mercoledì 23 marzo 2011

Sentirsi primaverili

Stiamo finendo di potare e legare in Contrada Spescia; negli ultimi giorni abbiamo sostituito pali di testata e tirato fili a San Michele, dato il cornoletame nel nuovo vigneto Manciano, sostituito barbatelle mancanti un pò in giro, respirato a pieni polmoni la prima aria primaverile. E' pure arrivato Pietre colorate, elegante e profondo come sempre.
E' il momento in cui non se ne può veramente più di freddo, umidità, nebbie, brine e piogge.
Il Rosso di Montalcino 2008 Pian dell'Orino è fantastico, croccante, succoso e netto. Il Sassella Riserva 2004 di Ar.Pe.Pe. è altrettanto buono sebbene diversissimo: petroso, quasi algido, ma stupendamente cristallino.
Grande discussione con gli amici di Pievalta sugli Champagne André Beaufort. Dolce o non dolce, fatto sta che la boccia di Polisy 2006 aperta per festeggiare l'amico Bianco è stata seccata nel giro di pochi minuti.

martedì 15 marzo 2011

25 anni fa, oggi

La notizia ci sorprese nel pieno della gita scolastica della terza media. Eravamo in Provenza, quattordicenni totalmente innocenti ed inconsapevoli. Al nostro ritorno ci venne detto di non andare scuola. Di non mangiare verdura e latticini. Di non uscire di casa, per quanto possibile. Di non fare attività sportiva per evitare di ossigenarsi troppo, col rischio di ingerire sostanze radioattive.
Le notizie erano, però, frammentarie e confuse. Ricordo in modo sfuocato dibattiti, discussioni, tesi contrapposte e, su tutto, una diffusa sensazione di paura e di angoscia. Gli adolescenti registrano le emozioni in modo spesso inconsapevole, ma è certo che Chernobyl fu per la mia generazione uno degli snodi determinanti per la crescita e la formazione di una coscienza critica.
Ecco, di fronte a ciò che accade oggi in Giappone, alla tragedia gigantesca delle vittime, dei feriti, degli sfollati, è doloroso dover pure ritornare con la mente a quelle giornate di 25 anni fa, dover ascoltare le bugie, le farneticazioni, le follie di persone che semplicemente non sanno di cosa stanno parlando.
E' tutto molto semplice: io non voglio che i miei figli debbano convivere con il rischio di incidenti in una qualunque sicurissima centrale nucleare di ultima generazione. Punto.

mercoledì 9 marzo 2011

Un vino, un libro, un disco

A smentire che in fatto di vino si debba ragionare secondo categorie preconcette l'assaggio di qualche giorno fa: The hess collection Napa Valley Cabernet Sauvignon 1997. Sì, avete capito bene, un gran vino della California. Bene: nessuna nota di legno, alcool limitato a 13 gradi alcolici, nessun sentore di sovramaturazione, nessun tannino sovra-estratto. Invece un naso rappresentativo del vitigno, con note speziate evidenti, solo leggermente virate verso le pirazine, delicato, fine, dove una nota balsamica intrigante fa da contrappunto ai frutti rossi, ciliegia matura sopra tutti. Ed è in bocca a sorprendere. Tannini setosi, facilità di beva, grande freschezza, il tutto a sostegno di un frutto scorrevole e pieno. Grande boccia, affascinante, e un grazie a Luciano che me l'ha regalata.
Ho letto, e consiglio vivamente, Stati Uniti d'Italia, antologia di scritti di Carlo Cattaneo a cura di Norberto Bobbio. Libro pensato nel 1946 per un'Italia appena uscita dalla guerra e che ripensava se stessa. Scritti sul federalismo democratico per capire cosa davvero si debba intendere per federalismo, al di là degli slogan facili e delle convenienze politiche.
Non riesco a togliere dal lettore Cd Sigh no more dei Mumford&Sons: folk rock esaltante, canzoni magnifiche, ritornelli portentosi, ritmi da ballare. Suonato e cantato benissimo, è un discone veramente straordinario di una band che mi piacerebbe proprio vedere dal vivo.    

martedì 1 marzo 2011

L'ex prima industria del sistema Italia

Fra i tanti problemi che ha questo nostro paese, intesa come comunità nazionale che il prossimo 17 marzo festeggerà un'importante quanto controversa ricorrenza, c'è l'ormai totale discrepanza fra le parole ed i fatti. Viviamo, cioé, in una realtà parallela dove tutti possono dire la loro senza alcun riscontro statistico o fattuale che possa confermare o meno certe affermazioni. E' il frutto di una società da un lato troppo e male mediatizzata (nel senso che i media - tutti, senza esclusione - invece di fotografare la realtà la manipolano); dall'altro di una caratteristica tutta italiana che è riassumibile nella frase: "...tanto poi tutto s'aggiusta...". Anche i numeri.
Questa banale premessa per parlare di turismo. Chi - in piccolo o in grande - ha avuto a che fare con il settore turistico nel nostro paese sa bene che gli ultimi anni non sono stati facili. C'è una crisi generalizzata nel settore che coinvolge tutti: alberghi, bed&breakfast, agriturismi, resort, campeggi. A parte il fatto che il sistema-Italia è arretrato pesantemente nel mondo, tanto da non essere più il nostro paese una meta fra le più ambite dai turisti, c'è un enorme problema legato al turismo interno: gli italiani viaggiano meno in generale ma se viaggiano scelgono sempre meno il proprio paese.
Eppure alla recente fiera BIT di Milano si sono come sempre suonate le campane a festa. E' una situazione che ricorda un pò il settore del vino, dove da diverso tempo si nega la crisi ed anzi si gioisce per l'aumento dell'export. Dimenticando che nel 1970 la media del consumo di vino in Italia era di 114 litri pro-capite mentre oggi è 40 litri pro-capite.
Questa scelta di privilegiare nelle politiche pubbliche il mercato estero, che è solo in minima parte legata alla globalizzazione, accomuna sia il settore vinicolo che quello turistico, col risultato di finire proprio nella tana del lupo, ovvero dentro ai mercati più competitivi e difficili.
Ecco, per farla breve consiglio l'articolo "turismo senza sorrisi" sul portale lavoce.info, dove è possibile trovare qualche numero e pure una equlibrata analisi.

venerdì 25 febbraio 2011

Credo in un solo dio...

Se esiste un dio della potatura il suo nome è Marco Simonit. Se vogliamo spiegare ai giovani quanto è figo stare in campagna e quanto è bello essere vignaioli questo è lo spot definitivo:


Tutti i video on-line della scuola di potatura della vite sono fatti molto bene e possono aiutare a capire molte questioni legate alla viticoltura. Questo sul cordone speronato a Montalcino è fantastico:

sabato 19 febbraio 2011

Per chi non c'era...

...E per chi c'era ed ha un pò di nostalgia...


domenica 13 febbraio 2011

I talebani del vino

File:Flag of Taliban.svg
Da qualche tempo, partecipando alle varie fiere del vino naturale, oppure girovagando per blog, colgo definizioni strambe di questo mondo variegato. "Talebani", "Massimalisti", "Integralisti", "Messianici". E ancora: "Ideologia", "Settarismo", "Estremismo", "Radicalismo", parole in libertà che vogliono disegnare il profilo di persone che, di mestiere, producono vino.
Sono il primo ad ammettere le contraddizioni insite nel mondo del "vino vero", così come la presenza di forzature e radicalismi. Eppure, per la mia esperienza, la grande parte dei produttori che fanno parte di questo mondo sono persone affabili, normali, simpatiche. Che non lanciano alcun messaggio violento o aggressivo. Semplicemente credono nella bontà delle proprie idee e nella forza del proprio lavoro.
Talebano non è una parola "neutra" e non dovrebbe - credo - essere usata a cuor leggero. Dopotutto si parla solo di vino.
Noto una deriva pericolosa. Per la quale ad una presunta eresia, quella appunto del "naturale", si risponde con il rafforzamento del paradigma, del dogma, del sistema. Finendo col divenire ancora più estremisti dei presunti eretici. Con l'ovvio corollario della delegittimazione altrui.
Nel caso specifico osservo un richiamo alla Scienza fuori luogo. Come se lo scontro fosse fra modernità ed arretratezza, fra lumi e tenebre, fra progresso e tradizione, fra scienza ed alchimia, fra realtà e misticismo. Avevo già provato a districare la matassa qui: http://ladistesa.blogspot.com/2010/04/il-vino-naturale-ed-il-dominio-della.html
Credo che la conferma più lampante della mia analisi siano le parole di un noto produttore intervenuto di recente sulla questione. Ecco alcune sue parole: 

"Sono un antinaturalista convinto e sono grato alla ragione che ci ha permesso di arrivare fin qui. La magia è un modo per nascondere la propria ignoranza dei fenomeni naturali. Ovviamente odio i vini naturali o meglio quelli che ostentano di essere tali. Nessun vino è naturale (tende a diventare aceto per sua natura) e non lo è nemmeno l’uva. La vite deve essere addomesticata (violentata direbbe un ambientalista!) per produrla altrimenti produrrebbe legno"

"I “vini naturali” sono una brutta invenzione dei giornalisti che porta indietro di anni la bevuta che si stava imponendo. Con un piccolo intermezzo per i vini eleganti si è passati dai vini-pasto ai vini-feccia. Come dire dalle caverne alle palafitte".

"Non credo che ci sia un produttore di vini “naturali” di buon senso che qualche volta non abbia usato i sistemici (altrimenti qualche anno avrebbe saltato la vendemmia)". 

"Il naturalismo vive di tanti miti. ne va sfatato un altro, cioè che il lievito selezionato abbia un potere omologante e che il lievito “indigeno” (ma chi è?) determini – o aiuti a determinare – la territorialità del vino. Beh smettiamola con queste favole, tra l’altro cattive. Non esiste alcuno studio scientifico che dimostri questa convinzione, nemmeno come ipotesi. il lievito selezionato permette di pulire il vino prima di mandarlo in fermentazione e permette di farlo fermentare a temperature basse (vi ricordate il compiacimento del solito contadino quando il suo vino “bolle”? e quello che si vuole?). Ora il problema non è che il naturalista non vuole usare queste procedure perché non sono naturali, ma perché “non può” usarle. Il suo vino non completerebbe la fermentazione e probabilmente finirebbe per estenuarsi in una fermentazione languente con un sicuro aumento della volatile. Non c’era qualcuno (ancora tra noi) che voleva riprodurre il vino bevuto da Gesù? che per questa ragione si è lasciato piuttosto crocifiggere"

Qualcuno ha ancora dei dubbi su chi siano i "massimalisti" e gli "estremisti"?
Per quanto mi riguarda sono stufo. Stufo di dover produrre vino aggiungendo sempre un aggettivo. Mi piacerebbe produrre vino e basta. E che fossero gli altri a dover scrivere "bevanda a base di uva ed enzimi, lieviti selezionati, sostanze azotate, tannini, gomma arabica, mosto concentrato rettificato, vitamine, polivinilpirrolidone, e chi-più-ne-ha-più-ne-metta". Così come mi piacerebbe non essere io a certificarmi bio, ma che fossero i convenzionali a certificarsi chimici, dichiarando loro, e non noi, che cosa buttano nei campi.
E' una proposta da Talebano?

lunedì 7 febbraio 2011

Pane e libertà

Pane o libertà? Il mio post precedente citava un report della Fao sul prezzo del cibo, i commenti hanno finito col parlare di libertà. Giusto così. Eppure non riesco a togliermi dalla testa il Manzoni e la rivolta del pane in cui si trova coinvolto Renzo. (Qui il link ad un bel pezzo  che ne parla).
La realtà è che l'ottantanove arabo è qualcosa di straordinario e preoccupante. Ho chiesto di scriverne a Giovanni Bochi, antropologo specializzato in mondo arabo che ha vissuto a Il Cairo, oltre che in Libano e Siria. Queste le sue parole:
"La rivolta democratica e anti-autoritaria che ha investito l’Egitto ha sorpreso molti analisti: a guidarla non sono i Fratelli Musulmani, il gruppo di opposizione più popolare e organizzato, ma le giovani generazioni istruite, frustrate dalla mancanza di libertà civili e dalla cronica disoccupazione. Gli slogan di Piazza Tahrir non hanno come obiettivo Stati Uniti e Israele, quanto il regime di Mubarak, che da trent’anni ha imposto sul paese lo stato di emergenza. Ad accrescere il malcontento, soprattutto fra i ceti popolari, è stato l’aumento dei prezzi alimentari, in un paese che importa larghe quantità di grano dall’estero. Mentre i dimostranti premono per le dimissioni di Mubarak, dietro le quinte prende forma una “transizione morbida” dalla crisi. Protagonista sembra essere il vice-presidente Omar Suleiman, ex-capo dell’intelligence con solide credenziali militari. Questa sembra l’opzione suggerita dalle cancellerie occidentali, per le quali un improvviso vuoto di potere può aprire scenari di caos e radicalizzazione politica sul modello della rivoluzione iraniana del 1979.  In questo senso vanno interpretati i tentativi del regime di riportare il paese alla normalità, con un misto di aperture politiche e repressione: da una parte, Suleiman ha fatto alcune concessioni, aprendo un tavolo di trattative con le opposizioni; dall’altra, continuano gli arresti e le intimidazioni nei confronti di giornalisti e attivisti politici. La variabile indipendente è costituita dalla resistenza del movimento di protesta, nato e cresciuto grazie a Facebook e Twitter. Nessuno dei partiti di opposizione, a partire dai Fratelli Musulmani, sembra infatti in grado di orientarne e controllarne  gli umori. Anche la marginalizzazione e la progressiva uscita di scena di Mubarak, tuttavia, potrebbero non garantire un vero sbocco democratico.  Aldilà della personalità del rais, il regime egiziano si fonda un esteso apparato militare e poliziesco, che ha vaste ramificazioni nella società così come nell’economia. Vera cartina di tornasole della crisi è l’esercito. Fino ad ora, ha assunto una posizione neutrale, che gli ha guadagnato la simpatia dei manifestanti anti-Mubarak e il sostegno implicito dell’amministrazione americana.  Anche l’esercito, tuttavia, è parte integrante del regime egiziano: sotto Mubarak le alte sfere militari hanno beneficiato di molti privilegi, che non sono intenzionati a perdere.  Se le proteste di piazza dovessero intensificarsi, con l’obiettivo di forzare la caduta del regime, allora l’esercito dovrebbe decidere da che parte stare". 

venerdì 4 febbraio 2011

Pane, amore e fantasia

Le recenti rivolte in Algeria e Tunisia, che sono all'origine anche dei moti in Egitto, sono nate inizialmente a causa dell'aumento dei prezzi del pane.
La Fao (Food and agriculture organization) avverte che i prezzi degli agroalimentari nel mondo non sono mai stati così alti. Secondo il "Food price index 2010" dell'organizzazione dell'Onu, generi alimentari fondamentali, come grano, cereali, zucchero e carni, hanno superato i record storici del 2008 quando l'impennata dei prezzi aveva causato violente proteste in America Latina, Africa ed Asia. L'indice Fao è aumentato del 32% nella sola seconda metà del 2010 e il trend non accenna a diminuire nel 2011.
Questa la notizia.
Poi c'è la realtà. Qualunque agricoltore sa che i prezzi pagati all'origine sono bassissimi e comunque molto raramente in grado di coprire i costi di produzione e di garantire un reddito decente. Questo è più o meno vero in tutto il globo e per molte produzioni agricole.
Ovviamente la colpa è del clima, della crisi, dell'aumento della domanda, della mancanza di liberalizzazioni, della scarsa diffusione di Ogm e così via... Mai nessuno che dica una parte della verità: esattamente come il petrolio oramai i prezzi delle "materie prime" agricole rispondono a meccanismi solo finanziari: i futures e i derivati le cui quotazioni dipendono dalle borse merci mondiali e dalle dinamiche imposte delle grandi catene di distribuzione alimentare multinazionali. Ecco perché i contadini guadagnano poco e i consumatori pagano tanto.
E' la globalizzazione, baby. Alla faccia della sovranità alimentare.

venerdì 28 gennaio 2011

Nuovo tour

5-6 Febbraio, Roma.
Vini Naturali a Roma. Terza edizione del bellissimo evento organizzato da Tiziana Gallo nelle eleganti sale dell'Hotel Columbus in Via della Conciliazione. www.vininaturaliaroma.com
10 Febbraio, Treia (Mc).
Degustazione c/o Casolare dei segreti. Degustazione e cena in compagnia di due altri bravissimi produttori, Nino Barraco e Nicoletta Bocca. www.casolaredeisegreti.it
16 Febbraio, Perugia.
Verticale de Gli Eremi. Annate storiche non più in commercio. Degustazione c/o Ristorante Stella.
5-6 Marzo, Agazzano (Pc).
Sorgente del vino live. Castello di Agazzano. Terza edizione del bellissimo mercato dei vignaioli organizzato da Sorgente del Vino. www.sorgentedelvinolive.org
27-29 Marzo, Dusseldorf (DE). 
Prowein. Un pò di globalizzazione non guasta. E poi, alla sera, una buona birra ed uno stinco come si deve sono d'obbligo.
7-9 Aprile, Cerea (Vr). Vino, vino, vino.
Vini secondo natura. Con il Consorzio vini veri per comunicare l'atto agricolo come atto culturale, a pochi passi da Vinitaly. www.viniveri.net

Non garantisco lo stage diving ma vi aspetto numerosi!

venerdì 21 gennaio 2011

AAA azienda agricola vendesi

Vendesi azienda agricola specializzata in produzione di vini e olio bio. Fama consolidata, ottimi punteggi sulle guide nazionali, portafoglio clienti in tutto il mondo. Annesso agriturismo con piscina (contratti con agenzie estere) e sala degustazione. Due cani, un gatto. Bosco, orto, parcheggio. Tutto incluso. Cedesi causa impossibilità di vivere ulteriormente nel Paese di Pulcinella, Repubblica delle Banane, Sultanato dell'immoralità, Regno dell'illegalità, Nazione del sottosviluppo televisivo e finanziario. Si valutano immediatamente manifestazioni di interesse causa volontà di trasferimento rapido per vivere di espedienti nel sud della Francia. Trattative riservate. No perditempo.

venerdì 14 gennaio 2011

Inizio d'anno



Giornate di sole passate a potare. La mano destra che si abitua di nuovo alle forbici. La pelle che tira, lì dove si formerà la vescichetta. Poi nebbie improvvise, che salgono dalla piana e lentamente ti circondano. E gelo nei piedi, mentre ti scalda l'idea di ciò che saranno le viti fra qualche mese.
Ricordi. Una incredibile magnum di Colonnara Cuprese 1992, Verdicchio maestoso ed elegante, stappata a Capodanno. Un Barolo Runcot Elio Grasso 1998, sospeso tra fiori appassiti e note amaricanti, chinate. Un anno che si è appena chiuso.
Il mio disco del 2010 è The Suburbs degli Arcade Fire, superbo concept sulla tristezza di non luoghi sospesi fra città e campagna. Moderni. Anonimi. Impersonali. Sospesi sul vuoto.
Un anno pieno di cose. Il Nur 2008 vino dell'Eccellenza per L'Espresso ed in finale dei trebicchieri, così come Terre Silvate 2009. Un nuovo vigneto piantato. Nuove frontiere acquisite, Canada e Australia. E poi persone, facce, teste e nasi che mi hanno seguito in fiere o degustazioni. O che sono venuti a trovarmi in cantina. Relazioni. Scambi. Parole. Bene così.


lunedì 3 gennaio 2011

Razzismi enologici

I vini sono come le persone. Ci sono quelli puntuali e quelli perennemente in ritardo. Ci sono quelli timidi e introversi e quelli solari e simpaticoni. Vini permalosi, orgogliosi, superbi, modesti, eleganti, raffinati, ieratici, spirituali.
Vini tragici e vini comici.
E poi, sì, ci sono vini che han fatto il lifting e vini che sono come mamma li ha fatti. Difetti inclusi.
Io ho sempre pensato che sono i difetti che ci fanno innamorare delle persone. Le piccole imperfezioni di un viso o di un corpo. Un tic. Una camminata strana. Una voce particolare. Un carattere tagliato con l’accetta. Quel qualcosa, qualunque essa sia, che spezza un equilibrio. Che lascia la questione prennemente in sospeso.
Certo, è un’estetica pericolosa, ne sono conscio. E’ l’estetica della devianza più che della norma. Del dionisiaco più che dell’apollineo. Ma è così anche per i vini. Per quelli indimenticabili, intendo.
A me in un vino affascinano l’irrequietezza, la tensione, la complessità. Intendiamoci: quando parlo di difetti non intendo ciò che intendono comunemente i sommeliers professionisti: un sentore di tappo, uno spunto acetico importante, una riduzione senza speranza, fanno parte di esperienze negative a prescindere. Io mi riferisco, invece, ad un più generale e teorico concetto di “deviazione” dal paradigma, dalla corrente principale. Il jazz per la musica classica. Il punk per il rock classico. Il cubismo per l’arte figurativa. Sono esempi di tecniche che spostano l’attenzione. Che irritano. Che innovano. Note “sbagliate” o tratti di pennello incomprensibili da cui emanano, però, emozioni ancestrali e sublimi. Ecco: io amo i vini che mi colpiscono per questo andare controcorrente, per essere irriducibili ad una norma, per rappresentare quell’Unico assolutamente irripetibile che è la combinazione Terra-Vite-Annata-Vignaiolo. Ciò non significa che mi piacciano solo vini estremi, al contrario, apprezzo anche vini “paradigmatici”, vini classici, esattamente come adoro certo mainstream musicale o l’arte figurativa più tradizionale. Ciò che contesto, però, è quella forma di razzismo enologico che si è affermato negli ultimi vent’anni, per cui il vino deve (e non può) essere pulito, stabile, morbido. In una parola: bello, di una bellezza classica, oggettiva, equilibrata.

giovedì 23 dicembre 2010

Per qualche dollaro in più

C'è questa scena nel film di Sergio Leone: il pistolero Clint Eastwood va dallo sceriffo per incassare la taglia sui fuorilegge che ha appena ucciso. Lo sceriffo era colluso, aveva inutilmente avvertito i fuorilegge del pericolo. Il pistolero prende i soldi, lo guarda di sbieco e gli fa, sarcastico: "Ma lo sceriffo non deve essere coraggioso, leale ed onesto?". Poi prende la stella e la strappa dal bavero.
Il pistolero esce. Due campesinos sono fuori dall'ufficio dello sceriffo. Il pistolero li guarda, getta la stella per terra e bofonchia: "Cercatevene un altro".

martedì 14 dicembre 2010

Roma brucia

...Inoltre donne di illustri famiglie escogitavano per sé occupazioni indecorose. Nel bosco, che Augusto aveva piantato intorno al lago della battaglia navale, vennero costruiti dei luoghi di ritrovo e delle bettole dove si metteva in vendita tutto ciò che serve a fomentare la dissipazione. Si distribuivano anche delle monete che ognuno doveva spendere: le persone oneste per necessità, le disoneste per vanità.
S'ebbe un pullulare di scandali e di infamie e nulla ai costumi già da tempo corrotti fornì maggiore incentivo al vizio di quell'accolta di viziosi. A fatica, con occupazioni onorate, si riesce a conservare il senso dell'onore, tanto meno si potevano salvare, in quella gara di vizi, la pudicizia, la modestia o un minimo di virtuoso costume. Per ultimo salì sulla scena egli stesso, con molto impegno accordando la cetra e provando il tono giusto della voce, con i maestri di canto al suo fianco. Erano venuti allo spettacolo una coorte di soldati, centurioni, tribuni e Burro al tempo stesso attristato e plaudente. Allora, per la prima volta, furono arruolati dei cavalieri romani, chiamati Augustiani, tutti giovani e di taglia robusta, spinti alcuni dall'indole sfrontata, altri della speranza di diventare importanti. Questi, giorno e notte, facevano risuonare i loro applausi, lodando la bellezza del principe e la sua voce con appellativi divini: così vivevano in fama e onore come se lo dovessero a qualche loro virtù...
(Tacito - Annali, libro XIV)