venerdì 27 marzo 2009

Appuntamenti fieristici

Da domani e fino al 31 sarò a Dusseldorf per Pro-Wein. Mi troverete allo stand dei "Piccoli Produttori - Grandi Vini", Halle 3 stand D145. Sarà un momento importante per verificare la reazione dei mercati del nord-europa alla crisi.
Poi sarò a Verona, ma solo nella giornata di venerdì 3 aprile, ospite dello stand dell'amico Filippo Antonelli a Vinitaly. Lo stand si trova in Regione Umbria. A verona, invece, misurerò lo stato del mercato italiano e di quello americano e giapponese. Dopodiché vedremo che 2009 ci attende.
Consiglio a chi dovesse transitare per Verona le consuete fiere "alternative", a Villa Boschi e a Villa Favorita. In particolare la prima, Vino Vino Vino, che riunirà quest'anno diverse anime del mondo bio-naturale. Mi sarebbe piaciuto partecipare ma purtroppo le spese e gli impegni sono molti e scarse invece le risorse. Specialmente in fatto di tempo e di energie nervose.  

mercoledì 18 marzo 2009

Progetto κοινη: un nuovo vigneto, un nuovo aiutante

Ieri abbiamo finito di impiantare un vigneto nuovo. Con questo impianto parte ufficialmente il progetto κοινη, dal greco "comune". Di cosa si tratta? Si tratta del nuovo percorso, appunto comune, di un gruppo di amici con una lunga storia alle spalle. Si tratta della messa in comune di risorse, passioni, energie per arrivare alla produzione di un grande vino rosso, sotto la guida ed il marchio La Distesa. Si tratta per il sottoscritto di una nuova sfida agronomica ed enologica, anche per la tipologia di impianto, da condividere con gli amici di sempre.  
Ho pensato a un impianto con fittezze molto elevate (circa 6500 piante ad ettaro) e ad una conduzione ad alberello. Due novità assolute per il territorio di Cupramontana. I vitigni prescelti sono il Sangiovese, il Montepulciano e la Vernaccia nera. Sono stati scelti molti cloni differenti per ogni vitigno così come differenti portainnesto, in modo da creare la massima bio-diversità. 
L'emozione è grande. Da una parte c'è la gioia di condividere questa avventura con persone che vedo sempre meno ma che hanno segnato una parte importante della mia vita e con cui vi sono ancora sintonie e concordanze. Dall'altra c'è la sensazione tutta particolare che ci accompagna quando si fa qualcosa destinato a durare nel tempo: tutto ha un peso specifico differente perché c'è la consapevolezza di iniziare un percorso che non ha una data di scadenza. Ci sono vigneti con 50 o 60 anni di età, e ciò significa che molto probabilmente le barbatelle piantate in questi giorni ci sopravviveranno.
Infine mi fa piacere condividere questa situazione con Giovanni Loberto, giovane enologo milanese appena diplomatosi. Da gennaio lavora in azienda, affiancandomi in tutte le attività principali, dalla campagna alla cantina. In una fase di crisi come quella attuale in cui tutti sembrano ridimensionare la forza lavoro, la collaborazione di Giovanni è un investimento che ho pensato di compiere per far crescere ancora l'azienda dal punto di vista della qualità. Molti sono i progetti in cantiere, oltre a questo nuovo vigneto. C'è tanto da fare: per migliorare sempre, per inseguire ancora nuove sfide, per realizzare almeno qualcuno dei sogni che ci riempiono la testa.
 
  

domenica 15 marzo 2009

Mauro Pagani a Moie

Che gran concerto ieri sera alla Fornace di Moie! Mauro Pagani, accompagnato da Eros Cristiani alle tastiere e Joe Damiani alla batteria, ci ha condotti lungo un percorso che ha riunito il progressive con cui è cresciuto e che ha segnato gli inizi della sua carriera (brani di King Crimson, Genesis, Jethro Tull, PFM, Area), il sodalizio con De André (Brani da Creuza de ma) e i brani del nuovo disco (Domani).
Recentemente avevo visto la PFM di Mussida e Di Cioccio rifare De André ed loro i cavalli di battaglia. Grande concerto anche quello, certamente più elettrico e rock nell'intenzione. Ieri sera c'era un approccio diverso, forse più jazzistico e cantautorale, ma certamente il livello è stato altissimo ed è risultato molto stimolante vedere come alcuni pezzi italianissimi reggano il confronto con il meglio del rock internazionale anni settanta. Quel tipo di musica italiana era davvero avanti, sia che si parlasse il linguaggio della musica "progressiva", sia che si parlasse secondo la poetica "etnica" e cantautorale del grande Faber.  In questo senso la figura di Pagani si configura davvero come uno straordinario collettore di tendenze, esperienze, percorsi musicali diversi e coerenti al contempo. Una sorta di Ry Cooder italiano, con il valore aggiunto di una cultura umanistica tipica dello spirito europeo.
Per la cronaca: il concerto, inserito nella rassegna Controcanto, era gratuito. Complimenti ad Arci e Provincia di Ancona che l'hanno reso possibile.  

venerdì 6 marzo 2009

La mia Bruce crisi

Non è la prima volta. E non sarà l'ultima. Ma certamente sono in piena Bruce crisi. Lo capisci quando la voglia di ascoltare l'ultimo disco non c'è; lo senti quando ti scorrono di fronte le date del nuovo tour e non riesci a deciderti; ti è chiaro mentre Massi ti lancia l'idea di andare a Dublino e tu tergiversi; ti è lampante quando ricominci ad ascoltare il bootleg di Genova '96.
Dunque, andiamo con ordine. Workin' on a dream non ha aiutato, questo è certo. Ma non è la causa. Il disco in sé contiene un paio di canzoni davvero brutte, ha un paio di canzoni inutili, ha dei suoni a volte discutibili. Ma ha anche un pugno di canzoni meravigliose, è suonato divinamente dalla prima all'ultima nota ed è pieno di idee e melodie. Non voglio entrare nel merito. E' uno Springsteen ancora diverso e, per certi versi, coraggioso. 
Il problema è un altro.
Il problema è che sono cresciuto che per avere un disco di Springsteen bisognava aspettare anche 4 anni. Sono cresciuto che per avere del materiale video bisognava scambiarsi loscamente VHS scoloriti in qualche fiera di settore. Sono cresciuto senza Greatest hits o Essentials o altre operazioni commerciali. Sono cresciuto che Springsteen non rilasciava interviste o, comunque, aveva un rapporto davvero minimale con la stampa. Alla fine degli anni ottanta sono cresciuto, cioé, con l'idea che Springsteen non fosse come tutti gli altri. Che fosse un alieno. Una cosa strana: assolutamente dentro al mainstream discografico ma al tempo stesso lontano anni luce da esso nelle scelte artistiche. 
Questa presenza/assenza significava una moltiplicazione assurda e fanatica del desiderio, che esplodeva nei concerti dal vivo (fino al 1996 davvero pochi in Italia) e nella isterica ricerca del bootleg definitivo. Ma significava anche, dall'altra parte, che ognuna delle parole scritte o delle note suonate aveva un peso semantico devastante. La leggenda di Bruce si è dipanata negli anni settanta e ottanta tramite i meccanismi potenti della creazione mitologica, per quanto concerne la densità di testi e musiche, e del passaparola per quanto concerne la comunicazione.
Negli ultimi anni, invece, è stato pubblicato di tutto. Raccolte, inediti, DVD, anniversari, progetti solisti, dischi tributo e chi più ne ha più ne metta. Articoli di giornale, retrospettive, interviste, apparizioni televisive, speciali radio e tivvù sono venuti di conseguenza. Si aggiunga a questo il fatto che dal 1999 in avanti, salvo rari momenti, il nostro è venuto in tour continuativamente in Europa ed Italia. A volte con risultati altalenanti (vedi tour 2003 e 2005). Tutta questa sovraesposizione se, da una parte, ha fatto riesplodere interesse per quella che a metà degli anni novanta era ormai solo una vecchia icona rock in fase decadente, dall'altra parte ha, a mio avviso, pesantemente modificato l'idea di uno Springsteen "indipendente" dalla discografia o dal sistema dei media.
La realtà è, quindi, che dopo il picco assoluto raggiunto con l'ultimo tour, uno dei migliori da 25 anni a questa parte, c'era bisogno di una fase di decompressione. Di una assenza. Di una riflessione. Di una sedimentazione. Specie in un momento di grande crisi in tutto il mondo. 
La dimostrazione di ciò sono i testi di Workin' on a dream: grande mestiere ma ben poche emozioni. Senza un senso, una direzione. Cosa vuol dire Springsteen con questo disco? Boh. Di fronte a una crisi senza precedenti, il più "sociale" di tutti i cantanti rock se ne esce con canzoni in gran parte allegre e spensierate, o comunque in gran parte intimiste... Proprio quando la carriera di un musicista è così "leggendaria" serve grande attenzione nel muovere qualunque passo. Poiché i gesti e le parole hanno un peso specifico differente. 
Si dice: Bruce voleva solo divertirsi e divertire con un disco leggero (mi vien da pensare: chissà allora il tour...). Bene. Ma ciò non toglie che poi il disco sia stato dato in mano a Wal-Mart per la distribuzione, con grande sorpresa dell'entourage Obama e dei tanti attivisti liberal per cui Springsteen è punto di riferimento; che sia stata fatta la mega-marchetta del Superbowl; che sia stato costruito un tour ben attento a creare sold-out facili, per esempio attraverso la scelta di località balneari o festival molto conosciuti (da sempre evitati da Springsteen); fino all'ultima pugnalata che riguarda Max Weimberg, il colpo di grazia: pare che Max possa saltare alcune date europee perché occupato col suo progetto MW7 in televisione. E pare che verrà sostituito. Ora, a parte il fatto che non esiste nessuno che possa sostituire Max Weimberg nella ESB... Il punto è: ok la scomparsa di Danny e la sua pronta sostituzione, ma la ESB non era la sacra famiglia? Non era "tutti per uno uno per tutti"? Non poggiava proprio sulla irriducibilità della band alle dinamiche classiche dei marchi discografici buona parte del mito Springsteen? 
Ed allora vien da chiedersi: che succede? Che cosa è successo in questi anni? Dove stiamo andando?
Le prime risposte verranno dall'impostazione delle scalette del tour americano che parte in aprile: di tutto abbiamo bisogno tranne che dei soliti pezzi triti e ritriti. Serve un'idea. Serve una impostazione chiara nella scelta di brani che abbiano una coerenza ed un filo conduttore. Serve uno Springsteen che abbia ancora qualcosa da dire. Dell'ennesimo artigiano non sentiamo grande necessità.

mercoledì 4 marzo 2009

Vigneto Spescia

Dal mio letto dove giaccio con 40 di febbre posto questa foto di sabato scorso del vigneto Spescia. Stiamo ultimando le potature, se il tempo ci darà manforte.

mercoledì 25 febbraio 2009

Terre Silvate 2008

Ieri è nato ufficialmente il nuovo Terre Silvate. Con il taglio delle diverse parcelle, San Michele alto, Spescia e San Paolo, il vino è ora definito e caratterizzato. Difficile ancora parlarne. Sarà un vino meno difficile e complesso del 2007, sebbene abbia ancora una volta una struttura, un corpo, una gradazione alcolica più simili a Gli Eremi che a quello che dovrebbe essere il vino di annata dell'azienda. C'è, però, la consueta sapidità che ne agevola la beva. 
Ora mancano solo una piccola chiarifica e poi l'imbottigliamento in 6.000 pezzi, pronti per le fiere di primavera. 

giovedì 19 febbraio 2009

domenica 15 febbraio 2009

Follie d'inverno

Cosa succede quando due vecchi compagni di arrampicata si ritrovano, dopo alcuni anni d'inattività, in montagna, d'inverno, con al seguito le famiglie? Succede che, messi a nanna i bimbi, i due escano in una notte stellatissima, con una temperatura di -11 gradi per raggiungere un passo, parcheggiare l'auto, mettersi in marcia alla luce delle lampade frontali, camminare per un lungo tratto in salita sulla neve ghiacciata di una ripida pista. Succede che, malati di adrenalina come sono, si sdraino sui bob rubati ai propri bimbi e si gettino con la sola luce delle frontali in una folle discesa lungo la pista in questione, uno dei due lasciando a perenne memoria il calco della propria faccia sul ghiaccio. Succede che, non contenti, i due attendano il sorgere di una luna splendida per spegnere le frontali e ripetere l'impresa sostanzialmente al buio, eseguendo le curve a memoria e urlando nella notte per il mix oramai dimenticato di terrore e di divertimento. Dopodiché i due risalgono in macchina, si riscaldano con un vin brulé e vanno a dormire con l'idea che gli anni passano ma la pirlaggine no.
A parte questo simpatico aneddoto, due riflessioni enoiche: ottimo il Marzemino 2006 Bongiovanni bevuto insieme alla classica carne salada trentina. Mi sono sempre piaciuti i marzemino, i teroldego, i vini da uva schiava dell'Alto Adige, i lagrein. Diversi fra loro ma tutti accomunati da una caratteristica importante: la straordinaria bevibilità. Sono rossi che si bevono agilmente, senza impegno, ma con grande piacere, a tavola, con formaggioni e salumi grassi. Sulla stessa linea, ed illuminato da alcune pagine di Mario Soldati in Vino al Vino, Valeria ed io, sulla strada del ritorno dal trentino, abbiamo ordinato in una trattoriaccia romagnola mezzo litro sfuso di Sangiovese di Romagna. Che uno pensa: "chissà che ciofeca" ed invece siamo di nuovo lì, a mettere il naso in un vino semplice ma straordinariamente perfetto coi salumi e coi garganelli al classico ragù. Ignoriamo produttore, annata, vigna. Ma era un ottimo Sangiovese romagnolo, la cui beva mi ha ricordato certi vini francesi a base gamay. Solo che là, oltralpe, questi vini sono ben considerati, soprattutto dalla ristorazione. Mentre da noi per parlare bene di un Sangiovese di Romagna bisogna che sia Superiore, Riserva, Barriccato, Invecchiato, Arricchito... Allora forse viene considerato. Invece aveva ragione Soldati, quarant'anni fa, quando parlava di quei "piccoli vini" che spesso danno soddisfazioni più grandi dei vinoni rinomati. 

martedì 10 febbraio 2009

Vita, morte ed ideologia

Avrei voluto scrivere un lungo post sulla triste vicenda che si è conclusa ieri. Ho preferito tacere. Avrei scritto di laicità e di separazione dei poteri, ma sarebbe stato inutile e ripetitivo. In questa Italia che sempre più stento a riconoscere come una Repubblica liberale la corsa verso l'oscurità pare sempre più rapida. Meglio tacere. Ma non posso fare a meno di notare, con una provocazione magari un pò forzata, che molti di coloro che in questi ultimi giorni si sono levati a difendere le ragioni della Vita, senza se e senza ma, erano nel 1978 fautori di quella linea della fermezza che uccise Aldo Moro. Evidentemente la vita vegetale di Eluana Englaro valeva di più di quella funzionalmente attiva del Presidente della Democrazia Cristiana.
Potere dell'ideologia.

lunedì 2 febbraio 2009

Roma, Milano e dischi nuovi.

Tornato da poche ore dalla capitale. La fiera è andata molto bene. La qualità media degli espositori era molto alta. L'organizzazione buona. Molta gente, fra cui un gran numero di operatori. I vini sono piaciuti moltissimo. E poi c'è questo fatto, già successo a Milano ed a Fornovo, per cui un sacco di persone si avvicinano e mi parlano del blog. Di questo blog. Il che significa che questo spazio virtuale viene letto per davvero. Mi fa piacere. Ho sempre pensato che dietro ad una bottiglia di vino ci sia molto di più del solo lavoro in vigneto ed in cantina. Che ci sia, permettetemelo anche se pare una affermazione enorme, una visione del mondo. Cioè una cultura, un mondo di valori, un approccio alla vita. Il blog, dunque, spiega un pò anche i miei vini, li comunica. Costituisce un racconto parallelo, una sorta di vocabolario col quale interpretare il mio lavoro di vignaiolo. Che questo fatto sia notato ed apprezzato mi stupisce ma mi rallegra.
Ho assaggiato, un pò di fretta ma col consueto interesse, alcuni vini buonissimi. Primo fra tutti il Barolo 2004 di Baldo Cappellano ottenuto da viti su piede franco. Davvero incredibile per compostezza, austerità e dirittura. Poi un grande Pinot Nero 2002 austriaco della azienda Pretterebner. Finissimo, petroso, sapido. E poi l'Oslavia 2004 di Radikon ed uno straordinario Montepulciano d'Abruzzo 1983 di Emidio Pepe.
Dopodiché uscendo dalla fiera, per tornare a casa, mi sono imbattuto nel traffico dell'Olimpico dove si sarebbe svolta Lazio-Milan. Ho seguito la partita un pò in TV, aspettando una pizza, ed un pò alla radio. Godimento. Con tutti i dubbi per una squadra che ancora pare indietro nel gioco e nella attrezzatura difensiva, però fra Roma e Milano, nel calcio non c'è storia. Speriamo che proprio dalla Capitale parta la grande rincorsa allo scudetto.
Infine un pò di musica: l'ultimo disco di Daniel Lanois mi è piaciuto molto. Me l'ha dato mio fratello. Parte che sembra la continuazione di Achtung Baby degli U2, disco che ho consumato quando ero giovane giovane. Ma poi diviene più personale ed intimo, con le sonorità tipiche sue, tipo le ultime produzioni di Dylan, per intenderci.
A proposito di mio fratello: a breve uscirà il secondo disco. Nell'attesa è possibile scaricare gratuitamente una anteprima su lastfm. Sul sito www.giulianodottori.it info anche sulle date live.

lunedì 26 gennaio 2009

Vini naturali a Roma

Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio sarò a Roma per presentare i miei vini nella capitale. Mi fa molto piacere l'invito perché si tratta di una fiera che vedrà, credo per la prima volta, i migliori produttori del mondo biologico-biodinamico-naturale appartenenti alle diverse associazioni presentare tutti assieme il proprio lavoro.
Per informazioni su orari ed espositori cliccate qui. Ci vediamo a Roma.

venerdì 23 gennaio 2009

Così parlarono Slow food/Gambero Rosso

"Corrado Dottori opera scelte coraggiose e pratica una filosofia che mette al centro naturalità. Agricoltura biologica in senso stretto, uso di lieviti indigeni, interventi in cantina ridotti al minimo sono alcuni dei punti su cui Corrado non transige. I vini reagiscono di conseguenza. Hanno carattere generalmente scontroso, alta originalità, qualche piccola imperfezione tecnica, un profilo apprezzato da chi è aperto al nuovo, al diverso. Il più semplice (si fa per dire!) è il Terre Silvate: naso dai dolci sentori floreali, un po' pungente per accenni volatili, un pò semplici; al palato ha tono sostenuto da vivo nerbo e struttura legata a un residuo zuccherino stemperato dalla notevole sapidità finale. Il Nur viene da uve trebbiano dorato malvasia e verdicchio leggermente surmature. Fermenta sulle proprie bucce e si affina in barrique: nel bicchiere si veste di sfumature ambrate, ha un naso di erbe amare nocciola, buccia di mandarino; al palato ha attacco deciso, alcolico, contrastato, mentre il finale è lunghissimo, dal preciso carattere bucciato. Infine il Bianco 99, un vino dolce-non dolce ottenuto mediante metodo solera da uve trebbiano e verdicchio: pasta di mandorle, frutta secca, tratteggi ossidativi si fondono in un gusto non banale".

martedì 20 gennaio 2009

La Storia

Ci sono dei momenti in cui si percepisce la Storia. 
Ora sto guardando il giuramento di Barack Obama e capisco immediatamente che questo è uno di quei momenti. Da qualunque angolazione lo si guardi. Incredibile la partecipazione della folla; altissima l'attenzione del mondo; intenso il suo discorso, pieno di quella retorica e di quella cadenza da predicatore che lo hanno reso celebre.   
E poi capita che sul palco presidenziale salga Aretha Franklin a cantare e capisci che una cosa del genere può capitare solo in America.
Poi capita che una poetessa venga chiamata a declamare versi sul palco dove un minuto prima il Presidente ha tenuto il discorso di insediamento e capisci perché gli Stati Uniti d'America sono ancora un grande paese.
Poi capita che guardi su youtube il video di Bruce che canta This land is your land con Pete Seeger nel concerto per l'insediamento. E scopri che i due hanno cantato anche questa strofa: 
“There was a big high wall there that tried to stop me
Sign was painted, it said private property
But on the back side it didn’t say nothing
That side was made for you and me”
Hanno cantato la strofa "socialista" della canzone più famosa di uno, Woody Guthrie, sulla cui chitarra c'era scritto "Questa macchina uccide i fascisti". E l'hanno fatto sotto la statua di Lincoln, a Washngton, nel paese più capitalista del mondo. Per l'insediamento del primo presidente nero della storia. Ed allora ti viene da pensare che quel percorso accidentato verso un mondo più giusto, quel percorso che spesso si interrompe, che a volte sembra una strada senza uscita, che troppe volte perdiamo di vista, proprio quel percorso vale sempre la pena. E che è l'unico possibile, se pensi ai tuoi figli ed al mondo che vuoi lasciargli.

giovedì 8 gennaio 2009

Varie ed eventuali

Tornato da poco da un breve giro della Costiera Amalfitana. Ne scriverò a breve. Ora volevo scrivere uno di quei post davvero inutili ed incasinati che mi piacciono tanto.
Innanzitutto: pare che l'ultimo sia stato il dicembre più piovoso dal 1872. Ce n'eravamo accorti. Il telo copri piscina è divenuto a sua volta una piscina ed il muschio è cresciuto ovunque, nell'erba, nei vialetti, su muretti. Fatto sta che, nonostante la neve abbondante al nord, la pioggia infinita e le temperature rigide di quest'inverno, il 2008 è risultato uno degli anni più caldi di sempre. I dati parlano chiaro (vedi qui): noi vignaioli dovremo, quindi, seriamente confrontarci sempre più con il cambiamento climatico in modo aggressivo perché ormai non basta più nemmeno anticipare le vendemmie. Sì, ma come?
Poi: Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist (Confagricoltura) dichiara: “Niente trionfalismi per la fine d’anno dell’agriturismo! Inesistente l’annunciato “boom” per l’agriturismo delle festività appena concluse. Ospiti e presenze come lo scorso anno, ma l’offerta è aumentata del 6%. Oltre 20 mila posti letto rimasti vuoti". Finalmente, mi viene da dire. L'agriturismo in Italia è in crisi da almeno due anni ma nessuno lo dice, anzi. La causa? L'esplosione dell'offerta accompagnata da un lieve calo della domanda: le presenze straniere sono stabili mentre il piccolo boom italiano si è rivelato per quello che era, cioè una moda passeggera. Anche nelle Marche il calo c'è, ed ovviamente ne abbiamo risentito anche noi. 
Infine: meno male che c'è Giovanni Allevi che ci fa divertire. Io non l'ho mai particolarmente apprezzato, il marchigiano del momento. Gli riconosco un gran talento, quello dell'affabulatore e del markettaro di classe. Musicalmente non mi ha mai trasmesso granché. Ma, si sa, nel vuoto anche la mediocrità brilla. Ora che tutti gli danno addosso, da Uto Ughi ad un incazzatissimo direttore d'orchestra della RAI, quasi quasi mi diventa simpatico. Se non fosse che di fronte al talento geniale ed istrionico del "mio" Stefano Bollani qualunque nota suonata, così come qualunque polemica suscitata, dal "conterraneo" Allevi perda inesorabilmente valore.

sabato 3 gennaio 2009

I primi vini del 2009

Dedico il primo post dell'anno ad alcuni vini che abbiamo stappato in questi giorni di festa.
Il mio amico Bianco aveva la scimmia della Val Venosta e così ci siamo bevuti un superbo Riesling 2007 Falkestein. Meno minerale e verticale del Riesling di Peter Plieger, risulta però più largo e polputo e colpisce per una pulizia olfattiva ed una facilità di beva notevolissimi.
Lo Champagne L'Amateur di David Léclapart non è piaciuto granché ai miei commensali di capodanno ed invece a me sì. E molto. Assomiglia più ad un vino fermo che ad una bolla ma è lunghissimo, molto fresco e dritto, complesso al naso, benché dominato da sentori erbacei e terziari. E' certamente un vino che fa discutere. Può ricordare un pezzo prog anni settanta, chessò Genesis o King Crimson.
Solita grande prova del Riesling Reserve di Trimbach. Il 2002 è ancora "un bambino", con una acidità corrosiva e stupenda, con toni di cedro freschissimi ed una nota di kerosene sotterranea appena accennata.
Il Bianco aveva un'altra grande scimmia: Bordeaux. Abbiamo quindi bevuto un grand crus Margaux 2001, Chateau Giscours. Molto buono. Preciso, elegante, austero. Forse non così emozionante come un grande Borgogna, ma davvero un gran vino, in equilibrio fra le spezie e le erbe del Cabernet ed i frutti rossi del Merlot. Soprattutto: senza alcun segno di invadenza del legno. Un classicone.
Da classica a classica, diciamo da Parigi-Roubaix a Milano-Sanremo: il Barolo Vigna Chiniera 2000 di Elio Grasso ha mostrato tannini già docili, profumi molto fini di prugna, di amarena, di rosa appassita. Grande eleganza in bocca, nonostante l'imponente alcool. Forse non così complesso come ci si aspettava, ma certo un Nebbiolo tradizionale di valore assoluto.