mercoledì 26 agosto 2009

Il caldo e l'impossibilità di fare grandi vini bianchi.

Dai primi di luglio ad oggi, cioè per circa 50 giorni consecutivi, abbiamo avuto una sola pioggia, un temporale estivo che ha scaricato qualche millimetro d'acqua. Per il resto solo giornate di sole, calde, caldissime, con temperature medie diurne stabilmente sopra i 30° e spesso sopra i 35°, con punte assolute fra i 38 ed i 40°. 
La siccità non è un problema, nel senso che abbiamo avuto un inverno ed una primavera molto piovosi: le riserve, in profondità, ci sono. I vigneti stanno rispondendo bene dal punto di vista agronomico. Ci sono ingiallimenti e, dove c'è più creta, qualche sofferenza, ma nulla di paragonabile al 2003 o al 2007. Il problema è che con temperature così elevate per molti giorni consecutivi, con una così prolungata esposizione dei grappoli al sole ed al caldo, con l'esposizione a sud dei miei vigneti, queste stagioni rendono pressoché impossibile produrre dei grandi vini bianchi, così come li intendo io: acidi, verticali, dal profilo aromatico nitido e fresco, con una bella dose di acido malico residuo.
E' un problema che ho già trattato (per esempio in questo post qui) e che mi sta molto a cuore poiché mette in discussione l'intero paradigma agronomico che si è cristallizzato in questi anni nell'area dei Castelli di Jesi: esposizione ed altitudine dei vigneti, densità di impianto, tipo di conduzione, rese per ettaro, stili di vinificazione. L'idea stessa, cioé, del tipo di vino che si vuole andare a produrre. Basti pensare che negli anni '50 e '60 la zona produceva grosse quantità di spumanti e le migliori basi-spumante venivano anche esportate fuori zona; oppure che, secondo i dati dell'Università di Ancona presentati al Convegno per il 40° anniversario della DOC, in quarant'anni si è passati da acidità totali medie sul Verdicchio superiori al 7% a valori medi sotto al 6%.
Questa noiosa introduzione per dire che i primi campionamenti sul Verdicchio nel vigneto San Michele danno valori di pH e acidità davvero inquietanti per fine agosto, più consoni ad un periodo come fine settembre. A questo bisogna aggiungere uno squilibrato rapporto fra polpa e buccia/vinaccioli ed una maturazione zuccherina che dipende più da processi di appassimento che da un reale lavoro della pianta. Tutto ciò rende molto complicate le scelte vendemmiali, soprattutto per quei produttori, come il sottoscritto, che per scelta non ricorrono a correzioni dei mosti. 
Una bella pioggia non guasterebbe, anche se la sensazione è che il danno, ormai, sia fatto. Ciò non significa che non si potranno avere vini dal grande carattere ma semplicemente che si dovrà lavorare, come nel 2007 e, in parte, nel 2008, per puntare su un profilo più evolutivo/ossidativo dei vini, su struttura e morbidezza, sul bilanciamento fra sapidità ed alcool. Con buona pace di chi ama i Riesling renani.   

sabato 22 agosto 2009

Degustazioni d'agosto

Capita, con chi viene a trovarci d'estate, in quella sorta di Comunità Rurale Internazionale in cui si trasforma La Distesa grazie ad ospiti stranieri, famiglie, bimbi, amici e amici di amici, di stappare qualche bottiglia. 
Ad esempio la classica bolla di Ferrari, linea base da supermercato. Si parte un pò sospettosi, un pò per il numero di bottiglie prodotte un pò perché noi piccoli vignaioli siamo schifosamente prevenuti nei confronti delle grandi industrie del vino. E si arriva ad ammettere che si tratta di un metodo classico molto buono, dal prezzo eccezionale, e dalla beva facile, molto meglio di tanti Franciacorta.
Decisamente un gran vino è la Cuvée Obermairl di Haderburg 2006, vino biodinamico da vitigni bianchi coltivati in Val d'Isarco, macerati sulle bucce. Il carattere bucciato è appena accennato, il vino ha un colore dorato bellissimo; al naso è pulito, dominato da sentori di frutta fresca come l'albicocca e la mela, in bocca è lunghissimo, sapido, nervoso, giovane ed irruente. 
Una fantastica beva contraddistingue il Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo 2008 di Emidio Pepe, altro vino biodinamico. Naso vinoso, gioviale. Beva comunarda, fresca, contagiosa per un vino abbinabile pressoché ad ogni pietanza. Sempre di Emidio Pepe, di cui ricordo una verticale clamorosa in quel di Roma a Gennaio, il Montepulciano d'Abruzzo 2000 si presenta con la riduzione che è ad un tempo classica del produttore, del vitigno e del metodo di vinificazione. Sentori sulfurei ed animaleschi si aprono dopo un pò verso una complessità aromatica fatta di frutta rossa molto matura, selvaggina, pietra focaia, cenere, goudron. In bocca è verticale, ancora fresco, con tannini davvero piacevolissimi, morbidi e setosi. Un vino con ancora una lunga, lunga strada innanzi. 
Chiudo con un grande Sangiovese, dedicato a tutti coloro che non credono nelle virtù di questo gran vitigno. Il Chianti dei Colli Senesi Riserva 2000 Terra d'Arcoiris. Sostanzialmente un vino da meditazione, coi suoi 14,5 gradi di alcool, frutto di un lavoro in vigna condotto secondo i dettami biologici estremi dell'amico Walter Loetsch. Uvaggio di Sangiovese, Canaiolo e Malvasia nera, si presenta con un colore rosso rubino con note granate, un naso stupendo di amarena, anzi visciola, leggermente spiritata. In bocca è concentrato ma bevibilissimo, ancora perfettamente dritto, con tannini ben presenti ma fini, insistenti richiami gusto-olfattivi al tabacco, al cuoio, alla marmellata di ciliegie. Un gran piacere, a fine serata, quando il caldo molla e la frescura classica delle notti agostane di Cupramontana allieta i discorsi, le battute, le discussioni aporetiche di un rilassato fine cena.   
  

sabato 15 agosto 2009

Il Mediterraneo com'era una volta

Da qualche anno è lo slogan scelto dalla Croazia per il proprio marketing turistico. Bello, non c'è che dire. Vero? Forse non in pieno agosto quando masse di turisti ormai da tutta Europa hanno come meta le coste e le isole croate. Eppure un fondo di verità c'è. Il mare croato, quell'Adriatico che sul nostro lato marchigiano è tutt'altra cosa, è veramente in Dalmazia ancora un ambiente selvaggio e da scoprire, paradiso per velisti e appassionati di barche ma anche per famiglie e vacanzieri di ogni sorta. Poche grandi strutture alberghiere o villaggi e, invece, migliaia di appartamenti privati, piccole pensioni e bed&breakfast famigliari. Una offerta che non manca di nulla ma resta ad un livello sopportabile a chi non ama le grandi masse. Una natura ancora quasi incontaminata. Una varietà di paesaggi e un susseguirsi di cale, spiagge, isole, isolette, rocce e strapiombi da far innamorare chiunque. Una enogastronomia molto interessante. Una generale sensazione di tranquillità e rilassatezza, tipicamente mediterranee. Tutto questo rende la Dalmazia, e le coste croate più in generale, davvero una meta sempre più conosciuta ed apprezzata. 
Dopo Dugi Otok, Isola Lunga, che ci aveva molto affascinato tre anni fa, stavolta siamo stati a Korčula - Curzola una settimana, giusto il tempo di rifiatare e farsi qualche bella nuotata. Più turistica eppure davvero bella anch'essa, col suo mare ed  suoi vigneti. Nella penisola di Pelješac - Sabbioncello e a Korcula, poi, ho visto il futuro della enologia europea. Vigneti abbarbicati su montagne bianche di calcare assolato, ancestrali, con fittezze altissime e condotte ad alberello o, come in Grecia, striscianti sulla pietra, vitigni autoctoni che si specchiano nel mare, profumi e sapori salmastri, minerali, sassosi. Il Posip, il Grk, il Rukatac a Korcula sono vitigni bianchi di assoluto valore,e,  così come il rinomato vitigno rosso Plavac Mali a Peljiesac (da alcuni geneticamente simile allo Zinfandel californiano e, dunque, al Primitivo pugliese), sono un patrimonio su cui lavorare e da cui partire per fare vini affascinanti, diversi, non omologati. Come quella Malvasia Istriana che, qualche centinaio di chilometri più a nord, oramai è in grado di dare vini bianchi fra i migliori d'Europa. Speriamo che qualche enologo-stregone dalle nostre cantine non arrivi a rovinare tutto quanto.
Intanto oggi è il 40° anniversario di Woodstock. Non dico nulla, se non di acquistare il DVD da poco uscito con lo storico documentario nella versione "director's cut". Imperdibile per gli amanti della musica rock.

sabato 1 agosto 2009

La bella estate

Quel pomeriggio salimmo a San Grato, sul dorso della collina dietro il paese, dove il padre, che dall'ora della siesta era sui beni, ci accolse. I suoi contadini stavano spruzzando di solfato i filari; s'aggiravano sotto la canicola curvi, con bluse e calzoni induriti e inzaccherati d'azzurro, pompando dallo zaino di ferro l'acqua cilestrina. Ci fermammo sopra la grande tinozza, piena d'acqua innocente, fonda e opaca, come un occhio celeste, come un cielo capovolto. Io dissi al padre ch'era strano dover piovere sui grappoli quella rugiada velenosa: i cappellacci che i contadini portavano eran tutti mangiati. "Una volta", gli dissi "facevano l'uva senza tanti bagni." "Và a sapere" disse lui, e gridò qualcosa a un ragazzo che posava una bottiglia nell'erba "và a sapere come facevano una volta. Adesso è pieno di malattie." Guardò il cielo, dubbioso. "Purché non venga il temporale" brontolò. "Lava la vigna e bisogna ripassare il solfato." (Cesare Pavese - La bella estate).
Dopo piogge e temporali ed umidità è stato un luglio di sole e di caldo. Un caldo bello, per lo più asciutto. Il solito gran lavoro, nei vigneti ed in agriturismo. Concludiamo l'annata dei trattamenti con circa 3 Kg. di rame ad ettaro che per l'andamento stagionale è un mezzo miracolo. Anche la stagione turistica sta andando: c'è un calo ma non possiamo affatto lamentarci, di questi tempi.
Ho già ripetutamente parlato del San Severino Blues Festival. Sono andato ad un altro concerto: Matt Schofield è un giovane talento del blues inglese. Un pò Robben Ford, un pò Johnny Lang, ha sparato un gran bel concerto nella cornice sempre splendida del Giardino San Michele a Treia. Per la prima volta, invece, sono stato al Fanojazzbythesea, altro festival estivo delle Marche. Anche qui splendido ambiente, la corte malatestiana di Fano, ed altro bel concerto: Enrico Rava quintet. Pubblico un pò freddino, per la verità. E fredda è apparsa la band a Valeria. A me la serata è piaciuta, e specialmente ho gradito il pianista, Giovanni Guidi, giovane e talentuoso, ed il trombonista Gianluca Petrella. Sebbene non ci fosse quel trasporto emotivo che contraddistingue un certo jazz dal vivo. 
Sto ascoltando il disco di Paolo Nutini, Sunny side up. E' talmente retrò da suonare piacevole, talmente "anni sessanta" da risultare moderno. La voce è intrigante ed i suoni centratissimi. 
Ho bevuto il Bandol rosé Chateau St. Anne 2007. Veramente un vino estivo, aspro, salmastro, pulito. Profumi di agrumi che rincorrono erbe selvatiche ed accenni di acciuga, sono i vini che mi piace bere freddi, sotto il sole cocente, con i piedi nudi a calpestare l'erba. 
Allora buona estate a tutti...
 

venerdì 24 luglio 2009

La promessa

Rene van diemen Rome
La realtà è che non bisognerebbe mai mancare. Lo dice anche Ermanno Labianca in un bel post sul concerto torinese (che è possibile leggere su Backstreets.com). Aggiungendo, veramente cattivissimo, che se ti sei perso Drive all night a Torino puoi anche smettere di seguire Springsteen, ritirarti e passare il resto della tua vita a pescare o a cercare perle sul fondo del mare… Io ci aggiungo anche Streets of fire a Udine, giusto per farsi più male.
Sono, però, perversioni e fanatismi dai quali sto lentamente e con grande fatica cercando di disintossicarmi. Sia perché ci sono un lavoro ed una famiglia che non posso e non voglio lasciare per giorni e giorni, sia perché a sentire i veri die hard fans quasi ogni concerto è il migliore e quasi ogni scaletta è la più bella. Salvo essere smentiti al concerto successivo.
Cerco quindi di dimenticare i miei conti ancora aperti, dopo 24 concerti, con mr. Springsteen (racin’ in the streets, drive all night, stolen car ed una impossibile the price you pay…) e provo a fare un ragionamento razionale. In questo momento un concerto di Springsteen & ESB è ancora il miglior live act rock in circolazione. Inarrivabile per durata, potenza, ritmo, precisione, repertorio. Punto.
Premesso questo, sappiamo poi che Bruce è in grado di fare concerti molto diversi uno dall’altro per scaletta ed intensità ma tutti di un livello altissimo. Le differenze sono minime e soprattutto sono soggettive e relative alle sensibilità ed ai gusti di ciascuno. Trovo quindi piuttosto inutile stare a disquisire ore, giorni, anni su quale concerto sia stato il migliore, quali scalette più azzeccate, quali tours più indimenticabili. Anche io ho le mie preferenze ma di ogni concerto ho ricordi ed emozioni belle e forti. 
Il concerto di Roma di domenica scorsa, ad esempio, ha avuto una scaletta meno incisiva rispetto a Torino ed Udine, eppure è stato un concerto favoloso. La prima ora addirittura devastante per intensità, senza pause, senza fronzoli, con una Outlaw Pete incredibile, una Seeds pazzesca, più grande di quella a Torino 1988, con una Raise your hand integrale e una Pink Cadillac tutta da godere. La dedica all’Abruzzo è stata toccante, American Skin, suonata solo in Italia e in questo particolare momento, è un messaggio chiaro e netto sulle politiche della sicurezza e sul razzismo. Max Weimberg era in stato di grazia, così come un Big Man immobile o zoppicante ma che ha suonato divinamente. Certo, poi dalle richieste sono uscite cose un pò sconsiderate visto il contesto ma in un concerto di tre ore e con 28 pezzi, francamente ci può stare tutto, credo. La band e la belva feroce erano quelle che avevo lasciato un anno ed un giorno prima nel memorabile concerto di Barcellona a chiusura del tour europeo.
Risolta, dunque, la mia crisi invernale? Non del tutto.
I concerti sono davvero imperdibili. Arrivo a dire fra i migliori di sempre. Basti sentire questa Something in the night a Francoforte o quasiasi altro concerto di questo tour estivo (o del tour dello scorso anno). Bruce canta in modo stellare e la band è pazzesca, sera dopo sera dopo sera. Ciò non toglie che non riesco a vedere più una coerenza artistica in ciò che sta facendo Springsteen. E la coerenza è uno dei tratti che ha contribuito negli anni ’70 e ’80 alla costruzione del suo mito. La faccenda delle richieste, divertente in un primo momento, è diventata infatti il nucleo centrale dello show, il che muta completamente l’idea stessa di spettacolo. Perché non c’è più un artista che dà un taglio allo show, un concept, una linea interpretativa, ma ci sono, invece, una serie di pezzi e di “chicche” più o meno rare che escono dal cilindro su richiesta, stile juke-box. Così l’idea di questi show a me pare quella di un grande calderone di puro rock’n’roll, probabilmente il migliore in circolazione, che mischia greatest hits springsteeniani al meglio dei classici rock, soul, punk della storia e da cui esce una sintesi di 40 anni di musica pop. Figata totale da un certo punto di vista. Ma da un altra visuale ci si potrebbe chiedere quale sia il senso dell’operazione, artisticamente parlando. 
Io amo lo Springsteen che osa. Che incide Nebraska. Che a Torino suona Born to run acustica e indispettisce chi voleva The River e Thunder road sparando soul music da antologia e raccontando i fantasmi dell’amore. Che lascia a casa la band e chiede il silenzio sui pezzi di Tom Joad. Che fa un tributo a Pete Seeger nel pieno della amministrazione Bush. Forse sono incontentabile. Ma non mi piacciono i “greatest hits”. Non mi piacciono le operazioni a rischio zero. Non mi piacciono le star autoreferenziali, e Springsteen non lo è mai stato.
Dopo il fantastico Magic tour c’era bisogno di una pausa. L’ho detto e lo ribadisco. Pausa non è stata. E’ uscito un disco contraddittorio, ma con una certa linea pop orchestrale, a suo modo interessante e coraggiosa. Ma di questo disco sostanzialmente Bruce suona solo 2 o 3 pezzi a sera. Non era un disco da stadio, non era un disco per questo tipo di esibizioni. Ha senso l’operazione? Non lo so.
Io seguo Springsteen da quasi 25 anni. Ho goduto come una scimmia urlatrice a Roma. Però - forse - rispetto alla centesima Bobby Jean e alla settantesima Born to run avrei preferito una proposta live di questo disco in teatro, magari con una orchestra. Oppure, se dobbiamo omaggiare il passato, un concerto diviso in due parti con pezzi di Working on a dream e Magic nella prima e l’intera esecuzione di un disco storico nella seconda. Oppure se proprio vogliamo esagerare, un vero concerto concept sulla recessione che andasse da Darkness attraverso The river, Nebraska e Born in the USA fino al Fantasma. Sarebbe stato molto, molto, molto rock ugualmente, ma con un senso artistico immensamente superiore.
Ma in fondo sono solo riflessioni assurde. La realtà è che se il rock and roll non ha più molto da dire, i concerti di questo personaggio e dei suoi compagni di strada danno ancora senso a tutto quanto: alla promessa che è racchiusa in una chitarra elettrica, alla polverosa strada che abbiamo da correre.

martedì 21 luglio 2009

Il Brunello un anno dopo

E' di questi giorni la notizia dei rinvii a giudizio per lo scandalo chiamato "Brunellopoli", cioé del Brunello di Montalcino tagliato con quantità variabili di uve non autorizzate dal disciplinare. Sono coinvolti nomi grossi ed importanti dell'enologia italiana. Qualcuno ha già patteggiato, milioni di litri già sono stati declassati a IGT Toscana, il processo chiarirà il resto. O forse no.
Quello che a me colpisce, però, è il consueto atteggiamento italiano, ipocrita e gattopardesco, di fronte ai problemi. Ricordiamo tutti tangentopoli. 
Bene. Sta accadendo la stessa cosa. Ci si divide fra garantisti, innocentisti, giustizialisti e si insiste a guardare il passato, senza capire come uscirne. Che il sistema degli appalti in Italia fosse marcio e che tangentopoli lo abbia mostrato al mondo è un fatto. Il problema è che quasi vent’anni dopo ci si continua a dividere fra garantisti e giustizialisti e, nel frattempo, le regole (il sistema) sono sostanzialmente le stesse ed il marcio pure. 
Brunellopoli sta andando nella stessa direzione. Credo che nessuno che sia in buona fede possa negare che il sistema fosse marcio: bastava mettere il naso in alcuni bicchieri. Spesso bastava guardare il colore di certi Brunelli. Lo scandalo è scoppiato ed ora ci si divide sulla verità giudiziaria. A me – come produttore – interessa, però, molto di più, capire come sia stato possibile arrivare a tanto. A me interesserebbe che qualcuno (i produttori stessi? il Ministero? le associazioni dei consumatori?) sfruttasse l’occasione per appurare le responsabilità istituzionali e cambiare il sistema delle certificazioni e dei controlli. O perlomeno mi interesserebbe che si aprisse un dibattito sulla questione. Se devono intervenire la guardia di finanza o la procura per appurare che le certificazioni della più importante DOCG italiana erano farlocche significa che è potenzialmente a rischio il futuro del vino italiano. Eppure sembra prevalere l’attenzione sul processo, sui nomi coinvolti, sui retroscena. 
E le commissioni di degustazione della Camera di Commercio che hanno garantito quei vini? E il Consorzio che doveva controllare? E i funzionari regionali che autorizzavano i vigneti? E tutti i critici che incensavano quei vini palesemente fuori regola? Un intero sistema non ha funzionato ma il sistema è ancora perfettamente integro.
Il problema non è solo Montalcino. Il problema è che in tutta Italia le commissioni di assaggio stanno bocciando vini di produttori che seguono la tradizione e promuovendo vini dal gusto internazionale; il problema è che in tutta Italia i produttori pagano i Consorzi per i controlli e i controlli o non vengono fatti o vengono fatti a chi non è allineato; il problema è che ci sono ancora migliaia di ettari piantati illegalmente in Italia e chissà con quali varietà; il problema è che quei giornalisti che incensavano i brunelli al peperone sono tutti ancora al loro posto e spesso vanno in giro per l’Italia a raccontarci come dobbiamo fare i vini.
Questa è l'Italia. 
Nel frattempo il sottoscritto, microscopico vignaiolo, in due anni ha ricevuto cortesi visite e controlli (tutti ovviamente senza conseguenze) da parte di: Agenzia delle entrate, Consorzio di Tutela (due volte), Repressione Frodi, oltre a una bocciatura in Commissione di assaggio CCIAA. E' un caso? O c'è qualcuno cui sto particolarmente a cuore? 

venerdì 17 luglio 2009

Odio l'oidio

Annata difficile per i trattamenti anticrittogramici. Pareva un anno da peronospera ed invece siamo impestati di oidio, sebbene solo sulle varietà rosse. Non l'ho mai capito, l'oidio. Arriva quando vuole, produce danni pesanti sui grappoli e soprattutto sopravvive all'inverno e, dunque, si diffonde anno dopo anno divenendo cronico. Brutta storia. Ci saranno da fare delle selezioni atroci. 
Proverò in post-vendemmia un "antagonista" biologico, l'ampelomyces quisqualis, che è a sua volta un fungo in grado, però, di contrastare le spore dell'oidio.
Per il resto il vigneto è bello, con una parete fogliare che non si vedeva da tempo, frutto della stagione umida. Il carico di uva è equilibrato, che per me significa poca uva ma ben distribuita. Il nuovo vigneto, quello del koiné, è spettacolare ed ha già cacciato moltissimo: ci abbiamo dedicato tempo e fatica, specie Giovanni, come si deve alle giovani creature.
Oidio bastardo permettendo ci sono tutte le premesse per una buona annata.  

venerdì 10 luglio 2009

Temporali estivi e musica dal vivo

Da quando l'estate è ufficialmente iniziata si sono alternati temporali pressoché quotidiani ed umidità equatoriale. Veramente un tempo di merda, che sta creando alcuni problemi a noi vignaioli biologici (vedi alla voce "frequenza dei trattamenti") così come agli organizzatori di feste, sagre e festival musicali. Questa estate, inoltre, segue una primavera più calda della media storica. Cliccando qui è possibile trovare una approfondita analisi del meteo primaverile che conferma quanto stiamo vivendo: un clima del tutto fuori norma.
E' andata bene, invece, ieri sera alla prima del San Severino Blues Festival. E' un festival che seguo oramai da molti anni sia perché la qualità dei concerti è davvero molto alta, sia per i luoghi scelti per i concerti, sempre molto suggestivi. Una bella serata davvero estiva (tanto per non smentirci stasera invece ri-piove), una splendida atmosfera, pure una lunghissima stella cadente ad inizio concerto. 
In realtà, però, mi aspettavo di più da Joan as police woman. Amo i suoi dischi, davvero perfetti nel loro genere, e quella voce così rarefatta e suggestiva. E pure ieri sera mancava qualcosa. Capisco la tendenza di certa musica recente a semplificare, togliere, levigare. Ma dal vivo bisogna avere una forza enorme per poter reggere certe scelte, un carisma ed un talento fuori dal comune. Joan Wasser è certamente talentuosa, ha una voce intrigante che a volte ricorda PJ Harvey, altre volte Patti Smith, altre volte Bjork ma in realtà è solo se stessa. Con Patti Smith condivide gli inizi punk, la vitalità di New York, la condivisione di percorsi artistici e musicali con personaggi di grande spessore. Le analogie, però, si fermano qui. Dal vivo c'è un abisso di personalità fra le due. Il concerto è stato piacevole, a tratti intenso, ma piuttosto monocorde, con una dinamica debole ed una voce che resta suggestiva ma perde di spessore e di presenza. Molto belle, invece, le armonie vocali create con i due musicisti che l'accompagnano, a confermare come certe cose di fine anni sessanta (es. CS&N) siano ancora fondamentale ispirazione per i musicisti di oggi.

lunedì 6 luglio 2009

Ancora su Musica Distesa

Così è finita anche stavolta. Rapidamente, dopo mesi di preparativi. La manifestazione è riuscita, nonostante il cattivo tempo ed i conseguenti problemi tecnici ed organizzativi. Nonostante la proposta di quest'anno, certamente ancora più difficile e di nicchia.
La mostra di Alessandro Grazian, inaugurata il 22 giugno, è stata frequentata da quasi 300 persone lungo tutta la settimana. I quadri sono davvero d'impatto e l'allestimento, molto originale ha rafforzato l'effetto scenico. 
La serata degli emergenti è stata rovinata dalla pioggia incessante che non ha mai smesso di cadere, e pure si è creato presso il circolo ARCI Cs di Angeli di Rosora un bell'ambiente, intimo e raccolto.
Grande successo, invece, per la serata in ricordo di De André, alla Fornace di Moie. Più di 150 persone, molte in piedi, per uno spettacolo scritto per l'occasione da me e mio fratello e recitato dagli attori Gioia Tangherlini e Massimiliano Bedetti (oltre, ovviamente, alle canzoni ed alle musiche suonate da Giuliano). Davvero una bella serata, di grandi e vere emozioni.
Poi il consueto valzer di concerti, tuffi in piscina, salsicce notturne, birre gelate, emozioni musicali, vini buoni. Il tutto un pò rovinato dalla pioggia caduta fino alle 18.00 del venerdì e del sabato, e causa inevitabile di ritardi e nervosismi vari. Però è andata, con una stima di circa 500/600 persone nell'arco delle tre giornate/nottate. 
Da sottolineare: venerdi il bel concerto dei Silvia's magic hands, cocktail di blues e psichedelia e fango e simpatia.

Sabato l'ottimo e caldissimo set dei due pazzi siciliani Il pan del diavolo, seguiti da un grande concerto di Ettore Giuradei, ispirato e tirato. 


Per chiudere, alla domenica, l'ottima atmosfera creata da Thony, voce davvero interessante ed emozionante, ha introdotto il reading di Emidio "mimì" Clementi, accompagnato alla chitarra dal bravissimo Stefano Pilia. Grande pathos, parole che arrivavano nel silenzio totale de La Distesa, poche luci ad illuminare il palco immerso nella natura, alcune foto a raccontare, insieme a voce e musica, la storia di Matilde e dei suoi tre padri. 




venerdì 3 luglio 2009

Terre Silvate 2008

Ieri ho ricevuto uno dei più bei riconoscimenti da quando faccio vino. No, non la constatazione di mirabili profumi o l'assegnazione di altissimi punteggi. Niente di tutto questo. Semplicemente mi ha fermato un cliente, mentre camminavo lungo il Corso di Jesi, e mi ha fatto i complimenti per il Terre Silvate nuovo. Aggiungendo: "si beve benissimo, un bicchiere tira l'altro!"
Questo è il vino naturale come lo intendo io. Un vino che si lascia naturalmente bere.

martedì 30 giugno 2009

Crollo verticale

Conosci la stanchezza estrema? Quando si spegne l'interruttore e senti che non ce n'é più? A me capitava dopo qualche esame universitario particolarmente impegnativo. L'adrenalina che ti scorreva nelle vene da tempo presenta il conto. I nervi che hai tenuto tirati per troppi giorni mollano. Lo stress accumulato, perché c'è maltempo, perché ci sono problemi tecnici, perché ci sono mille cose da tenere a mente, perché ci sono trenta persone da coordinare, tutto quello stress ti svuota ed appena molli, crolli.
Non so se ci sarà una quarta edizione di Musica Distesa. La fatica è tanta, i problemi anche, il lavoro tutto volontario. Però c'è la consapevolezza di avere fatto una operazione culturale importante. Di aver fatto una cosa bella. Con quel palco che esce dal buio della natura e da cui si sprigionano note e parole ed emozioni forti. Con un gruppo di lavoro affiatato. Con una offerta interessante e mai banale. Non so se ne vale la pena. Non so se basta. Però ci tengo a pubblicare una poesia che mi è arrivata ieri, scritta da una persona che era presente alla serata di sabato.

Musica Distesa Festival

Questo è un giorno di vittoria, cantano dal palco
È musica distesa in questo ventre nero di colline

Ritmi infernali 
Parole crude 
Giovani geniali appassionati

Non si accontentano di regalarti istantanee di vita
Sei trascinato
Scrollato
Svuotato e riempito

Giostra danzante
Ruggito di corpi liberi

Momento perfetto nell’'umidità della terra
Nei bicchieri di vino
Quello buono
Quello antico
Qui vigilano attenti
Su questi giovani coloni multiculturali
Intere generazioni di fantasmi contadini

Non si può sbagliare

Arrivano da lontano vite
Giovani coraggiose
Si misurano 
Passioni speranze storie da vendere

Musica Distesa Festival
Una scommessa ogni anno

E le campagne
Un tempo abbandonate da sempre
Ora come nuove
Cantano

Questo è un giorno di vittoria.

  

domenica 21 giugno 2009

La crisi negli Stati Uniti

I numeri economici spesso non riescono a trasmettere pienamente la realtà delle cose. Si parla di un calo percentuale del PIL del 6%, di un aumento della disoccupazione al 9%, ecc. ma questi numeri restano lontani dalla percezione del comune cittadino. 
Ultimamente ho avuto modo di parlare con amici o conoscenti americani e quello che mi dicono va davvero oltre i freddi numeri dell'economia. La crisi negli Stati Uniti è devastante. Il mercato immobiliare è crollato mesi fa ed ora è totalmente fermo. Il settore automobilistico è al fallimento. Le grandi banche continuano a chiedere soldi allo Stato per sopravvivere. 
Sto ospitando una woofer americana, di Dallas, neolaureata. Ci ha detto che in questo momento è sostanzialmente impossibile negli States trovare un lavoro decente, e che per questo è venuta a fare questa esperienza in Europa, sperando che al suo ritorno le cose saranno migliorate. 
Il mio importatore americano mi dice che la situazione è peggiore di quella post 11 settembre. La crisi ha colpito non solo le classi basse ma anche i ricchi californiani. Lo Stato della California, l'ottava potenza economica al mondo, è alla bancarotta e dovrà accedere a speciali finanziamenti federali, oltre che ristrutturare pesantemente il proprio bilancio. 
In tutto ciò il mercato del vino si sta ricollocando su vini "di prezzo", spesso di qualità mediocre, oppure su vini di nicchia, abbandonando progressivamente le bottiglie di gran moda degli anni novanta. Va forte, ad esempio, il Prosecco, mentre soffrono i grandi toscani ed i piemontesi più internazionali.
Per ciò che concerne la ristorazione è emblematico il caso di Los Angeles dove alcuni ristoranti italiani di fascia alta si stanno ricollocando come trattorie, tornando ai piatti della tradizione e abbassando conseguentemente i prezzi: evidentemente anche nella città di Hollywood  e Beverly Hills la crisi morde duramente. Qui l'articolo completo del Los Angeles Times sulla ristorazione: 

domenica 7 giugno 2009

Musica Distesa 2009

Silvia's magic hands: i vinili, il boogie,il missisipi,gli umori di seattle,il rumorismo e le campagne folk inglesi,hanno impregnato il suono di quell'odore indipendente e metropolitano. Canzoni semplici,ma irriverenti e nervose nella forma assunta:sottofondo da club fumosi,diapositive ingiallite e strumenti impolverati. Fruscii di giradischi,schiene inarcate ed i piedi si ritrovano a portare il tempo su mozziconi di sigarette.
Il Pan del diavolo: originalissima mistura di folk, bluegrass e country in salsa siciliana. Pochi strumenti acustici per una straordinaria energia musicale al servizio di testi irriverenti e diretti.
Ettore Giuradei: un concerto seducente e partecipato, un viaggio onirico tra dolci ballate, rumori violenti, fiabe cantate, luci giocate in cui emerge un linguaggio teatral-musicale continuamente spiazzante. Ettore Giuradei e’ un songwriter moderno, un grande talento a metà strada tra lo sbraco di Paolo Rossi, la gigioneria di Capossela e l'imbarazzo di un talentuoso ma timido commediante al primo provino.
Thony: soffici ed intriganti melodie di chitarra, una densa e intensa vocalità, in bilico tra aggressività e fragilità, tra passione e disincanto.
Emidio Clementi: fondatore e cantante dei Massimo Volume, gruppo storico del rock indipendente anni Novanta appena tornato sulle scene, e autore di quattro romanzi di successo. Chiuderà la rassegna con un reading dal suo ultimo libro “Matilde e i suoi tre padri”, accompagnato alla chitarra da Stefano Pilia, chitarrista nella attuale formazione dei Massimo Volume.



sabato 30 maggio 2009

Fuori dalla crisi?

Le cifre scivolano via. E quasi non si fa più caso al loro significato più profondo. Prodotto Interno Lordo 2008 -1%, Prodotto Interno Lordo 2009 -5%, disoccupazione nel 2010 al 10%, tassi di interesse prossimi allo zero, inflazione ai minimi da più di 40 anni. E’ il bollettino di guerra della relazione del Governatore della Banca d’Italia di ieri. Ovviamente i media si sono lanciati sui segnali di ripresa, sull’inversione di rotta, sulla ritrovata stabilità dei mercati finanziari, ed è giusto così. Siamo nel fondo della peggiore crisi del capitalismo dagli anni trenta del novecento (perché questo è quello che ci dicono i numeri a livello mondiale) ed è del tutto chiaro che si tenti di sopravvalutare i segnali della ripresa. La realtà, però, suggerisce grande cautela. La disoccupazione è in crescita, ed è una naturale risposta del mercato del lavoro al crollo dell’economia. Ma gli effetti della disoccupazione in termini di caduta del potere di acquisto e, dunque, di ulteriore calo della domanda, si protrarranno nel tempo e in questo contesto i governi, essendosi già dissanguati per rifinanziare le banche, avranno grossi problemi nello sviluppare politiche di sostegno dei redditi e di contrasto della disoccupazione.
Quello che, però, appare più preoccupante è che il flebile ottimismo tornato sui mercati sembra offuscare ogni ragionamento, che pure era cominciato, sulla natura sistemica di questa crisi. Come se, dopo i naturali rimbalzi delle borse rispetto a quotazioni che erano in certi casi quelle di più di dieci anni fa, si possano agevolmente dimenticare o, peggio ancora, travisare, le cause di questa crisi.
Gran parte dell’establishment economico ci racconta che la crisi è stata colpa di alcune banche “impazzite”, di un mercato americano che ha perso il controllo, di speculazioni finanziarie mal controllate. In definitiva, detta così, parrebbe un accidente di percorso all’interno di un sistema altrimenti sano e valido. Eppure un calo della ricchezza nazionale del 5% in economia è un fatto moltorilevante, se non devastante, specie in un paese come l’Italia dove la dinamica salariale è ferma da anni. In realtà la spiegazione “finanza malata” è vera ma fino ad un certo punto.
Come diversi economisti progressisti hanno fatto notare (Rubini, Stiglitz, Krugman, Napoleoni, ecc.) in realtà la “finanza malata” è stata un effetto di alcune precise politiche economiche. La cosiddetta “economia dell’offerta” degli anni ottanta: una ideologia politico-economica (chiamata poi neo-liberismo) che ha letteralmente messo le chiavi della crescita economica nelle mani dei banchieri centrali e delle istituzioni finanziarie. Bassi tassi di interesse, bassa inflazione, basso livello di tassazione, privatizzazioni, scarsa regolamentazione dei mercati finanziari sono divenuti i principi di un paradigma economico che ha retto per quasi trent’anni e che, ovunque nel mondo, ha avuto l’effetto di elevare le rendite, abbassare i salari reali, aumentare il debito di imprese e famiglie, creare una crescita economica artefatta perché trainata da settori che si prestano naturalmente a bolle speculative (edilizia e finanza in primis). Quello stesso paradigma veniva poi adottato dagli organismi internazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale innanzitutto) che ne applicava i principi anche nei paesi in via di sviluppo distorcendo in modo significativo le economie dell’intero pianeta.
La crisi era già in atto prima di settembre 2008 quando esplose in modo devastante con il fallimento di Lehman Brothers. Una crisi certamente legata ai problemi del credito e, dunque, al sistema finanziario. Problemi che, però, a loro volta nascevano da una assoluta sproporzione nel peso assunto da tale settore nelle economie nazionali, dove da troppi anni i consumi e gli investimenti anziché derivare da potere di acquisto reale (salari e risparmi) si sono basati sull’indebitamento (privato e pubblico). A tutto ciò si aggiunga che interi settori dell’economia produttiva, come quello fondamentale dell’energia, sono rimasti privi per anni di sostanziali e reali innovazioni e che in qualche modo gli enormi disavanzi pubblici derivanti dai salvataggi bancari dovranno essere ripianati. Si può facilmente intuire come la crisi del capitalismo, dell’ultimo capitalismo, sia lungi dall’essere superata.
Oggi molti di coloro che più evidentemente si erano esposti verso politiche neo-liberiste tessono le lodi dell’intervento pubblico in economia e parlano di protezionismo e di regole per i mercati. Fra destra sociale e sinistra liberale, tutto oggigiorno si confonde. Ma è una facciata. Tutto cambi perché nulla cambi. Ci attendono le elezioni europee. Per un parlamento che vede Popolari e Socialisti essere più o meno egualmente responsabili delle politiche di questi ultimi anni, nel bene (lo Stato sociale non si è dissolto) e nel male (l’Unione Europea è stata basata su solide basi monetariste e neo-liberiste).
In una campagna elettorale assolutamente priva di contenuti è scomparso il tema delle grandi riforme economiche, come se la crisi fosse già un lontano ricordo. Una nuova indicizzazione dei salari? Una tassazione internazionale delle rendite finanziarie? Un nuovo sistema di cambi fra vaste aree monetarie (dollaro, euro, yen, yuan)? Un grande piano per le energie rinnovabili, l’innovazione e la ricerca? La nazionalizzazione di una parte del sistema creditizio? L’unione europea delle politiche fiscali e non solo di quelle monetarie? Intanto abbiamo salvato il salvabile, si dice, poi si vedrà.
Intanto, la decrescita si è materializzata. Non più nei libri e nelle disquisizioni di qualche radical-chic di sinistra che sogna una nuova economia. Ma in una recessione dura che non trova spazio sulle televisioni o nei giornali e che secondo il linguaggio freddo degli economisti si riassume in un numero: -5% nella misura del nostro benessere materiale.
Non resta che attendere i risultati del voto per capire quali indicazioni i cittadini europei vogliano dare alla classe politica. In Italia, purtroppo, lo sappiamo già.

sabato 23 maggio 2009

Musica Distesa III

Programma

Lunedì 22 giugno – ore 18.00
Jesi, Palazzo dei Convegni:

Inaugurazione della Mostra di pittura di Alessandro Grazian “Figure”.
Presentazione della 3° rassegna “Musica Distesa”.
La mostra resterà aperta sino al 28 giugno.

Martedì 23 giugno – ore 20.00
Rosora, Centro Sociale – Circolo ARCI Cs
:
Spazio emergenti: SOLINDO, JAM BREAK, MAMUTH Live@Angelidirosora

Mercoledì 24 giugno – ore 21.00
Moie, Biblioteca La Fornace:

“Sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete”: Fabrizio De andrè e l'amore, un percorso unico fra testi e musiche, letture e canzoni.

Venerdì 26 giugno
Cupramontana, Agriturismo La Distesa:

Ore 17.00 Apertura stands eno-gastronomici
Ore 19.00 Cena
Ore 21.00 Concerto ENIVE (Pesaro)
Ore 22.00 Concerto SILVIA’S MAGIC HANDS (Forlì/Cesena)
Ore 23.30 DJ set

Sabato 27 giugno
Cupramontana, Agriturismo La Distesa:

Ore 14.30 Massaggi, piscina, calcetto.
Ore 15.30 Apertura stands eno-gastronomici e prodotti equi e solidali
Ore 18.30 Aperitivo letterario
Ore 19.30 Cena
Ore 20.30 Concerto STREMAGANZA (Serra San Quirico)
Ore 21.30 Concerto IL PAN DEL DIAVOLO (Palermo)
Ore 22.30 Concerto ETTORE GIURADEI (Brescia)
Ore 24.00 DJ Dondi (funk, elettronica) + DJ Dado (house, minimal, techno) da radiocittàfujico (Bologna)

Domenica 28 giugno
Cupramontana, Agriturismo La Distesa:

Ore 14.30 Massaggi, piscina, calcetto
Ore 15.00 Apertura stands eno-gastronomici e prodotti equi e solidali
Ore 17.00 Arena di libera poesia
Ore 18.00 Aperitivo
Ore 19.00 Cena
Ore 20.00 Concerto THONY (Roma)
Ore 21.30 Reading EMIDIO CLEMENTI (Massimo Volume - Bologna)
“Matilde e i suoi tre padri”. Alla chitarra Stefano Pilia.

Organizzazione: Cupraliberacupra/I soliti sospetti * Direzione artistica: Giuliano Dottori. * Artwowk: Alessandro Grazian.* Ufficio Stampa: Stefania Cesari. * Enogastronomia: GAS Cupra. * Possibilità di campeggio * Alloggi e promozione del territorio: www.cupramontana-accoglie.it  Per info: 3341976342 – cupraliberacupra@tiscali.it