poco a che fare con la biodinamica in sé. Per alcuni aspetti ritengo siano molto interessanti, ma penso anche necessitino di essere estesi, verificati in altri ambienti e condizioni diverse, e quindi arricchiti da altre sperimentazioni.
Li ritengo però un contributo importante a chi cerca all'interno delle università di scollare dalla poltrona vecchi dogmi che abbiamo l'urgenza di superare. Per ritrovare dei concetti, come l'umiltà, la curiosità e l'etica, un po' persi nell'applicazione del modello scientifico. E forse, liberandosi da evidenti ipocrisie e quindi da interessi personali, si potrebbe iniziare proprio nelle università ad assumersi la responsabilità di ridiscutere con forza l'attuale modello agricolo, o meglio agroindustriale.
Quando cambiamo il modo di coltivare il nostro cibo, cambiamo il nostro cibo, cambiamo la società, cambiamo i nostri valori

Giulio Masato

giovedì 21 aprile 2016

Qualche passo indietro

Ciao a tutta la comunità Distesa.
Vi scriviamo per comunicare che quest’anno abbiamo deciso di non mandare campioni dei nostri vini a nessuna guida. 
Qualche anno fa già si era deciso di non inviare più i campioni a Bibenda e Gambero Rosso (lo avevamo motivato qui: http://ladistesa.blogspot.it/2013/11/bibenda-e-gambero-rosso.html), e da sempre non partecipiamo a concorsi e/o classifiche. Ci teniamo a dire che abbiamo avuto e continueremo ad avere grande rispetto per chi esprime giudizi critici sul vino e la nostra non vuole essere una scelta polemica. 
Ci sono diverse motivazioni dietro questa scelta, ma due sono quelle fondamentali.
Innanzitutto ci sembra che, se il movimento del vino naturale, qualunque cosa esso sia, ha davvero messo in discussione le basi su cui si era cristallizzato il "Gusto" del vino, promuovendo una nuova estetica, allora si debba provare un qualche tipo di coerenza: basta punteggi, basta degustazioni tecnicistiche, basta linguaggi da vecchia scuola. Se rivoluzione è stata, allora che lo sia fino in fondo.
La seconda ragione, più importante della prima, è che ci siamo resi conto come negli ultimi anni la visibilità della nostra azienda e dei nostri vini da parte dei media, cartacei e web, sia cresciuta a dismisura, diventando in qualche modo fuori controllo rispetto alla nostra dimensione umana e aziendale. 
Insomma, ci sembra giusto fare qualche passo indietro.
Ci troverete in vigna o in cantina, alle fiere che ci piacciono e dove riusciremo ad andare, in mezzo agli amici di TerroirMarche, o magari dove ci sarà un moto di piazza. 
Grazie a tutti and stay rock!

Valeria e Corrado

sabato 12 marzo 2016

Biodinamica e scienza: una tesi di laurea a La Distesa

Confesso che una certa noia oramai mi assale quando nel web o sui giornali si scatena l'ennesima diatriba sull'agricoltura biodinamica. Da anni si assiste ad un dibattito che sembra non fare passi avanti ma ripetersi in modo sempre uguale nelle tesi, nei commenti, nei dibattiti.
Nell'ultima settimana, però, sembrano tutti impazziti.
Il Post, Michele Serra, l'immancabile Intravino, persino la mia ex università Bocconi, con tanto di polemicona de Il foglio. Un gran casino, insomma, con le solite parole d'ordine: pratiche magiche, stregoneria, esoterismo e così via.

Chi mi conosce sa che sono molto lontano da Steiner e dall'antroposofia. Da una decina d'anni utilizziamo alcuni preparati ed alcune pratiche biodinamiche ma con l'idea - laica e leggera - di tentare di applicare buone pratiche agricole cercando di valutarne gli effetti e di imparare qualcosa.
Mi sento figlio dell'illuminismo e della cultura scientifica e proprio da questo punto di vista mi pare di poter dire che la grande parte degli attacchi di una certa divulgazione, giornalistica e scientifica, sono in larga parte basati su preconcetti oltre che fortemente ideologizzati.
Insomma, ne avevo già parlato in questo post qualche tempo fa. La scienza come nuovo idolo.
Ergo: si afferma che la biodinamica è pratica magica ed esoterica perché non ci sono ricerche che ne "misurano" gli effetti. Ma nessuno si chiede perché non ci siano: ed il motivo è che la Scienza Agronomica, nel senso dell'Accademia e dunque principalmente dell'Università, non ha alcun interesse a fare ricerca in questo campo. Primo, perché non ci sarebbe da guadagnarci (nessuna molecola di sintesi da proporre al mercato, ahimè) e, Secondo, perché da tempo le pratiche biodinamiche sono state bollate come "credenza" e "magia" prima ancora che sia stato sperimentato alcunché.
Si arriva così all'assurdo per cui solo in Australia ci sono più di 3 milioni di ettari coltivati in biodinamica ma ancora oggi il tutto viene considerato dalla scienza "ufficiale" come stregoneria.

Ecco perché quando Giulio Masato, amico e studente dell'Università di Padova e già tirocinante qui a La Distesa, mi ha detto che aveva intenzione di lavorare a una tesi sull'agricoltura biodinamica per la laurea magistrale in Scienze Agrarie ho accolto l'idea con grande entusiasmo e gli ho proposto di farla qui da noi. A breve, a brevissimo, scriverò di questa tesi, raccontandone qualche aspetto.


Qui vorrei sottolineare altro.
Tipo una introduzione. Che valga un po' come una riflessione  epistemologica, cioè sui fondamenti di quella che dovrebbe essere una conoscenza in ambito agricolo.
Perché? Perché da quasi cento anni in ambito scientifico tutto è cambiato. Che si parli di Fisica o di Chimica, di Filosofia della Scienza o di Scienze Umane, i primi decenni del novecento vengono ricordati come quelli che demoliscono il positivismo ottocentesco e il determinismo: la teoria della relatività ristretta e generale (Einstein, 1905 e 1916), il principio di indeterminazione (Heisenberg1927), la logica della scoperta scientifica (Popper, 1934) e la crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (Husserl, 1937) sono capisaldi di questa deriva ricca di conseguenze.

1) La relatività e la teoria quantistica portano la fisica in una nuova era, l'era in cui diviene chiaro che la Realtà resta ancora in gran parte a noi sconosciuta e che spesso vi accediamo tramite modelli teorici parziali, probabilistici e contraddittori. La questione di fondo diviene dunque quella del senso di verità e razionalità: se la contestazione classica alla metafisica è di produrre formulazioni dall’apparenza razionale ma prive della possibilità di verifica o falsifica, allora si dovrebbe osservare che una parte consistente delle affermazioni scientifiche moderne sono metafisiche. Intere branche scientifiche, come la cosmologia o la biologia evoluzionista, sono metafisiche in senso kantiano.

2) Karl Popper conduce la filosofia della scienza nel Novecento introducendo il fondamentale principio di falsificabilità, cioè il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza: una teoria è scientifica se, e solo se, essa è falsificabile. Non si parla, quindi, di "metodo scientifico" (Popper arriverà a dire provocatoriamente che il metodo scientifico non esiste in "La non esistenza del metodo scientifico", 1956). In questo senso ciò che non è scienza non è automaticamente magia, religione o stregoneria bensì metafisica. Ed alle teorie metafisiche viene dato valore conoscitivo, oltre che importanza come stimolo al progresso scientifico stesso.

3) La fenomenologia husserliana estremizza questi concetti in ambito filosofico, ponendo limiti piuttosto stretti alla spiegazione e comprensione "scientifica" del mondo (in primis per quanto attiene all'ambito del "vivente" ma non solo). Ma soprattutto negando la possibilità di estendere il campo della "misurazione quantitativa" al campo dell'ontologia.
Spazio e tempo, le due componenti fondamentali alla base di ogni misurazione fisica, sono introdotte come incarnazioni di un’uniformità della natura presupposta. Ciò comporta che qualunque cosa, per avere un qualche grado di legittimazione scientifica, o meglio, di esistenza scientifica, deve rispondere ad esigenze ideali di regolarità. Dunque qualunque tipo di fenomeno che risulti difficile da sottoporre a misurazione, cioè che non manifesti sufficiente uniformità, viene sottratto alla considerazione. Ciò diventa ulteriormente chiaro se pensiamo all’esigenza di ripetibilità propria di tutti i risultati che vogliano dirsi scientifici: se qualcosa non è ripetibile non è scientificamente reale. Ora, è perfettamente ragionevole che soltanto ciò che può essere ripetuto sotto condizioni sperimentalmente controllate possa avere accesso alla considerazione scientifica, e ciò è ragionevole a maggior ragione sulla scorta dell’esigenza di manipolabilità tecnica (cioè dell'industria).
Ma il punto filosoficamente critico è che si tratta di un grave errore logico pensar di poter inferire dal fatto che tutti i risultati scientifici ci consegnano uniformità (e dunque, se le catturiamo con equazioni, ci consegnano leggi) al fatto che la natura consta di uniformità o di leggi (cioè che la natura sia ontologicamente stabile ed uniforme).
Ovvero: possono esistere energie e dinamiche che sfuggono, ora o per sempre, alle misurazioni scientifiche. Ma non per questo appartengono al regno della magia.

N.B. La teoria della relatività compie un passaggio importante comprendendo che spazio e tempo non sono degli assoluti che preesistono agli atti di misurazione, ma sono esiti di atti di misurazione; tuttavia, per poter continuare con fiducia nel percorso Einstein dovette porre al posto di tempo e spazio assoluti un’assoluta unità di misura, nella forma della velocità della luce. Ciò però comporta numerosi inconvenienti, in primis, pone tutto il sistema dei saperi in dipendenza del comportamento di una componente del sistema, cioè dalla velocità della luce posta come insuperabile e costante. Ed il problema è che questi presupposti sono datità empiriche che potrebbero essere false.

Fin qui nulla di nuovo. Eppure tutto ciò agli studenti di agraria non viene detto e non interessa. Figlie dello scientismo tanto criticato da Popper, le facoltà di agraria perseguono in modo indefesso un estremismo determinista e quantitativo che sta alla base - fondandola - della agricoltura convenzionale, con tutto il suo portato di insostenibilità ambientale ed etica.
Le misurazioni, le quantità, le equazioni, dal piano degli "esperimenti" e dei "modelli" si fanno Verità, e su questa base tutto ciò che suona difficile da misurare o da comprendere, rispetto a un modello di riferimento che è tuttora solo e quello delle scienze positive dell'ottocento, viene derubricato a "stregoneria".

Alla luce di tutte queste considerazioni a me appare chiaro come l'agricoltura biodinamica sia un insieme di pratiche riferite ad una teoria metafisica, cioè filosofica: esattamente come tante teorie, che oggi sono scientifiche, secoli fa erano teorie metafisiche. Mi appare altresì chiaro come le dinamiche che chiama a raccolta siano estremamente difficili da misurare e da comprendere, ma come lo è il vivente in generale, a partire dall'essere umano.
E d'altronde proprio l'approccio olistico, sistemico, tipico della biodinamica, dovrebbe interrogare gli scienziati sui limiti del "metodo scientifico" applicato alla produzione agricola specie in riferimento ai concetti di biodiversità, sostenibilità e fertilità dei suoli.


Per questi motivi la tesi di Giulio è una tesi importante. A mio avviso non tanto per il tentativo - comunque apprezzabile - di sottoporre a verifica scientifica un preparato biodinamico, quanto piuttosto per un aspetto per me più vitale: ridiscutere all'interno dell'università il paradigma scientifico dominante, provare a spargere i semi della riflessione su un'altra agricoltura nell'Accademia, iniziare a scardinare luoghi comuni e preconcetti là dove si formano i futuri tecnici.
Un grande ringraziamento ed incoraggiamento va dunque al Prof. Mario Malagoli, relatore, e al correlatore Dott. Adriano Zago.