Dopo aver ancora preso acqua e freddo e umidità, dopo manovre sul trattore degne dei migliori rallysti, da oggi ci accompagnano sole, fatica e mani appiccicose... Si vendemmia a ritmi sostenuti in compagnia dei fidati Pietro ed Elena e delle Woofers 2008: Bekah e Victoria, americane, e Amanda, Canadese. Il Verdicchio è meraviglioso, maturo e turgido con gradazioni zuccherine intorno ai 20,50° e ottime acidità. Domani si dovrebbero finire i vigneti San Paolo e Via Valle mentre Giovedì San Michele, sia il Verdicchio che il Trebbiano dorato destinato al Nur. A quel punto saremo all'80% della raccolta.
Vino e territorio. Musica e cultura. Pensieri, sogni e visioni di un Homo Sapiens di campagna
lunedì 29 settembre 2008
giovedì 25 settembre 2008
Tom Waits i Balcani e la vendemmia 2008.
Sul piatto del giradischi gira il vinile di The heart of Saturday night di Tom Waits; nello stomaco scende uno stupendo single speyside malt distillato nel 1994 da The Glenrothes; Giulia reclama a gran voce il suo latte in braccio a sua madre; Giacomo dorme da un pò senza sapere ancora che gli ho appena comprato la maglietta di Pato; il camino arde per la prima volta in questo autunno 2008. Finalmente un breve momento di serenità... Ad inizio carriera Tom Waits non aveva ancora quella voce martoriata che a tanti non piace ed a me sì. Ma i giri di pianoforte, quelli sì, erano già gli stessi. Che ti si appiccicano all'anima senza che te ne accorgi, e ti viene subito voglia di tirar tardi in compagnia del whisky di cui sopra. Seguendo pensieri sconnessi e ricordi assopiti di tempi morti, persone scomparse, strade interrotte e nottate passate troppo in fretta.
Si è fatto freddissimo. L'altra mattina c'erano 8,5°. Piove e spira un'aria gelida dai Balcani. Abbiamo già preso l'acqua in vigna tre volte. L'uva è perfetta e va raccolta ma stiamo andando lentissimi. Purtroppo danno ancora acqua domani e sono solo al 30% della raccolta con le vasche che fermentano in modo deciso. I profumi sono splendidi. Quelli di un annata fresca. Pompelmo rosa sul primo tonneau de Gli Eremi... Sui bianchi sto spingendo un pò le macerazioni perché l'uva è sanissima e la buccia ottima.
venerdì 19 settembre 2008
Cric e Crac
Fra i broker immortalati a lasciare i propri uffici con la scatola di cartone in mano avrei potuto esserci anch'io. Probabilmente c'è qualche mio ex collega di Bocconi.La Banca d'affari Lehman Brothers l'11 settembre 2001 aveva la sede presso le Torri Gemelle. E' sopravvissuta a Bin Laden ed alla crisi, esogena, che ha colpito Wall Street sette anni fa. Non ce l'ha fatta di fronte a questa nuova crisi, endogena, interna cioé ai meccanismi finanziari del nuovo capitalismo del terzo millennio che sta divorando giorno dopo giorno la liquidità dei suoi attori più importanti ed esclusivi.
Lehman Brothers, in fallimento, e Merril Lynch, acquistata a prezzi ridicoli da Bank of America, erano due colossi del capitalismo finanziario mondiale. Due marchi prestigiosi cui qualunque giovane laureato in economia avrebbe voluto vedere accostato il proprio nome. Banche senza sportelli. Senza attività commerciale. Banche specializzate solo ed esclusivamente nella consulenza di altissimo livello, nelle operazioni di fusione ed acquisizione di società, nel collocamento di prestiti obbligazionari o di pacchetti azionari, nella trattativa "alla pari" coi Ministri del Tesoro delle più importanti economie globali.
Tutto questo non esiste più, spazzato via in meno di un anno.
L'immagine dei dipendenti che lasciano gli uffici con la scatola di cartone è classica del capitalismo anglosassone. Colpisce di più se pensiamo che fra quelle persone ci sono alcuni fra i più importanti cervelli economici in circolazione, giovani e meno giovani manager e analisti finanziari con curricula di livello altissimo. Un capitale umano spazzato via anch'esso dalla sera alla mattina. Ma non è nemmeno questo il reale problema. La gran parte di queste persone, passata la crisi, troverà un'altra collocazione nel mare magnum dell finanza internazionale, specie se disposti a trasferirisi a Hong Kong o Shangai. Il problema è che dietro i titoli trattatti da questi colossi dai piedi di argilla ci sono anche i piccoli risparmiatori. Gente comune che possiede titoli di Stato o fondi Comuni che stanno subendo grosse oscillazioni. Non solo. Dietro quei colossi, soprattutto, ci sono le aziende che producono. L'economia reale. Spesso dimenticata dai Soloni del capitalismo finanziario, essa sola produce benessere. E' questa economia reale che sta venendo trascinata al ribasso da questa crisi. Negli USA ci sono oggi campi che paiono campi nomadi italiani e che invece raccolgono migliaia di persone appartenenti alla classe media che hanno perso la casa in seguito a questa crisi e non hanno letteralmente un posto dove andare. Questa è la situazione della prima economia mondiale. Poi si guarda al PIL e si vede che è cresciuto... Per chi? Per quali aziende? Per quali lavoratori?
Dove siamo finiti? Questa è la domanda che dovremmo porci. Nel 1992 George Soros con il suo fondo di investimento piegò la Banca d'Inghilterra costringendola a svalutare la Sterlina (fu anche il periodo nero della Lira e della mega finanziaria Amato). Nel 1997 ci fu la grande crisi dei mercati asiatici. Nel 1998 la crisi russa, seguita a inizio millennio da quella argentina. Poi è venuto l'11 settembre. Tutte queste grandi crisi, risoltesi con fallimenti e perdite e ripartenze, hanno portato a concentrazioni di capitale sempre maggiori. Ad un capitalismo sempre più finanziario e speculativo. Incontrollabile persino per i governi e le Banche Centrali. Eppure la politica non ha fatto nulla, piegata al dogma del Pensieo Unico per cui i mercati hanno sempre ragione.
Dove siamo finiti? Dov'è quel capitalismo capace di creare benessere, di remunerare il risparmio famigliare, di consentire un livello equo di consumi, di garantire alla generazione successiva di stare meglio della precedente? In gioco oggi vi sono i principi stessi dell'economia di mercato, divorata da se stessa in un gioco perverso per cui il mezzo diventa il fine ed i fini giustificano sempre di più i mezzi, siano essi le crisi alimentari, la gente che perde la casa, le famiglie che non arrivano a fine mese, i giovani sempre più precari. Perché le soluzioni a tutto questo, stranamente, paiono essere sempre le stesse: tagliare la spesa pubblica, più flessibilità nel lavoro, più mercato. E se fossimo invece come un drogato cui si stanno dando dosi sempre maggiori cui seguono crisi sempre maggiori?
Quello che deve spaventare è quello che si cela dietro questa crisi. La banca inglese Barclays ha deciso di non acquistare la morente Lehman Brothers perché incapace di capire "quali perdite si nascondessero ancora nei bilanci". L'ingegneria finanziaria dei futures, delle opzioni, dei titoli subprime, questa gigantesca economia di carta che non produce ricchezza, ha questa caratteristica: è talmente complessa che nessuno sa veramente quanto ci si è esposti al rischio. Vengono intaccate cioé le certezze fondamentali di quella economia di mercato a gran voce reclamata: la trasparenza dei bilanci e l'idea che a determinati profili di rischio corrispondano determinate remunerazioni o perdite.
Di fronte a tutto ciò la sinistra mondiale è silenziosa. Quando va al governo si barcamena cercando di non disturbare troppo, quando è all'opposizione grida e strepita ma senza proporre alcuna prospettiva differente quasi timorosa nel ricordare che l'economia è un mezzo per far star meglio la gente e non il manovratore occulto da non disturbare. Quasi che il socialismo, pardon, il democraticismo, non possa far più nulla.
Nel 1944 John M. Keynes, economista certamente non comunista, propose la creazione di Istituzioni Internazionali che cercassero di mantenere la stabilità dei mercati internazionali nel quadro di un sistema che era ancora quello del Gold Standard. Dalla fine di quel sistema negli anni settanta i governi hanno proceduto nel tempo a smontare pezzo dopo pezzo quella costruzione trasformando il Fondo Monetario e la Banca Mondiale in altrettanti strumenti del Pensiero Unico. La totale liberalizzazione dei mercati ha fatto il resto.
Più recentemente un economista premio Nobel, certamente non comunista, James Tobin, ha proposto la creazione di una tassa sovranazionale per scoraggiare la speculazione finanziaria, la Tobin Tax. Sarebbe stata solo una goccia nel mare. Un inizio. Un simbolo. Eppure a quel gran movimento che ne ha promosso per anni l'istituzione sono state date solo manganellate. Il movimento è morto, le crisi arrivano peggiori di prima.
Prima che sia troppo tardi sarebbe il caso che la Sinistra mondiale, se esiste ancora, ricominciasse una riflessione seria sul Capitale. Su questa globalizzazione. Su questa economia. Prima che sia troppo tardi.
sabato 13 settembre 2008
Fermentazioni, rifermentazioni e levate notturne.
Il Nocenzio 2008, per quanto riguarda Sangiovese e Cabernet Sauvignon, è in cantina e sta già vigorosamente fermentando. L'estrazione del colore appare ottima e gli aromi interessanti, frutto delle nottate fresche di luglio e agosto. Il caldo umido che ha segnato questo inizio settembre ci ha lasciato solo oggi causando un generale abbassamento delle acidità che, però, restano molto buone. Ho anche compiuto una prima raccolta di uve Verdicchio che mi serve per praparare il pied de cuvée coi lieviti indigeni.
Nel frattempo alcuni clienti mi hanno fatto notare che alcune bottiglie di Terre Silvate 2007 mostrano chiare bollicine, segno di rifermentazione. Ho controllato. E in effetti qualcosa deve essere andato storto in fase di filtrazione su un lotto. La cosa buffa è che il 2007 mi ha fatto disperare proprio per problemi di fermentazione. La dura realtà è che con basse solforose e residui zuccherini o si filtra sterile o almeno si dovrebbe aspettare a imbottigliare dopo l'estate. E' l'abc della tecnica enologica. Ho voluto sfidarla e diciamo che ho avuto la dimostrazione della naturalità dei miei vini... Sono un pirla. Meno male che la gran parte del vino è a posto.
Si dorme pochino. Giulia è un angelo, ma come tutti i neonati ha i suoi ritmi inesorabili. La combinazione neonato+vendemmia+grosse spedizioni in partenza ha annullato totalmente ogni possibilità di lettura, riflessione, ascolto o divertimento. Vorrei scrivere di Obama, di una nuova vigna, del libro di Ingrao che ho finito, del disco dei Coldplay, di qualche bottiglia di vino. Invece ho solo voglia di appoggiare la testa sul cuscino e provare a dormire per qualche ora.
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sabato 6 settembre 2008
Caldo africano
Da due giorni il cielo è diventato bianco e pare di vivere in una pentola a pressione per il caldo umido. Se fino a qualche giorno fa le notti erano state molto fresche, ora anche la sera la temperatura resta elevata. Non piove dal 20 di luglio. In vigna le foglie cominciano ad ingiallire. Gli indici di maturazione stanno schizzando. Sul Sangiovese siamo già oltre i 20° babo e sul Verdicchio oltre i 18°. Ciò significa che la prossima settimana inizieremo la vendemmia, anche quest'anno con un certo anticipo rispetto al solito.Ieri è nata Giulia Naima Dottori. In meno di un mese è successo di tutto. La morte, la nascita. Il mistero della vita. Il dolore più acuto, la gioia più grande. La vita. La vita che ti batte nel petto e che ti strozza la gola. E dentro questa vita, il ciclo instancabile della natura. Ancora la nascita, la crescita, la maturazione, la raccolta, la fine. Ed il mistero della vita nel mistero della fermentazione. Dell'energia che si trasforma. Del vino che ci racconta le sue storie. Come su un palcoscenico. Ancora una volta. Come fosse l'ultima.
martedì 26 agosto 2008
Ancora sul Brunello
Perché tornare ancora sulla questione del Brunello taroccato? Perché questa è la madre di tutte le battaglie per quanto riguarda il mondo del vino italiano. La questione mi ricorda quella scena splendida del film Mondovino in cui Hubert de Montille parla della Borgogna come ultimo baluardo nella guerra del vino. Il grande Angelo Gaja ha detto la sua in un testo che affronta il problema in modo piuttosto aggressivo. Dopo aver fatto una breve storia del "fenomeno" Brunello, il produttore piemontese (che produce vino anche a Montalcino) spiega quale potrebbe essere a suo avviso la via di uscita: un nuovo disciplinare che ammetta per "gli industriali" una correzione con uve non Sangiovese e per "gli artigiani" la possibilità di valorizzare al meglio la propria fedeltà al Sangiovese 100% (scrivendolo in etichetta).Per sostenere questa soluzione Gaja osserva che il territorio dove è possibile produrre Brunello è oggi troppo ampio e comprende zone dove il solo Sangiovese non è in grado di produrre grandi vini. Non solo, forza ulteriormente il discorso arrivando ad affermare che: "...si è lamentata la mancata zonazione (catalogazione scientifica dei terreni con la delimitazione di quelli vocati e di quelli no): ma la zonazione in nessuna parte del mondo – ad esclusione forse della Borgogna che riconosce però non una, ma oltre cento denominazione d’origine diverse - è diventata il principio ispiratore dei disciplinari di produzione. Meno che mai in Italia ove si è più propensi a coltivare la solidarietà e la compiacenza".
In pratica Gaja auspica un gigantesco compromesso in quella "guerra del vino" che da qualche anno si profila all'orizzonte fra artigiani ed industriali. Un compromesso basato sulla segmentazione dei mercati e sulla consapevolezza, non si sa bene quanto fondata, che le fortune dei "piccoli" passano anche dagli investimenti dei "grandi".
Che dire? Ovviamente non mi è possibile fare a meno che dissentire. Con molta umiltà, visto il livello del personaggio. Per ragioni varie ma tutte riconducibili ad una questione costitutiva. Per Gaja, così come per l'estalishment del vino italiano, Ministri inclusi, le denominazioni di origine sono dei marchi commerciali. Dunque sono manipolabili, privatizzabili, flessibili. Hanno un valore economico prima che storico-culturale. Secondo tale visione il valore aggiunto di un vino avviene nel processo di comunicazione e vendita, e la denominazione di origine è solo uno strumento commerciale. In questo senso Banfi e "gli industriali" di Montalcino sono coloro che hanno creato il fenomeno e, dunque, il vero valore aggiunto. Di conseguenza devono potersi fregiarse del titolo anche se hanno vigneti meno vocati. Anche se non sanno o non possono fare il Brunello col solo Sangiovese. Non fa una grinza.
Il discorso di Gaja è riformista e moderno. E' rivolto al mercato. E' cerchiobottista.
Peccato che. Peccato che le parole sono importanti. E, se anche fosse vero che i disciplinari non hanno mai tenuto conto delle zonazioni, il Barolo è Nebbiolo, Vosne-Romanée è Pinot Nero, Brunello di Montalcino è Sangiovese, Hermitage è Syrah. Non perché lo dica un disciplinare o il sottoscritto o Angelo Gaja. Ma perché lo dice la Storia.
Peccato che se alcuni vigneti non sono in grado di produrre grandi vini perché inadatti al Brunello forse debbano essere declassati. Pratica certamente meno remunerativa, ma ben più etica, rispetto all'inserire vitigni alloctoni e poi fregiarsi della stessa denominazione di chi ha i vigneti vocati o, semplicemente, sa fare meglio il vino; magari perchè in vigneto ci va sul serio a lavorare, anziché star seduto dietro un computer al di là dell'Oceano decidendo quale azienda toscana o francese o californiana acquistare.
Peccato che. Peccato che le denominazioni non siano marchi commerciali ma beni comuni. Beni che non appartengono a nessuno e però a tutti, consumatori inclusi. Beni collettivi che identificano un territorio; uno o più vitigni, secondo la tradizione; pratiche agricole consolidate; una geografia umana e sociale prima ancora che una economia; un concetto qualitativo di natura complessa come il "terroir", che corrisponde a diverse scienze naturali e sociali. Questo apparentemente sfugge a Gaja, sfugge a molti in Toscana e in tutta Italia, sfugge ai molti legislatori italiani ed europei che stanno discutendo di vino e di denominazioni. O forse non sfugge affatto a costoro, anzi. Proprio perché ben a conoscenza di tutto ciò, e dunque spaventati dalla figura del vignaiolo-artigiano, fedele traduttore del terroir, avanguardia di quell'attore "glocal" in grado di rispondere in modo moderno alle sollecitazioni della globalizzazione, proprio per questo i grandi consorzi, i monopoli, i poteri pubblici e privati tentano in ogni modo di portare l'ultimo attacco, definitivo, irreversibile, all'idea di Origine dei prodotti agricoli.
Per tutto ciò non posso che rinnovare l'invito a firmare l'appello in difesa dell'identità del vino a questo indirizzo web.
venerdì 22 agosto 2008
Preparativi...
Il lavoro nobilita l'uomo, dicono. Il lavoro rende liberi, era scritto nei campi nazisti. Non so se siano vere queste frasi. Nel dialetto di Cupramontana, ad esempio, lavorare si dice fatica' e a "faticà se fatica". Mentre il grande Pavese scrisse Lavorare stanca. Quindi tutto è relativo. Io so che in momenti in cui è meglio non pensare lavorare ti aiuta. E' una valvola di sfogo, un mezzo potente per impedire al cervello di correre ed alla memoria di elaborare. Nel pieno della stagione turistica c'è molto, anche troppo, da fare.
E poi incomincio a sintonizzarmi sulla prossima vendemmia. E' incredibile come ogni anno questo avvenimento fondamentale nella vita di un vignaiolo mi paia giungere più velocemente. Specie dopo la nascita di mio figlio le stagioni sembrano volare, quasi che il ciclo vegetativo della vite si sia accellerato.
I danni della grandine di luglio appaiono meno importanti, i vigneti hanno un'ottima vegetazione, Luglio ed Agosto sono stati mesi assolati ma senza punte di caldo stressante e con notti sempre molto fresche. Per ora è una annata classica. Settembre sarà decisivo per una valutazione definitiva. Camminando nei vigneti ho notato tutta l'enorme differenza con lo scorso anno. Di questi tempi stavamo già vendemmiando, i vigneti mostravano ovunque ingiallimenti e mancanza di foglie, i grappoli erano quasi appassiti senza essere giunti a maturazione. Tutto questo è stato pagato con fermentazioni strane e anomale e vini particolari ma piuttosto squilibrati.
Ma ora incrociamo le dita per questa vendemmia 2008. Una vendemmia che vivrà nel duplice segno della prossima nascita della mia secondogenita e della scomparsa di mio padre. Mi mancherà, papà, durante quei giorni. Quando metteva con garbo il naso in cantina per chiedermi se andava tutto bene o quanto "alzava" il mosto o se avevo bisogno di qualcosa. Sarà una vendemmia di grande gioia e grande tristezza. Mi sto preparando.
domenica 17 agosto 2008
Mio padre
Mio padre se n'è andato
una notte d'estate
s'una strada che non posso seguire
s'una strada che non posso seguire
ancora.
Se n'è andato all'improvviso
senza disturbare nessuno
senza quasi parlare
com'era suo solito
come avrebbe voluto.
Mi restano addosso
incancellabili attese
il freddo sereno della sua mano
il viso disteso
il caldo assoluto dell'urna di porcellana
un tempo che viaggia al contrario
verso memorie indifese.
Mio padre se n'è andato
fra i dolcissimi canti festosi
degli spiriti neri che amava
nel sole abbagliante di colline fedeli
navigando sui fiumi maestosi
che aveva studiato.
Ora mi sento una piccola barca
assaltata dai ricordi
invasa dall'assenza
allagata dall'acqua irrisolta
di un antico naufragio.
giovedì 7 agosto 2008
Che caldo che fa...
L'ultima settimana è stata contraddistinta dall'arrivo del caldo. Quello vero. Adesso lavorare in vigna è roba da uomini veri. Infatti ho mollato.
Ieri ho imbottigliato il Nocenzio 2006. Per ora il vino è scorbutico e nervoso, ma lascia presagire un'ottima evoluzione in bottiglia. Certamente non è un vino che piace alla gente che piace... Astenersi amanti di vini morbidosi, carammellosi e senza palle. Qui si sta parlando di un vino vero, uno di quei vini che necessita di una buona brace, una bella bistecca di Brontosauro ed una tavolata di amici con cui chiacchierare fino a notte fonda. Alla faccia degli uainbars e dei ballons firmati.
Nel frattempo La Distesa, intesa come Agriturismo, è affollata di Olandesi che passano il loro tempo in piscina e sotto il sole, incuranti di città d'arte, musei, parchi e bellezze naturalistiche. Forse hanno ragione loro.
Qualche giorno fa ho bevuto l'ottimo Verdicchio di un vignaiolo vero, mio collega di esportazioni nordeuropee: il Verdicchio 2007 di Failoni è un buonissimo bianco, agrumato, floreale con la giusta acidità e verticalità nonostante l'annata siccitosa. Infatti ha vendemmiato come il sottoscritto ai primissimi di settembre. Lo consiglio vivamente, anche per il prezzo: 4,5 euro!
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venerdì 1 agosto 2008
Grandine e letture estive
Avevo avuto la sensazione netta che il nubifragio che si è scatenato in Vallesina Lunedì 21 luglio potesse avere avuto qualche strascico. Avevo subito visto che insieme alle secchiate d'acqua era scesa anche un pò di grandine. Ma solo ora ho potuto fare una stima dei danni. Non è un bel vedere. La grandine ha picchiato duro, peggio di quel che pensassi. Tutti i grappoli sul lato destro guardando i filari dei vigneti San Michele e Colonara sono belli segnati. Fortunatamente la grandine era piccola e la vigorosa vegetazione di quest'anno ha impedito che venissero colpiti i grappoli sul lato sinistro. Nulla da segnalare invece alla Spescia e a San Paolo. Peccato perché sino adesso l'annata prometteva molto bene con un'ottima fioritura, molta acqua in primavera e inizio estate, il giusto caldo ora. Per quanto riguarda le malattie fungine, la peronospera ha dato un bella botta fra l'inizio e la metà di luglio ma con danni molto limitati e l'oidio è sotto controllo, salvo qualche zona dove ormai è recidivo. Dovrei concludere i trattamenti a circa 3,5 chili di rame a ettaro che in una stagione come questa sono davvero pochi.
Tra una cimatura e l'altra ho letto L'illusione del bene di Cristina Comencini, buon libro che non scatena grandi entusiasmi ma ha una buona costruzione e personaggi credibili. Medio, anche politicamente. Veltroniano, aggiungerei. Se consideri le colpe di Andrea Bajani, invece, è un gran libro. Storia di ferro e scrittura molto personale, moderna e intensa. Ne esce una immagine molto veritiera dell'Italia di oggi attraverso il racconto di una storia molto intima, triste e delicata, senza alcun cedimento retorico o politichese. Meno valido, secondo me, è l'altro libro di Bajani, molto incensato, ovvero Cordiali saluti. L'idea, tutto sommato, mi ricorda un pò certe grandi intuizioni del Paolo Villaggio di Fantozzi ma senza la straordinaria ironia del comico genovese. E la scrittura, in questo caso, risulta un pò monotòna. Ora sto leggendo Volevo la luna di Pietro Ingrao.
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venerdì 25 luglio 2008
Terre Silvate 2007 per GoWine
"Giallo paglierino vivo, bello. Naso irrequieto, volatile al limite, piccoli frutti rossi e note di smalto si alternano a caratteri più tipologici di erbe, di agrumi, di buccia, di frutta secca. Bocca dall'attacco pieno resa godibile da una traccia di zuccheri residui e stimolata in modo vibrante da un'acidità davvero contagiosa, viva, succosa, che spinge e disegna. Tensione e articolazione. Lungo". 90/100
Posso solo notare come si tratti del punteggio più alto del lotto di verdicchio degustati. Ma, al di là di questo, mi fa molto piacere vedere come sia stato capito a fondo il vino, col suo naso complesso e spiazzante, con la sua bocca "alsaziana" che gioca sulla dialettica fra dolcezza ed acidità.
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martedì 22 luglio 2008
Devil with the blue dress...
Non so se quello di domenica 20 luglio a Barcellona sia stato davvero l'ultimo concerto di della E Street Band in Europa. Questi sono i rumors. Queste sono le voci. Quello che so con certezza è che c'ero. E che stavo nel Pit. Per capire il clima: al mio amico Daniele poco prima dell'inizio è arrivato un messaggino sul cellulare da un altro fan disperso nell'immenso Nou Camp. Diceva: "The last dance? Almeno che sia memorabile". E memorabile lo è stato.Si è capito da subito. Bruce aveva dentro il demonio. La faccia di chi pensa "adesso vi sbrano", col sopraciglio inarcato, le vene del collo gonfie e gli occhi della tigre. La band ha tirato a mille, i 75.000 del Nou camp erano impressionanti, la scaletta è scivolata via senza alcun momento di bassa tensione, il volume era finalmente alto ed i suoni molto belli. Livelli stellari. Giusto per smentire quanto avevo scritto dopo Amsterdam, cioé che vedevo Bruce e la band oggigiorno più adatti alle arene che ai grandi stadi, il capo e gli estreeters ci hanno massacrati con un tiro ed una presenza mostruosi. Con tutta la selvaggia potenza di fuoco con cui sono entrati nella storia del rock. Da questo punto di vista Prove it all night, Light of day, Youngstown e Murder Inc. sono state assolutamente incredibili.
L'unico rimpianto, anche se significa davvero non esser mai contenti, è che sulla scaletta originaria scritta a mano c'era proprio l'accoppiata Drive all night/Racin' in the street, ovvero uno dei motivi per cui mi sono imbarcato in questo ennesimo atto della saga. Ma evidentemente in una serata ad alta tensione rock non c'era posto per ballate simili. Dai vari stravolgimenti di setlist è venuta fuori una I'm goin' down, da me mai precedentemente sentita e pezzo che adoro, scatenando un pandemonio come raramente ho visto. Peraltro la scelta del pezzo finirà nell'alveo della interminabile aneddotica springsteeniana e resterà stampata nei miei ricordi avendone vissuto da molto vicino la genesi. Poco altro da aggiungere. Se non che Evan James Springsteen, salito sul palco con tanto di chitarra acustica, è stato presentato dal padre insieme al resto della Band. Ed è l'ennesimo cerchio che si chiude nella saga Growin' up with Bruce. Poi solo un misto di gioia e commozione e stanchezza.
sabato 19 luglio 2008
Verdicchio 2007: primi riscontri.
Posso cominciare a fare un primo bilancio della annata 2007. Annata difficile. Vendemmia molto anticipata, uva un pò troppo scottata, fermentazioni interminabili. Difficile interpretare il millesimo e uscirne con prodotti che potessero avvicinarsi alla grandissima annata 2006.
Eppure i vini hanno una loro spiccata identità. Domina la morbidezza, legata anche a residui zuccherini insoliti nei miei vini, ma controbilanciati da una elevata acidità e dal mantenimento del malico. Quello che sarà Gli Eremi sta ancora fermentando ma dimostra una grandissima complessità. Il Terre Silvate, già imbottigliato in due lotti, si mostra fresco e agile nonostante il grado alcolico e gli zuccheri. Al naso è complicato ma intrigante. Si beve molto facilmente. E' piaciuto molto, a sentire alcuni clienti storici. Si sta vendendo molto bene. A dimostrazione della consuetudine ormai consolidata a bere bianchi morbidi, piuttosto che acidi.
Intanto arrivano i primi riscontri: sulla newsletter di "Identità Golose" di Paolo Marchi ne ha scritto Francesco Falcone, abbinandolo al Vigna delle Oche dell'amico Natalino Crognaletti:
Due verdicchio da cinema: se amate i bianchi della serie “tutto può accadere”, se siete alla ricerca di vini sartoriali nelle rifiniture e popolari nel prezzo, se vi piacciono le belle storie contadine trasferite in un bicchiere, non perdete di vista due super Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore: il Terre Silvate 2007 di Corrado Dottori a Cupramontana (An), 0731.781230 info@ladistesa.it, da una parte e il Vigna delle Oche 2006 di Natalino Crognaletti a Montecarotto (An) (foto, 0731.89656, az.crognaletti@libero.it, dall’altra. Il primo è irrequieto e spiazzante nei profumi, ma incanta per via di un profilo sapido di stampo nordico: acidità, sale e polpa si incastrano alla perfezione, lo sviluppo al palato è avvincente, e la persistenza ne premia il coraggio. Il secondo è più caldo, direi più mediterraneo, sa di agrumi e mandorla, di carne ed erbe. La bocca però è ugualmente scattante, vibrante, gustosa. E la persistenza preziosa. Il Terre Silvate ama le crudità di mare, il Vigna delle Oche si esalta su primi piatti di pesce. Due Verdicchio da cinema a meno di 9 euro in enoteca.
Francesco Falcone
domenica 13 luglio 2008
Il nuovo nato (un altro)
L'altra sera mi sono concesso un bicchiere di un vino da me fatto. Era una sera straordinaria, fresca, ventilata, dominata da una luce cristallina e dal suono dei grilli. Quelle sere d'estate in cui a me verrebbe semplicemente da sdraiarmi su un prato a guardare il cielo fino ad addormentarmi. Mentre sorseggiavo il mio vino mi è venuto da pensare che non ne avevo mai parlato.E' un vino strano, un vino che avevo in mente da molto tempo e solo da qualche mese sono riuscito a concretizzare. Le uve provengono da differenti vigneti e sono raccolte a perfetta maturazione. Vengono messe in piccole cassette e fatte appassire sino all’inverno. Vengono utilizzati un po’ tutti i vitigni presenti nei miei vigneti: Trebbiano, Malvasia, Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano. In gennaio procedo alla pressatura ed il mosto ottenuto inizia spontaneamente la fermentazione. Questo mosto viene poi aggiunto alle botticelle scolme contenenti i vini delle annate precedenti, seguendo una sorta di metodo solera.
La botte “madre” originaria contiene il vino risultante dalla mia prima vendemmia, cioè il 1999, anche essa ogni anno rinfrescata con annate più recenti. Le botti vengono mantenute scolme per favorire l’attività ossidativa e la formazione di uno strato di lieviti spontanei. Prima dell'imbottigliamento ho operato un taglio fra le differenti botti ed annate in modo da regolare il residuo zuccherino. Il risultato di questo procedimento, che mischia tecniche dello Jerez, dello Jura e del Vinsanto tradizionale, è un vino leggermente dolce, complesso e misterioso, dominato da sentori mielati, di frutta secca e soprattutto terziari.
Si tratta di un vino particolare, da meditazione. Va servito fresco, meglio se dopo una adeguata ossigenazione. Volendo trovare degli abbinamenti sconsiglio decisamente l’accoppiamento con i dolci (il residuo zuccherino non è elevato) ed è preferibile un accompagnamento a formaggi erborinati o stagionati. Per chi volesse osare davvero, consiglio di servirlo freddo, come aperitivo, in abbinamento con gamberi o scampi.
martedì 8 luglio 2008
L'affaire Brunello ed il ruolo dei Consorzi
Torno sullo scandalo del Brunello di Montalcino desangiovesizzato per sottolineare una questione che mi pare importante. Ricordo, per chi non lo sapesse, che il giovane ministro leghista Zaia ha decretato che i Brunelli certificati dall'ICQ di Firenze, con l'avallo del Ministero delle Politiche Agricole, potranno regolarmente essere esportati negli USA, scongiurando quel blocco delle importazioni che sarebbe stata una vera sciagura per Montalcino. In realtà, si tratta comunque di certificazioni basate su analisi "cartacee" e su assunzioni di responsabilità dei produttori. Dunque è da vedere se gli importatori USA si assumeranno comunque il rischio di importare vini che, fuori dalle carte, possano aver subito un trattamento di cantina a base di Merlot e Cabernet. Ma tant'é.
Quello che va notato, però, è che il decreto di fatto esautora completamente il Consorzio di Tutela del Brunello. Consorzio al quale i produttori ilcinesi hanno versato fior di quattrini ad ettolitro proprio per eseguire quei controlli e certificare quei vini che ora vengono certificati invece "direttamente" dal Ministero.
In attesa che la magistratura faccia il suo corso, una sola cosa quindi è chiara nell'affaire Brunello: che il sistema dei controlli pensato e realizzato dai ministri Pecoraro Scanio, Alemanno e De Castro si è dimostrato per quello che era, un sistema corporativo incapace di garantire la difesa di quel patrimonio collettivo che risponde al nome di "denominazione di origine".
La nuova Organizzazione Comune di Mercato entrerà in vigore prossimamente e porterà novità anche nella disciplina dei controlli. Nel frattempo non sarebbe male se si cominciasse a parlare di una eventuale riforma di questi Consorzi, che spendono male i soldi destinati alla promozione e peggio quelli destinati ai controlli. Se mai si riuscirà a costruire una rete di vignaioli indipendenti, che proprio in questi giorni pare prendere forma, una delle battaglie dovrà essere proprio questa: terzietà dei controlli sui vini e democratizzazione dei Consorzi di Tutela sulla base del principio "una testa, un voto".
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