venerdì 8 gennaio 2021

Sulla moda degli Orange Wines

Ho iniziato a sperimentare le macerazioni di uve bianche nel 2003/2004. Ero ovviamente esaltato dai primi assaggi di vini che mi apparivano rivoluzionari. Gravner, Radikon, Damijan, Zidarich. E poi La Stoppa e Maule. Comprai anche un'anfora e insieme ad Alessandro Fenino (Pievalta) facemmo un esperimento di macerazione di tre mesi di uve Verdicchio di una vigna che seguivamo nei fine settimana. A ripensarci oggi mi viene da sorridere. Il vino alla fine non ci piacque granché.

Andai avanti con gli esperimenti fino alla nascita del Nur. Quando nacque, nel 2006, qui in zona la tipologia era una novità assoluta. Ma, si sa, io ero quello strano. Quando nel 2010 la guida de L'Espresso lo premiò con l'eccellenza fu una cosa piuttosto straordinaria perché fino ad allora qui venivano considerati solo i Verdicchio classici, quelli moderni, color paglierino chiarissimo e verdolino. Figuriamoci un vino a maggioranza Trebbiano che si presentava color ambra! 

Oggi gli Orange Wines sono esplosi come moda planetaria. Se ne fanno in tutto il mondo e con tutti i vitigni. Il bel libro di Simon Woolf "Amber revolution" ha contribuito a far uscire dalla "nicchia" una tipologia che partendo dalla sua patria di elezione, la Georgia, aveva stimolato un ritorno alle origini in luoghi come il Carso e il Collio sloveno e italiano dove macerare a lungo le uve bianche sulle bucce era stata una tradizione consolidata.


Oggi, esattamente come all'epoca della barrique o dei vini rossi super concentrati degli anni novanta, gli Orange Wines sono diventati "the next big thing", tanto che oramai anche grandi aziende cominciano ad ampliare la gamma inserendo vini banchi macerati. Molto spesso ciò accade prescindendo dalla qualità intrinseca (esattamente com'era successo per certe spremute di legno di un tempo non lontano): prevale cioè il segno, il significante, l'immaginario. Sono i nostri tempi. In cui quasi mai il "valore" corrisponde al reale bisogno, al prezzo o alla qualità. Lo spiega molto bene questa lucida analisi sul concetto di valore dal sottotitolo "Forme dell'attuale da Marx ad Appadurai": "L’iperrealismo, o l’ipercapitalismo, non rappresentano altro in Baudrillard che il momento del superamento dell’analisi marxiana del capitalismo storico, nella misura in cui – nell’ultimo ordine di simulacro – ciò di cui ne va è dell’aggancio a ogni valore referenziale: sia esso il bisogno naturale, il bene o il valore d’uso... Ed è qui che la moda, compimento dell’economia politica, rivela l’ultimo stadio di evoluzione della merce, nella sua passione suicidaria per un passato sempre da resuscitare. La moda: l’assenza del bisogno naturale e la pura seduzione della combinatoria dei segni linguistici e monetari."

L'esplosione della moda degli Orange è l'ennesima dimostrazione di questa dinamica: puntare sullo stile produttivo e sull'immaginario, più che sul territorio. Ciò che conta diventa solo il colore! L'arancio, l'ambra. (Il segno). Perché in effetti, a parte quello, nel calderone dei macerati bianchi oggi c'è la qualunque. E a pensarci bene non potrebbe essere diversamente: chiedere un Orange, come sempre più sento fare, è esattamente come chiedere "dammi un rosso" oppure "dammi un rosato". 

E quindi di colpo nei Castelli di Jesi ci sono un sacco di macerati di uve Verdicchio. Naturali e soprattutto non. E va bene così, se non fosse che la sensazione netta sia quella, come sempre, che in questa regione si insegua sempre il mercato, si arrivi sempre "dopo" e in modo distorto. Finendo semplicemente col fare dei vini di cui non si sentiva la mancanza.

Di fronte a tutto questo si potrà pensare: qual è il problema? In teoria nessuno. E infatti anche 'sticazzi! se avessimo una critica e un mercato capaci di districarsi tra l'apparenza e la realtà, tra la verità e la finzione... Ma così non è. E dunque quando si parla di vini "Orange" si fa strada una gran confusione.

Innanzitutto - siccome i primi bianchi macerati erano dei vini naturali - oggi chi ordina un orange lo fa immaginando per forza di cose che stia ordinando un vino naturale. Ma la moda ha portato aziende che naturali non sono a produrre dei bianchi macerati lavorati da vigne convenzionali e con vinificazioni convenzionali. E poi, mentre nella prima fase era piuttosto chiaro cosa aspettarsi da un "arancione", oggi anche a livello gustativo le cose si sono mischiate parecchio: i tecnici che prima rifiutavano l'idea stessa di una macerazione in bianco ora hanno iniziato a "gestirla", riportando nei canoni un'idea produttiva che era nata come libera e selvaggia.

La speranza è che lentamente torni un po' di chiarezza e che, una volta passata la moda, ci restino vini piacevoli da bere e coerenti col proprio territorio: vini accomunati solo dal colore ma che siano in grado di esprimere la complessità dei suoli, dei climi, dei vitigni, delle fermentazioni spontanee, delle vinificazioni naturali. Insomma: dei grandi vini.

5 commenti:

Unknown ha detto...

Sfondi una porta aperta.
La deriva degli orange wine (come quarta classe di vini: bianchi, rossi, rosati e appunto arancioni), è diventata una moda pericolosa.
Il friuli, purtroppo, sembra che si debbano fare solo orange wine e ciò ha nettamente spostato l'interesse dei vini bianchi classici di quella regione (ne hanno scritto anche H.Johnson e J.Robinsons in un loro recente libro).
Sono vini di cui molti parlano, ma alla lunga, sul mercato, vedo le grandi bottiglie di Josko e qualche altro in carta dei vini, ma i numeri non credo priemino tutti gli orange.
E' una moda, come hai scritto tu, e forse passerà, ma ad andare dietro le mode si rischia di esaltare la tecnica e mai al territorio. I vini marmellatosi e barricati degli anni '90 erano tecnica non territorio, così come oggi gli orange. Ciò che non passerà mai di moda invece sono i Borgogna, gli Chablis, i Barbaresco o i Barolo. Gli orange passeranno, e chi li produce, a mio avviso, si renderà conto che la vera espressione la da sempre e comunque il territorio.
Un abbraccio e buon anno.
Ric

Theresa williams ha detto...

Ciao, sono Theresa Williams Dopo essere stato in relazione con Anderson per anni, ha rotto con me, ho fatto tutto il possibile per riportarlo indietro ma tutto è stato vano, lo volevo indietro così tanto per l'amore che ho per lui, L'ho pregato di tutto, ho fatto promesse ma lui ha rifiutato. Ho spiegato il mio problema alla mia amica e lei ha suggerito che avrei dovuto contattare un incantatore che potesse aiutarmi a lanciare un incantesimo per riportarlo indietro, ma io sono il tipo che non ha mai creduto negli incantesimi, non avevo altra scelta che provarlo, io ha spedito l'incantesimo dell'incantesimo e mi ha detto che non c'era problema che tutto sarebbe andato bene prima di tre giorni, che il mio ex tornerà da me prima di tre giorni, ha lanciato l'incantesimo e sorprendentemente il secondo giorno, erano intorno alle 16:00. Il mio ex mi ha chiamato, ero così sorpreso, ho risposto alla chiamata e tutto quello che ha detto è stato che era così dispiaciuto per tutto quello che è successo che voleva che tornassi da lui, che mi ama così tanto. Ero così felice e sono andato da lui. Fu così che ricominciammo a vivere insieme felici e contenti. Da allora, ho promesso che chiunque io conosca che ha un problema di relazione, sarei stato d'aiuto a una persona del genere indirizzandolo all'unico vero e potente incantatore che mi ha aiutato con il mio problema. La sua email: {drogunduspellcaster@gmail.com} puoi inviargli un'e-mail se hai bisogno della sua assistenza nella tua relazione o in qualsiasi altro caso.
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Unknown ha detto...

In made to find product to accept It's wow coming

Unknown ha detto...

Hai perfettamente ragione. La moda è assolutamente sempre una delle maggiori dinamiche di mercato e porta alla situazione attuale...Orange Wine dappertutto. Io conosco bene Angiolino Maule ed i suoi vini ma stiamo parlando di vini naturali che poi sono anche macerati ma sempre e soprattutto naturali...un' altro paio di maniche. Purtroppo i consumatori seguono le mode ed il mercato si adegua ed alla fine chi ne soffre è chi naturale è e vuole continuare ad esserlo. Se poi gli scrittori di vino si mettono di mezzo allora non se ne esce fino alla fine della moda che prima o poi accade sempre.

Unknown ha detto...

Bella testimonianza, dopo aver assaggiato un po' di vini sulle bucce (naturali, posso dirlo?) inorridì quando mi capitò di assaggiare un trebbiano macerato di cantina Tollo. E così, è vero, i macerati sono ormai di moda,e non è facile far capire che ce ne sono di pessimi e di ottimi. Il più dei clienti ti chiede" ce l'hai un orange" e tu, capendo lo fanno per moda, e che non gli interessa veramente il vino, gli dai la qualunque. Una piccola richiesta: cambia lo sfondo perché con questo qui non si riesce a leggere il testo.