lunedì 24 aprile 2017

Di Verdicchio e altre storie

In molti continuate a chiedermi perché non c'è scritto "Verdicchio" sulle mie bottiglie di vino bianco. Me lo continuo a chiedere anche io, da tempo. Ma mentre agli inizi della nostra uscita dalla Denominazione la domanda nascondeva - sotto sotto - una specie di risentimento, ora sono pacificato e felice della cosa. Perché in realtà La Distesa non produce più, e forse non ha mai prodotto davvero, "Verdicchio". Per questa ragione non mando più i miei vini alle commissioni assaggio per la DOC, e per questa ragione declasso le uve già prima della vinificazione.

Ci sono arrivato piano piano a capire questa cosa. Che la dittatura del vitigno, cioè, fosse nelle Marche così pervasiva e diffusa (si pensi al successo del "Pecorino" ad esempio) da coprire qualsiasi altra valutazione, e che dunque i nostri vini venissero percepiti "diversi".
In realtà - proprio ora che il "Verdicchio" vive un nuovo successo commerciale - sono giunto alla conclusione che se i miei vini sapessero di "Verdicchio" mi girerebbero i coglioni. A me piace che sappiano di Marche, di Cupramontana, di San Michele. Che abbiano in sé il dolore della Terra e la luce del Cielo. Che vuol dire tutto o niente, sia chiaro. Ma il vitigno no. Quello è arrivato nel 1400 grazie a una migrazione umana e veniva vinificato molto spesso insieme ad altri, molti altri vitigni. Ed è cambiato, e cambierà ancora (gli espianti di vecchi vigneti e la selezione clonale hanno fatto danni inenarrabili in questa zona, purtroppo). Cambierà come cambierà la viticoltura, come cambieranno i terroirs a causa del clima, come cambia l'uomo con i suoi gusti e le sue certezze e le sue ambizioni.
Quello che oggi viene identificato da tecnici, giornalisti, operatori come "il" Verdicchio è solo un vino feticcio, adatto al momento di mercato, esattamente come vent'anni fa lo era sotto altre vesti. Qual è il senso reale delle denominazioni di origine oggi? Se non una gigantesca operazione di branding, di marketing territoriale ad uso export, di costruzione di immagine, di privatizzazione di beni collettivi?

Che poi, in definitiva, mi rendo conto che questa cosa dello "star fuori", che è sì un po' morettiana ma - sia chiaro - senza volerlo, deriva dal fatto che La Distesa non è mai stata davvero "parte" di questo territorio - in generale: non solo per quanto attiene ai vini.
C'entra una idea della politica, indubbiamente, in luoghi che sono ancora fino al midollo stato-pontificio. Ma c'entra soprattutto una visione della vita per cui non si chiedono favori, non si inciucia, non si crede al compromesso ad ogni costo, non si tace per non disturbare.
Il che genera fastidio.
Non c'è nulla di male nelle separazioni, evidentemente noi e il Verdicchio-dei-Castelli-di-Jesi non eravamo destinati a stare insieme.
E quindi, ecco, volevamo dirvelo: non chiedeteci più il Verdicchio. Chiedeteci il vino di Valeria e Corrado. Proprietari in San Michele, Cupramontana dal 1935.

1 commento:

Daniele Avagliano ha detto...

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