martedì 16 dicembre 2008

La strada

Ho appena finito di leggere uno dei libri più belli che abbia mai letto. La strada di Cormac McCarthy è un libro meraviglioso e terribile. Un capolavoro. Un libro che si legge di un fiato ma complesso e stratificato. Pieno di significati, di allegorie, di messaggi. Pieno di emozioni, di incubi, di vibrazioni.
Cosa resta quando si è perso tutto? Come può essere un'esistenza senza un futuro? Che cosa significa davvero sopravvivere? E poi: cos'è il tempo? E la morte può essere un sollievo? E l'amore significa davvero qualcosa? 
Ogni padre dovrebbe leggere questo libro. E così ogni figlio che abbia raggiunto l'età della ragione. La storia raccontata da McCarthy, infatti, è la storia definitiva ed indimenticabile sul legame tra un padre ed un figlio. Tra il Padre ed il Figlio di un mondo finito. Quasi fosse una Bibbia post-moderna. Che, d'altronde, gli echi di una religione putrefatta, di una metafisica dimenticata, di una profezia antica, attraversano tutto il libro. Ma senza che si intraveda alcuna possibilità di Salvezza.
Ci sono Jack Kerouac e Albert Camus. C'è il Leopardi de La ginestra e c'è Blade Runner. C'è Mad Max e c'è Sartre. C'è il punk dei Clash e c'è Elliot, c'è la tradizione dell'horror e c'è la Bibbia. C'è tutto questo e molto di più ne La strada. Ma soprattutto c'è una scrittura incredibile. Visionaria, psichedelica, alta, moderna, profetica.  Una scrittura che ti riconcilia con la Letteratura, che ti fa imprecare perché il libro è finito ed invece ne vorresti ancora, ed ancora, ed ancora. 
Quando eravamo in Canada mio padre mi portava nei boschi, con gli sci da fondo o con le racchette da neve. A volte c'era un freddo tale che mi si gelavano gli occhi e gli alberi erano piegati dal peso della neve e del ghiaccio. Camminavamo in un mondo gelido ed inospitale, senza parlare, col fiato a disegnare lunghe strisce vaporose nell'aria. A volte cadevo. Ed allora mio padre si fermava e mi toglieva il ghiaccio dal bordo dei guanti e mi prendeva le mani fra le sue per scaldarmele. Questa mattina, quando ho finito il libro, ho pensato a questo. E mi è scesa una piccola lacrima.

3 commenti:

giuliano ha detto...

come ho scritto da qualche parte, io l'ho letto in tre ore filate, affamato, avido. col cuore gonfio e gli occhi umidi, e uno strano senso di paura senza ragione

giuliano ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Paolo B ha detto...

Grazie per il consiglio.

Ho preso The Road e veramente ti inchioda... lo ho letto d'un fiato in una mattinata gelida qui a Boston, non riuscivo a smettere. Bellissimo il calore di due anime, fatto di amore puro, in un mondo morto dove la poca umanita' rimasta e' smascherata nella sua bestialita'. Ma in fondo nel dolore c'e' anche la speranza.

Un augurio a tutti per un futuro migliore.