lunedì 25 gennaio 2010

Vini naturali a Roma






Il prossimo week-end sarò presente alla bella manifestazione di Roma "Vini naturali". Sarà un'occasione per incontrarsi e condividere qualche buon bicchiere.

lunedì 18 gennaio 2010

Illuminazioni

Ho deciso che sarei diventato un vignaiolo che era novembre. Stavo in cima ad un ulivo in mezzo ad una luce scintillante, come solo d’autunno.
E’ stato un attimo. Mentre raccoglievo le olive da un ultracentenario albero di oliva, della varietà chiamata carbonella, d’improvviso, mi trovai a riflettere seriamente sulla possibilità di cambiare radicalmente la mia vita.
Non più giacca e cravatta, non più quotidiani signorsì a grigi dirigenti di banca, non più transazioni finanziarie dalla dubbia moralità, non più relazioni fredde, vuote, anonime, non più una Milano decadente e decaduta di cui avevo ormai assorbito con veemenza e disperazione ogni ultimo sussulto vitale.
No, quello di cui avevo bisogno era una distesa di colline, ampi spazi da respirare, un cane bianco, pura libertà di immaginare, progettare, costruire, semi da lanciare nel vento, alberi da piantare, da veder crescere, curare. Quello di cui avevo bisogno erano segni tangibili, riconoscibili, concreti del mio rapido passare in questa vita, su questo mondo, per questa terra.

martedì 12 gennaio 2010

Rock, cucina e vino


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Così l'altro giorno arrivano due ragazzi in cantina. Mi avevano avvertito che sarebbero venuti ad acquistare del vino per un ristorante di prossima apertura a Cingoli. Bene.
Andrea, lo chef, si presenta con in mano un libro. E comincia a spiegarmi. Che ha lavorato di qui e di là, che apre un agriturismo, che si chiamerà Il Maiale Volante, che sarà costruito in bio-edilizia e con balle di paglia, che si cucineranno solo prodotti stagionali prodotti dalla azienda agricola, che si mangeranno solo cibi bio, che farà una lista di soli vini naturali. Fico. C'è passione, mi dico. Assaggiamo i vini, gli piacciono. Li compra. Dopodiché guardiamo insieme il libro. E capisco che a volte davvero le affinità elettive esistono. Rockitchen è un ricettario originale: 30 menù accompagnano 30 dischi della storia del rock. Lo ha scritto Andrea Tantucci, chef, insieme a Paola De Angelis, giornalista musicale. Consulenza enologica di Marco Casolanetti, il vignaiolo del mitico Kurni.
Beh, ad After the Gold Rush di Neil Young viene abbinato un Roast beef con insalata d'inverno stufata e frutta secca. E a questo piatto, manco a dirlo, un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore "Terre Silvate" 2008. Buon appetito e buon ascolto.

lunedì 4 gennaio 2010

Sancerre e Pouilly Fumé - Parte terza

Eravamo rimasti al Silex di Dagueneau. Si riparte girovagando per vigneti. Il colpo d'occhio è molto bello, specie coi colori d'autunno. Anche qui, come in gran parte della Francia, le zone vinicole con denominazioni importanti sono sfruttate in modo intensivo e totalizzante. E' certamente questo il limite principale del modello viticolo francese.

 

Modello intensivo fatto anche di chimica invasiva e vigneti meccanizzati. Sarà per questo che proprio in Francia il movimento "naturale", per antitesi, per ribellione, è più avanti che altrove?
Eccoci dunque visitare una azienda biodinamica di Sancerre, Domaine Vacheron. Il Sancerre 2008 è pulitissimo, netto. Ha un'impostazione che rende questo Sauvignon più vicino all'idea che abbiamo in Italia: molta aromaticità, con agrumi, asparago, anice al naso, ed una acidità sempre tagliente ma decisamente di più facile approccio. Molto piacevole. Diverso il Sancerre Les Romains 2007 dove ritroviamo l'impostazione più classica della denominazione con tanta mineralità, salinità diffusa, sentori di buccia di mela. Chiude, però, irrisolto con un finale di pesca sciroppata. Convincenti i rossi di questa azienda: il Sancerre rouge 2007 si presenta subito molto più interessante degli altri Pinot nero assaggiati in zona, con sentori nitidi di noce moscata, crostata di ciliegie, tabacco da pipa, frutti rossi, pepe; all'assaggio è verticale, nervoso, giovanile. Il fratello maggiore, Sancerre rouge Belle dame 2006, un vino più borgognone, fatte tutte le distinzioni del caso. Prugna, marmellata di amarena, noce moscata, frutti rossi, tracce di evoluzione ed un tannino più levigato ne segnano la beva. Un'azienda che, impressione mia del tutto intuitiva, pare a metà del guado fra la scelta biodinamica in vigna e vinificazioni molto "tecniche" in cantina.
Altra azienda gestita secondo criteri biodinamici è La Moussiere di Alphonse Mellot, altro "colosso" della vitivinicultura locale. Chiusa la cantina, ci accontentiamo di una colossale degustazione mattutina nel vicino negozio. Il Sancerre 2008 è un pò bananoso. Esile, molto dritto. Il Sancerre Les Romains 2007 esplode al naso con sentori finissimi di pera e lampi lievemente sciroppati, è elegantissimo, asciutto, salmastro con una chiusura marina ed un malico che fa salivare e "sanguinare". Il 2008 è un bimbo, verdastro al naso con sentori di crauti, sedano e, ancora!, pesca sciroppata; sale, sale, sale in bocca e chiusura tostata. I vini di questa azienda ci lasciano stupefatti, i profumi sono nitidi, scintillanti, stranissimi, al palato sono vibranti, di una freschezza surgiva, estrema, petrosa. La demoiselle 2008 sa di lavanda, di sapone, di fiori essiccati; è molto giovane, acidissimo, scarno. Generation 2008, che già conoscevo, è molto complesso, sa di erbe medicinali, di cavolo, di mare (acciuga, salamoia), mentre in bocca ha una acidità mostruosa, urticante, ma esce lunghissimo con un finale tostato elegantissimo. Sono vini paradigma di questa zona, all'ennesima potenza, in qualche modo estremi ed estremisti, anche nelle tecniche di cantina, immagino. Il manico si sente. Nel Satellite 2008 torna la pera, accanto alla lavanda, a fiori quasi balsamici, alla viola, a petali di rosa: finissimo, elegante, una gran dama da sera. Ci guardiamo e non crediamo ai nostri nasi, forse ci siamo drogati. Edmond 2007 è mielato, più evoluto, tostato. Molto complesso, andrebbe lasciato respirare nel bicchiere ma già siamo al Pouilly Fumé 2008 che si presenta con sentori di lampone (lampone!) o fragolina di bosco, poi affumicato, classico, petroso, verticalissimo in bocca che pare una falesia di calcare. Necessitiamo di un dentista per le nostre gengive ed i nostri denti... Ed ancora non è finita.


lunedì 28 dicembre 2009

Fine decennio

Non ho ancora capito a quale decina appartenga lo "zero". Fatto sta che dieci anni fa ero nella Grande Mela a festeggiare la fine del millennio. E poi ci dissero che secondo alcuni matematici si sarebbe dovuto aspettare l'anno seguente... 
Allora il prossimo capodanno finiscono gli anni "zero" del duemila oppure no? Tutti pensano di sì. E via con le classifiche ed i riconoscimenti ai migliori ed ai peggiori del decennio.

A proposito, sono già passati dieci anni. Dieci anni. Dieci anni, a marzo, che Valeria ed io viviamo a Cupra. Ci siamo arrivati da figli che lasciavano la famiglia. Ed ora siamo genitori. Ci siamo arrivati con le nostre valigie cariche di sogni. Ed ora siamo qui, con qualche sogno avverato e qualcuno invece no. Fermi da un pò a stilare bilanci. (Brutta roba, i bilanci. O bella. A seconda che davanti ci sia un segno "-" o un segno "+").
E comunque siamo qui, ancora in piedi, in qualche modo indecisi sul senso da dare ai prossimi dieci. Che presumibilmente passeranno più rapidamente degli zero - che sono stati molto più veloci dei novanta - che erano più sprint degli ottanta - vere tartarughe al confronto, con tutte quelle interminabili ore sui banchi di scuola... I settanta non so, non me li ricordo.
C'è da bersi su, come sempre. Un brindisi con chi c'è, un brindisi per chi non c'è più. E via così, verso un'altra decina, verso altri sogni, chissà... 
Ben consapevole della assurdità della stupidità di queste elaborazioni da rotocalco, ecco le mie preferenze decennali: 
La vendemmia del decennio è stata la 2004
Il mio libro del decennio La Strada di McCarthy. 
E questi i miei dischi, senza alcun ordine preciso: American IV - Johnny Cash, 2002. Kid A - Radiohead, 2000. A rush of Blood to the Head - Coldplay, 2002. We Shall Overcome: The Seeger Sessions - Bruce Springsteen, 2006. Back to Black - Amy Winehouse, 2006. Sky Blue Sky - Wilco, 2007. Because of the times - Kings of leon, 2007. Pearl jam - Pearl jam, 2006. Neon Bible - Arcade Fire, 2007. Come away with me - Norah Jones, 2002.
Il film: Into the wild.
L'evento: il crollo dell'economia a fine 2008. 
Il personaggio: sì, sì, proprio lui, George W. Bush.
Anche questa è fatta. Ci vediamo nel nuovo decennio. (Ma il numero "zero" a quale decina appartiene?) 

sabato 19 dicembre 2009

La prima neve

Proprio in questo momento ci sono quattro caprioli che corrono e saltano in mezzo alla neve a 50 metri dalle finestre di casa. Mio figlio è ovviamente impazzito. Per la terza mattina di seguito ci siamo svegliati con la neve, neve dicembrina che si scioglie piuttosto rapidamente. Il lavoro rallenta ed anche Giulia pare finalmente allungare i propri sonni mattutini.
Negli ultimi tempi ho letto: A perdifiato di Mauro Covacich, gran bel romanzo su maratona, innamoramenti repentini e crisi; L'ombra di quel che eravamo di Sepulveda, nostalgico, disincantato, emozionante racconto del Cile che fu; Le vin au naturel di François Morel, centratissimo percorso attraverso i concetti ed i protagonisti del vino naturale.
Ascolto: The Black Keys, Sufjan Stevens, The Mars Volta. Roba proprio strana e proprio bella. 

domenica 13 dicembre 2009

Bologna, 15 dicembre 2009

Twinside e Gustonudo presentano: WINENOTSOUND. Quando il vignaiolo si trasforma in dj e racconta i suoi prodotti con la musica che più ama. I vini verranno abbinati alle twin tapas dello chef Gigi Grosso.
Martedi 15 Dicembre dalle 19,30 
DJ SET di CORRADO DOTTORI § LA DISTESA
Corrado Dottori dell'Azienda Vitivinicola la Distesa di Cupramontana, Marche, sarà il dj della serata e presenterà i suoi vini da coltivazione Biologica.

Twinside > via dei falegnami 6 > bologna > 051 9911797
www.twinside.netinfo@twinside.net 

martedì 8 dicembre 2009

Sancerre e Pouilly Fumé - Parte seconda

La variabilità dei vini di Sancerre e Pouilly, poiché il Sauvignon è l'unico vitigno utilizzato, deriva in gran parte dal terroir. E' quello che succede anche a Chablis con lo Chardonnay. A differenza che a Chablis, però, dove si ha la netta preponderanza di suoli argillo-calcarei soprannominati "kimmeridge", che si alternano ad argille più sciolte, in questa parte della Loira la grossa differenza fra i vigneti viene dalla presenza o meno del suolo chiamato "Silex", traducibile in italiano col termine "selce" ovvero roccia sedimentaria composta principalmente da silice. 
Oramai quasi tutti i migliori produttori tendono a vinificare le uve di vigneti piantati su
suoli "silex" separatamente. E' da queste vigne in particolare che si estraggono i sentori più classici del Pouilly Fumé: la selce, infatti, è proprio la pietra focaia, utilizzata sin dalla preistoria per accendere fuochi. Anche a Sancerre è presente tale suolo, ma in percentuale molto minore: di qui la prima grande differenza fra queste due aree davvero vicine. A Sancere prevalgono vini più fruttati ed "immediati", mentre a Pouilly prevalgono mineralità e salinità, con vini che si aprono maggiormente negli anni.
Rivoluzionario e guru indiscusso di questa zona è stato Didier Dagueneau, morto lo scorso anno in un incidente aereo. La "vulgata" è che Dagueneau sia stato il primo a vinificare separatamente i diversi suoli, fra cui le uve da vigneti silex (da cui la famosa etichetta ed il famoso vino), tanto è vero che sulle sue bottiglie il vitigno Sauvignon viene nominato come "Blanc fumé de Pouilly".
La figlia di Didier Dagueneau ci accoglie in una cantina che è molto semplicemente la più pulita ed ordinata che abbiamo mai visto. E ne abbiamo viste. Assaggiamo i vini direttamente dalle vasche di acciaio, dove vengono assemblate prima dell'imbottigliamento le diverse botti di legno, piccole e medie, dove tutti i vini dell'azienda compiono fermentazione ed affinamento.
I vini sono di una cristallina e sfolgorante freschezza. Si inizia da un "generico" Fumé de Pouilly 2008 che si distingue per un acidità malica incredibile e per impressionanti e nitide note di pera e di albicocca. Si prosegue con la cuvée Pur sang 2008: scintillante per mineralità, presenta finissimi accenni di salvia ed anice al naso ed una bocca salmastra, drittissima ed esplosiva di lime. Poi è la volta della cuvée Buisson Renard 2008 che deriva da suoli più argillosi e meno silicei. Il vino è più fruttato, largo e morbido, sebbene secondo i canoni locali, fragrante. Sono tutti vini che dimostrano per intero la loro estrema gioventù ma fanno intuire complessità e straordinario potenziale evolutivo.
Il Sancerre Mont damné 2008 è fine, a suo modo morbido, con note di fieno ed asparago, con un finale lungo e succoso. Un vino decisamente affascinante per la capacità di abbinare grande acidità ed intensa pienezza. L'ultimo vino che ci viene proposto è una delle pietre angolari del vino bianco in terra di Francia: la cuvée Silex 2008. Il vino presenta elegantissime note affumicate, di idrocarburo, agrumi, chili, pepe bianco. E' giovane, irruente, pare acqua sorgiva per quanto è straordinariamente fresco e bevibile. A centro bocca mostra sostanza e chiude in grande allungo con accenni vegetali e sapidi straordinariamente piacevoli. Si tratta di un vino dal futuro lunghissimo che ci mostra solo una parte della sua vitalità. Ma, in attesa di stappare il 2007 che porto via a 56 Euro, tanto basta.            

martedì 1 dicembre 2009

Sancerre e Pouilly Fumé - Parte prima


Mi sono spesso interrogato sul senso di raccontare degustazioni ed assaggi ai 4 lettori di questo blog. Soprattutto quando si tratta di lunghi post sui brevi viaggi in Francia che mi concedo tradizionalmente a fine vendemmia col solito gruppo di amici-bevitori-intenditori-tecnici.
La risposta è che riordinare le idee dopo una degustazione (nonché i disordinati appunti che mi ritrovo in mano) è qualcosa che mi aiuta molto nel mio lavoro quotidiano. Credo che in viticoltura ed enologia, nel senso umanistico che do ad entrambi i termini, siano fondamentali il continuo confronto con teorie e prassi differenti e la reiterata messa in discussione di ciò che si conosce o che si presume di conoscere. Non solo. Fare vino, e farlo al meglio, porta con sé quasi naturalmente la necessità di ricerca empirica davvero imponente. Questo perché le teorie, che sono necessariamente costruzioni astratte, hanno senso fino ad un certo punto una volta calate in una realtà fatta di migliaia di componenti chimici, diversità ambientali, geologiche, climatiche, socio-culturali. Insomma, per quel che ne posso capire, il vino è il regno della complessità e pertanto rifugge le soluzioni semplici e gli approcci facili.
Con questa logica, da bianchista tuttora insoddisfatto, è sempre una sfida ai limiti del possibile il confronto con in vini bianchi dei maestri francesi. E per questo motivo dopo Champagne, Alsazia e Borgogna ci restava da esplorare ancora una grande zona di bianchi: la Loira, specie là dove regna il Sauvignon Blanc.
Dopo il consueto e interminabile viaggio notturno ci ritroviamo, così, a sgranocchiare Croissant caldi sulla piazza di Pouilly-sur-Loire, appena prima di prendere possesso delle nostre accoglienti stanze nello gite di turno. 
Perché ci facciamo del male nell'aprire le danze, come tradizione, con una cooperativa è presto detto: in tutto il mondo è in questi luoghi che ci si avvicina, nel bene e nel male, alla comprensione di una zona vinicola. Cave de Pouilly, dunque. Il Pouilly-sur-loire 2006 non è niente più che fresco e lievitoso, ma il Poully Fumé 2007 già si presenta più complesso, con note agrumate, lievemente affumicate, e poi di asparago e di sottaceto. Il Pouilly Fumé vecchie vigne 2007 è più varietale, verde, contraddistinto da note di foglia di pomodoro al naso; molto verticale in bocca, segnata dal malico, ma chiusura piacevole, salina, iodata, dura, con un richiamo al cetriolo agro. 
Io odio il Sauvignon, mi ripeto come un mantra fin dall'inizio, e fin dall'inizio sono costretto a notare come non sia così infastidito dai tratti che più caratterizzano questo vitigno. Il Tonelum Pouilly Fumé 2007 da terroir Silex affinato in barrique conferma la sensazione: naso estremamente pulito, segnato da una nota fumé che ben si integra col legno, lungo, elegante, salatissimo in chiusura di bocca. Il resto della gamma si mantiene su discreti livelli e con prezzi più che abbordabili.

Dopo un breve giro per vigneti ci appare alla vista lo Chateau La Ladoucette. In questa "maison" si comincia a fare sul serio e ci rendiamo presto conto che, anche più che a Chablis, l'acidità è qualcosa con cui dovremo convivere. Il Pouilly Fumé 2007 La Ladoucette è finissimo, elegante, dalla spiccata nota minerale; note di asparago selvatico si intuiscono su uno sfondo dominato dalla pietra focaia mentre in bocca emerge un affascinante carattere salmastro, iodato ed algido, dritto, senza alcun cedimento alla morbidezza. Il Sancerre 2007 La Ladoucette è da subito più immediato: emergono sentori di muschio, lavanda, miele d'agrumi, frutto della passione, pomodoro verde. L'aromaticità è espressione di un vino ancora incredibilmente salino ed acido, dove la salivazione si fa inarrestabile dopo la prima sorsata, dove il malico conquista la bocca in modo progressivo ma non fastidioso.  E' poi la volta del Sancerre 2007 La Poussie, Sauvignon più classico, caratterizzato da profumi molto netti di mango, agrumi, frutto della passione, pepe bianco e da una bocca più pronta ed immediata, ma non banale, dove solo in chiusura si avverte una lieve nota vegetale (peperone). E' poi la volta del vino rosso, un Sancerre 2006 Comte Lafond Gran cuvèe. L'appellation prevede l'utilizzo al 100% del Pinot Nero ma siamo piuttosto lontani dalla Borgogna. Ad un naso nettissimo di ciliegia e piccoli frutti rossi, fragrante ed elegante, fa da contraltare una bocca dove prevalgono note vegetali, una magrezza eccessiva ed un finale troppo amaro ed astringente.
Torniamo in paese e, appena prima di pranzo, ci accoglie la piccola sala degustazione di Masson-Blondelet. Qui la viticoltura avviene senza l'utilizzo di diserbanti e pesticidi ma l'azienda non è a conduzione completamente bio: ci viene ricordata l'estrema piovosità della zona e la difficoltà nella gestione dei trattamenti anticrittogramici. Il Pouilly Fumé Les Pierre de Pierre 2007, su suolo silex, è subito un pò chiuso, poi presenta note minerali, di limone, su un sostrato classico "fumé". In bocca è molto molto acido, freschissimo ma davvero duro. Il Pouilly Fumé Villa Paulus 2007, su suolo Kimmeridge, è immediato, dominato da un fruttato a base di pesca bianca e da sensazioni marine in bocca che non stancano mai. Lo stesso vino nella versione 2008 è più lievitoso, molto pulito, floreale, con note molto curiose di alghe e frutti di mare. Chiusura fruttata molto diritta. Il Pouilly Fumé Tradition Cullus 2005 presenta note di pera e frutti esotici, ha un finale lunghissimo ed elegante ma risulta un pò magro a centro bocca. In generale tutti i vini, vinificati in acciaio, risultano molto piacevoli e ben fatti, forse appena un pò facili, ma espressivi certamente della denominazione. Siamo in ogni caso stupefatti dai livelli di acidità riscontrati in tutti i vini. Una acidità viva, nervosa, per lo più appagante. Ma il meglio dovrà ancora venire.

  

mercoledì 25 novembre 2009

Il cielo sopra Berlino

Impossibile conoscere una città in due giorni. Possibile respirare una atmosfera, inseguire un'idea. Ordine e creatività. Servizi pubblici ed efficienza. Effervescenza culturale e capitalismo spinto. Centri sociali anarchici e wine bar ultra-fighetti. Lungo la linea che un tempo separava un est ed un ovest metafisici prima che politici sopravvivono contraddizioni vere ed altre solo apparenti. Frutto della grande Storia, passata di qui ad ampie falcate, nel bene e nel male, fino a diventare concreta e fisica espressione della follia ideologica novecentesca. Storia non ancora fuggita da un agglomerato urbano che da vent'anni tenta di ritrovare una identità grazie a giovani, artisti, gay, architetti visionari, immigrati, registi, musicisti elettronici, loosers e winners di varie estrazioni sociali. 
Impossibile conoscere una città in due giorni. Possibilissimo annotare l'angosciante differenza con le nostre città. Vecchie. Morte. Chiuse in una dimensione piccolo-borghese che le sta trasformando in buchi neri in grado di attrarre solo il peggio, culturale, sociale, economico.
E' così che mi sono trovato a camminare per le strade della capitale tedesca con Achtung Baby nelle cuffie, disco nato dall'intuizione geniale di Bono&Brian Eno, che videro fin da subito in Berlino la nuova capitale d'Europa... Disco ancora oggi di una modernità sconcertante... E' così che mi sono trovato a cercare nel cielo grigio sopra Berlino i ricordi di ventidue anni fa quando, adolescenti in gita scolastica, si attraversava il Check Point Charlie per entrare in quello che apparve, a noi figli di papà del ricco occidente, come una desolante terra di nessuno. Due anni dopo la corsa verso la libertà travolse quel muro così denso di significati. Che poi la libertà fosse lì, davvero a portata di mano, questa è tutta un'altra storia.

martedì 17 novembre 2009

Olive e nebbie

Di ritorno da un tour de force niente male fra i grandi vini bianchi della Loira, di cui scriverò a breve. Venerdì sarò in partenza per Berlino dove mi attenderanno una giornata di degustazioni sabato 21 novembre alla Kesselhaus nella Kulturbrauerei (Prenzlauerbergcdalle 15.00 alle 21.00 - Schonnhauser Alle) ed una presentazione dei vini nella vineria Al Contadino sotto le Stelle in Auguststraße 34 nella giornata di domenica 22. Intanto ecco le prime nebbie della stagione che rallentano un pò la raccolta delle olive. Dopo il super raccolto dell'anno scorso è un'altra buona annata, con una quantità buona e olive che si presentano piuttosto sane. A buon intenditor...




sabato 7 novembre 2009

Temporali e rivoluzioni

Questo post necessita di una premessa: il disco di cui sto per parlare lo ha inciso mio fratello. E’ normale, quindi, che io non sia in grado di poter dare un giudizio distaccato. Se ne scrivo, però, non è per nepotismo (non sono in grado, infatti, di fargli vendere più dischi) ma semplicemente perché è un bel disco. Cosa rara, di questi tempi.
Non è un disco “facile”, questo Temporali e rivoluzioni. Fin dal titolo. E’ un disco complesso, fatto più di parole che di note. Cantautorale, si sarebbe detto trent’anni fa. Un disco che cresce costantemente con gli ascolti. Ossessivamente. Progressivamente.
E’ un disco che parla dei nostri tempi. Che racconta di smarrimenti, di perdite, di sconfitte, di emergenze, di precarietà, di crisi, di resistenze. Individuali e sociali. Particolari e globali. Personali e collettive.
Questa è già una prima grandezza del disco: una intimità che si veste di sensibilità più generali e, in qualche modo, condivise. Chi non si è mai chiesto, nel pieno della tempesta, se il temporale passerà? O se i cambiamenti che investono le nostre vite sono rivoluzioni o sono solo modi diversi di nominare le stesse cose?
Sono domande che si ripetono, in forme diverse, lungo tutto il disco. Quanto è difficile uscire dalle campane di vetro in cui ci vogliono e ci vogliamo chiusi? Quanto è difficile scegliere di tagliare la siepe che ci separa dal mondo? (Ed a vent’anni esatti dalla caduta del muro la siepe di Inno nazionale del mio isolato non può non rimandare al muro di Roger Waters). E che succede se ti sporgi oltre la siepe e trovi solo catene e gioie fragili?
Nel percorso del disco ci sono alcuni momenti fondamentali. Catene e gioie fragili è uno di questi: hai lasciato la tua casa, cammini in un bosco scuro e c’è una luce fioca, e lasci briciole di pane per non smarrire la strada. Ma quella luce sembra quella che hai appena lasciato. Giriamo in tondo, in un labirinto. Non c’è via di uscita. Siamo in scacco. Siamo in trappola. E ci chiediamo se la verità sia ancora possibile, proprio quella verità che crediamo non faccia mai male.
E' il tempo di esplorare ogni delusione, scegliere con cura come uscirne. Chiudi l'emergenza nello specchio e l'indifferenza nel tuo cuore. Lucida le cose che non tieni più con te (Chiudi l'emergenza nello specchio)
Intanto cadono le luci sulle nostre ali (angeli che ricordano Wim Wenders?). Col tempo si spengono. Si chiude l’orizzonte, precipita con te (Non fa mai male la verità). E non scordarti di precipitare e di atterrare come sempre, che tutto il senso in fondo, in fondo lo ritrovi lì (Tenerti stretto un ricordo). 
Un altro momento centrale del disco pare La tua casa è piena. Dove la descrizione di una quotidianità intima, personale e disperata dipinge al contempo la situazione di una intera generazione, alle prese con case piene di cose inutili, abbandonata a se stessa senza più tempo, voce, voglia per ribellarsi. Alla decadenza, alla disgregazione, al fraintendimento. Fino a non ritrovarsi e in fondo in fondo non sperarlo più. Fino alla disillusione, che è cifra distintiva di questo nostro tempo instabile e che non ci mette molto a diventare cinismo, indifferenza.
Partenze e coincidenze è il piccolo capolavoro che racchiude tutti questi temi e queste sensazioni nella “canzone perfetta”. Che è poi quell’approdo misterioso dove testo e musica si fondono perfettamente in una forma d’arte che è quella della musica popolare.

E quel gusto di sconfitta svanirà
quando penserai ad una partenza
e quel senso di tepore se ne va
quando credi sia un successo
e invece è solo coincidenza.

Partire per tornare al punto di partenza. Guardare il mondo scomparire in mezzo al temporale. Mentre è solo il caso a guidare gli eventi. Partenze e coincidenze. Temporali e rivoluzioni. Sirene e vampiri. Dicotomie. Perché ogni cosa ha il suo doppio. E per ogni persona che viene ce n’è una che ci lascia. Ed è così che Tutto resta uguale mentre

ogni giorno il tuo vicino
succhia il sangue al suo nemico
e vive la mediocrità
come una onesta condizione.

Ogni rivoluzione appare lontanissima. E vien voglia davvero di appendere i fucili. Per non violare il coprifuoco dentro una società immobile, ferma, eppure precaria. Dentro rapporti personali in stallo, sfilacciati, consumati dalla quotidianità.
E se ricominciassimo dalle cose semplici? E se imparassimo a non ripetere gli errori? E se riuscissimo a perderci davvero ed a perdere del tempo?
Le cose semplici chiude un disco meraviglioso, ed è il tassello mancante, la chiave di volta. Perché lento è il ritorno a casa. Ma la casa, stavolta, sa essere piena davvero. Di cose troppo spesso dimenticate. Valori. Convizioni. Affetti. Qualche sogno, forse. Speranze taciute. Che forse risolvono, per un attimo appena, il caos rumorista, i rumori bianchi, le distorsioni di un mondo senza bussola. Prima del silenzio.
Ci ho messo molto tempo a entrare dentro questo disco (anche se è uscito ufficialmente il 6 novembre lo ascolto da molto tempo). Ma una volta dentro è difficile uscirne. Sono dieci canzoni bellissime, pennellate, legate una all’altra da sottili legami che creano un percorso affascinante, un panorama spesso desolato, dai toni chiaroscurali.
Gli arrangiamenti sono curatissimi e molto più “rock” di quello che può apparire al primo ascolto. Le chitarre, che suonano da paura, i cori, l’hammond, l’elettronica, il pianoforte, sono sempre funzionali al testo ed alla voce. I riferimenti non sono così importanti, si intuiscono sullo sfondo di una produzione (Giovanni Ferrario) di approccio inglese, che strizza l’occhio agli anni sessanta ma ha i piedi ben saldi nel terzo millennio. Non sono importanti, quei riferimenti, perché Giuliano ha trovato definitivamente il suo stile, la sua voce, il suo approdo. Ed un posto fra i migliori nuovi cantautori italiani.
Per info sul tour e per acquistare il disco visitate il sito: www.viaaudio.it/giulianodottori/index.htm

sabato 31 ottobre 2009

Turné

Ecco i principali appuntamenti che mi vedranno impegnato da qui alla primavera per incontrare clienti, spiegare il mio lavoro e vendere qualche bottiglia. Stay tuned per altre info o nuove date.
1-2 Novembre
 
Vini di vignaioli a Fornovo Taro. www.vinidivignaioli.com
12-15 Novembre 
Tour enologico a Sancerre e Puilly-sur-loire.
20-23 Novembre 
Gusto Nudo fiera dei vignaioli indipendenti a Berlino. www.gustonudo.com
4-6 Dicembre 
La terra trema al leoncavallo, Milano. www.laterratrema.org
15 Dicembre 
Wine not sound al Twinside, Bologna. www.gustonudo.net
30-31 Gennaio 
Vini Naturali a Roma, Hotel columbus a Roma. www.vininaturaliaroma.com
9 Febbraio 
Serata di degustazione presso il ristorante La Tana degli orsi, Pratovecchio (AR). 

domenica 25 ottobre 2009

Vini di vignaioli 2009


Domenica 1 e lunedì 2 novembre saremo, Giovanni ed io, alla fiera di vini naturali Vins de vignerons/vini di vignaioli. Presenteremo in anteprima la nuova annata de Gli Eremi, il 2007, e il nuovo Nur 2008. Gli orari di apertura al pubblico sono dalle 10 alle 20 la domenica e dalle 12 alle 19 il lunedì. L'ingresso costa 8 euro con bicchiere.