giovedì 23 ottobre 2008

Tre grandi vini bianchi

Mi è capitato di bere in tre differenti occasioni alcuni vini decisamente buoni. Vorrei segnalarne tre in particolare. Sono tre vini bianchi che, a mio avviso, potrebbero convincere della grandezza della bacca bianca anche i più accaniti rossisti (fra i quali un tempo v'ero anch'io).
Chateauneuf du pape Vielles vignes 2005 Eric Texier. Degustato alla cieca, dapprima mi era parso un vino nordico, addirittura uno chablis o un alsaziano. E' un vino straordinario. Un assemblaggio di cinque vitigni, dominato dalla spiccata mineralità: idrocarburo ma anche pietra focaia e sasso. Dopo un pò è uscito un carattere "fluviale" ma sostenuto da una straordinaria sapidità e verticalità che non potevano farne un vino del Nord del Rodano. E poi erbe aromatiche, fiori delicatissimi, su uno sfondo di legno integrato in modo mirabile. Mi sono innamorato. Mi ricorda una gran dama francese, in vestito da sera, pronta per andare a teatro.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore San Michele 2006 Vallerosa Bonci. Un super classico delle mie parti. Vino che conosco molto bene, ovviamente, condividendone Crus ed enologo. Il 2006 subito non mi era piaciuto, così come non mi avevano entusiasmato il 2004 ed il 2005. Troppo morbidi e "piacioni". Riassaggiato pochi giorni fa mi è apparso incredibilmente buono: anch'esso con una nota stupefacente di kerosene e pietra (che generalmente esce nel Verdicchio dopo anni), su uno sfondo di agrumi, ginestra, acacia. La bocca è sì dominata da una morbidezza notevole (dovuta anche all'alcool imponente) ma chiude salato ed amarognolo come deve essere, con una lunga persistenza. Semplicemente il miglior Verdicchio assaggiato ultimamente. Come una giovane attrice italiana, molto bella, che ha ancora molto da imparare ma che ti lascia senza fiato.
Colli orientali del Friuli Galea 1999 I Clivi. E' un tocai friulano fatto al confine fra colli orientali e collio. Ne avevo già parlato. Mi era molto piaciuto a Vini di Vignaioli a Fornovo, dove spero di riuscirne ad avere qualche altra bottiglia. Bevuto con Valeria, ci è apparso ancora sulla cresta dell'onda, fresco, scattante. Nonostante le stupende note evolutive di mandorla, di miele, di frutta matura, in bocca è dritto, molto pieno, lunghissimo. La sua forza sta in una grande eleganza, nel perfetto equilibrio fra una acidità ancora viva, una densità notevole, la piacevolissima chiusura amarognola. Ma soprattutto in una facilità di beva legata non alla semplicità ma alla naturalità. Ti svegli al mattino e ti accorgi che la donna al tuo fianco è meravigliosa e bella esattamente come la sera prima, senza trucco, senza accorgimenti, senza travestimenti.   

2 commenti:

Paolo Bernardi ha detto...

Il roussanne di Texier e' un mito!

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e