venerdì 5 febbraio 2021

L'annata 2020 e alcuni dubbi radicali

Si dice sempre che ogni vendemmia è una storia a sé. Ed è vero. 

Ma poi ci sono annate che sono davvero dei punti di svolta, di non ritorno. Nel mio caso penso alla 2004: la prima annata in cui iniziai a sperimentare le fermentazioni spontanee. Oppure alla 2013, forse la migliore annata degli anni 2000 qui a Cupramontana: una vendemmia irripetibile che ci ha consegnato il senso del nostro limite qualitativo.

La vendemmia 2020 è stata per me una vendemmia durissima. I vini in vasca stanno mettendo a dura prova ogni mia convinzione, anche quella di continuare questo lavoro. Mi trovo nella condizione di non capire più le cose che sto facendo, la direzione verso cui stiamo andando. Tutta la bellezza del lavoro in campagna, la complessità dell'ecosistema che stiamo costruendo, e che mai come quest'anno pareva meravigliosa, non riesco a ritrovarla per nulla nei vini. O forse c'è, ma a me non piace più.

I miei vini sono sempre stati oggetto di dibattito. A molti non sono mai piaciuti ma non è stato mai un problema. Abbiamo smesso di mandarli alle commissioni assaggio. Abbiamo smesso di mandarli alle guide. Piacevano a noi. E piacevano ai nostri clienti. Tanto bastava.

Gennaio e Febbraio sono due mesi brutti per assaggiare i vini nuovi, specialmente i vini a base Verdicchio. Può essere che fra qualche mese questi brutti anatroccoli rifioriscano. Ma il punto non è questo, non è solo estetico. Fare vino naturale, perlomeno come siamo arrivati a farlo noi, implica l'assunzione di grandi rischi: di fatto tutta l'enologia moderna, quella che si basa sull'utilizzo di coadiuvanti e additivi più che sulla conoscenza dei processi, è basata sul concetto di riduzione del rischio. Ecco, la sensazione è che in questa fase io sia andato davvero troppo oltre, che il sottile confine tra un rischio calcolato e un salto nel vuoto sia stato oltrepassato.



Ancora oggi, dopo più di vent'anni di vinificazioni, mi trovo a non comprendere fino in fondo certe dinamiche. Oppure a comprenderle ma a non riuscire ad affrontarle nel modo in cui vorrei. Il clima non ci aiuta, ma non ci aiuta nemmeno la ricerca scientifica. E nemmeno - spiace dirlo - il nostro "movimento" così compatto quando si tratta di andare a una fiera e così poco interessato a costruire una "educazione alternativa". Così mi ritrovo solo ad assaggiare il frutto di un lavoro duro, approfondito, minuzioso, costoso sia in termini di energie che economie, e a doverlo rifiutare, a sentirlo come distante, come il frutto del lavoro di un neofita, di un principiante alle prime armi.

Forse è anche il momento che stiamo vivendo, forse i micro organismi responsabili delle fermentazioni hanno colto il fraintendimento, la paura (Giovanna, lo so che lo pensi!) e magari ri-assaggiare la 2020 tra dieci o quindici anni ci farà ricordare la pandemia, il lockdown, l'incertezza di questi tempi folli.

Oppure è solo arrivato il momento di lasciar perdere. Lasciare tutto in mano a un bravo enologo e andarmene in giro a fare bird-watching. Minchia, pensate il fallimento.      

8 commenti:

Fulvio Santoro ha detto...

Gia il fatto che tu abbia questi dubbi comunica che sei ancora in evoluzione e che quindi stai crescendo. Quando avrai capito tutto, allora sì, sarà il momento di fermarsi e forse lasciare tutto.

donpasta ha detto...

se può rassicurarti ho gli stessi dubbi nell'arte. Penso che questo collasso ci abbia in effetti spinti oltre. probabilmente da segugi di purezze è essenziale farlo ora in questo modo. Vero è che spingersi oltre significa non avere protezioni, certezze. Sarà, spero, la nostra più grande intuizione. abbraccio fraterno

Unknown ha detto...

Abbi dubbi. È del tutto sano

Simone Francioni ha detto...

per spostarsi occorre camminare. Ogni volta che si compie tale gesto, si resta per qualche secondo con un piede in sospeso. In quell'istante si vive un precario equilibrio. Probabilmente, visto la tua strada battuta, sei proprio in quel momento, difficile e incerto, ma che ti porterà oltre, dove ti attende una nuova profonda consapevolezza, che avrò il piacere critico e curioso di ascoltare. un abbraccio

Dan Lerner ha detto...

I tuoi vini sono buonissimi. Ogni vino che hai prodotto è buonissimo. Credo che sia tu, come noi tutti, ad essere in crisi in quest'annata dannata.

Gabriele Jacobini ha detto...

un libro aperto come ogni tuo vino, Corrado

se ne uscirebbe con la musica, oppure ci si rimane dentro volentieri
-https://www.youtube.com/watch?v=e4mC3dmwqEY

Corrado Dottori ha detto...

Grazie a tutti

Unknown ha detto...

Come diceva Voltaire:"Il dubbio è l'inizio della conoscenza".
Continua cosi, che i tuoi vini sono spettacolari!