mercoledì 16 gennaio 2013

Vin de Kav

Alla faccia delle polemiche, dei blog furbetti, dei commenti isterici e di quelli in mala fede, io mi sono stappato un Chiroumbles 2010 di Karim Vionnet (vin de Kav, appunto), uno dei discepoli di Chauvet, Lapierre e Thevenet in quel di Morgon, Beaujoulais. Etichetta stile pop art, no solforosa, solo uve gamay e niente altro per un vino che, come recita l'etichetta, è meglio conservare a temperatura inferiore ai 14° (Danny Baldin ringrazia).
Che dire? Che è esattamente come doveva essere. Come Joe Strummer che canta I fought the law insieme ai Clash, come James Dean che guida all'impazzata nella notte, come il maggio francese, come  il Grande Lebowsky e il suo spino nella vasca da bagno. Un pugno in faccia all'immutabile perbenismo piccoloborghese.
Bellissimo, anzi buonissimo. E sì, sa anche un pò di buccia di salame...


lunedì 14 gennaio 2013

In risposta a Michel Bettane

Grande clamore ha suscitato l'attacco ai vini naturali da parte del Gambero Rosso la scorsa settimana. Molto di quanto scritto in quelle pagine è già stato dal sottoscritto ampiamente trattato in "Non è il vino dell'enologo - Lessico di un vignaiolo che dissente". Mi piace però allegare qui la risposta del vignaiolo francese Denny Baldin, un misto di ironia, buonsenso ed intelligenza che mi rendono fiero del nostro movimento e dei miei colleghi vignaioli. Che la vigna sia con voi...


domenica 6 gennaio 2013

T come Terroir



Il mio terroir è una piccola striscia di terra rivolta a mezzogiono.
Là dove milioni di anni fa c’era il mare, oggi c’è una distesa di colline che si inseguono sinuose. Alle spalle c’è Cupramontana, di fronte Staffolo, in lontananza Cingoli, mentre netta si staglia la figura del monte San Vicino a segnalare la vicinanza degli Appennini.
La terra è un’argilla multiforme: zone di vera e propria creta bianca, dove domina il calcare, si alternano a lingue di arenaria giallastra e di marne azzurre, specie più in profondità. Su questo suolo, compatto e povero di sostanza organica, nascono vini potenti, strutturati e salati.  
Qui si è sempre fatto vino. La storia della viticoltura potrebbe essere una narrazione affascinante e parallela alla storia ufficiale del nostro paese. Dai romani al medioevo, passando attraverso la storia del monachesimo e dell’agricoltura di sussistenza, fino alla rivoluzione industriale ed al nostro tempo contemporaneo, ogni stagione ha avuto il suo vino, la sua organizzazione aziendale, i suoi metodi.
Il terroir non è un ideale ma un dato storico mutevole. E’ suolo e microclima; è vitigno e tecnica colturale; è fatto economico e culturale che segna l’identità locale in modo profondo. Il rischio è che diventi localismo becero e chiuso, quando la sua potenza sta invece nella ricchezza delle diversità, sorta di straordinario meticciato culturale.
Non ho mai capito perché in primavera solo in questa striscia di terra, che appartiene alla mia famiglia da circa ottanta anni, fiorisca un prato di tulipani rossi selvatici. Nelle vigne vicine no. A sinistra qualche fiore bianco, in mezzo alla terra lavorata in modo convenzionale. A destra principalmente fiori gialli, su un terreno a conduzione biologica come il mio. Non so se è da considerarsi fenomeno del terroir. Forse sì.
Certamente da sempre questo è stato considerato a Cupramontana un cru naturale. Si ritrova nei documenti storici e nelle narrazioni orali. Zona “da sole”, priva di ristagni di umidità. Con un’ottima ventilazione ed una buona altezza sul livello del mare a garantire escursioni notevoli fra il giorno e la notte.
Si vendemmia prima che altrove, in contrada San Michele. Ed i vini sanno di erbe aromatiche e scorze d’arancio.

Non è il vino dell'enologo - Lessico di un vignaiolo che dissente, Ed. DeriveApprodi    



sabato 15 dicembre 2012

Cade il velo

D'improvviso, con un anno di ritardo, il Partito Democratico capisce cosa sta accadendo in Europa. Complimenti. Ora, chiedono a Mario Monti di fare un passo indietro e di non candidarsi (salvo a parole difenderne l'agenda politica).
Cade il velo del "governo tecnico". Il governo più politico degli ultimi anni, in realtà: quello che è riuscito là dove anche Berlusconi era fallito. Sterzare a destra il timone della politica economica italiana.
Cade il velo su di un partito diviso in due, fra liberisti e socialisti. Gente che ovunque nel mondo starebbe in due partiti differenti...
Cade il velo sulle manovre "salva Italia": in realtà finora hanno salvato solo gli interessi di un blocco sociale ed economico, il 10% che in Italia possiede il 50% della ricchezza, e le azioni delle banche piene fino al collo di debito pubblico italiano.
Ciò che andava fatto un anno fa, oggi non non si può più fare: mettere l'Europa di fronte alle responsabilità di Silvio Berlusconi, andare a elezioni immediate, trattare condizioni di rientro dal debito consci di essere "troppo grandi per fallire" e rifiutare l'austerità "alla greca" che in una fase di economia depressa è esattamente la politica opposta a quella necessaria. Questa doveva essere la linea un anno fa.
Il PD, no. Ha preferito salvare i ricchi. Salvare Berlusconi, ancora una volta. Creare un nuovo "mostro", il tecnocrate Mario Monti, elevare nuovamente l'Europa non a orizzonte destinale e a comunità di riferimento ma a deus-ex-macchina che decide per noi cosa è giusto e cosa è sbagliato. Si chiami TAV, rientro dal debito, privatizzazione dei servizi pubblici: si fa perché lo vuole l'Europa, non perché sia giusto o sbagliato.
Tristezza.
Tristezza vedere Vendola inseguire i pazzi scriteriati di una sinistra salottiera che insegue Monti. Tristezza osservare lo spaesamento di chi ha capito che comunque vadano le elezioni ci sono forze gigantesche e fortissime che premono per un proseguimento della macelleria sociale degli ultimi anni. E così ci si affretta a rassicurare i mercati... Non gli operai in cassa integrazione, non i giovani precari, non gli insegnati sottopagati o i Comuni che non riescono a chiudere i bilanci.
Qualcuno lo dovrebbe dire in modo chiaro: l'Italia sta peggio di un anno fa. La disoccupazione è aumentata, il reddito è calato. E i conti non sono migliorati. Col rischio di dar ragione al Berluska, lo spread è un indicatore assurdo per misurare i progressi economici di una nazione. La realtà è che non raggiungeremo il pareggio di bilancio e che il rapporto debito pubblico/PIL è ulteriormente peggiorato.
Per chi ancora non ci credesse, basta leggere un bel libro: "La cura letale" di Mario Seminerio. Rizzoli. Ma non c'è da preoccuparsi, il 2013 sarà peggio.


martedì 11 dicembre 2012

Lessico di un vignaiolo che dissente TOUR

Ecco le prossime tappe ufficiali di presentazione del libro:

- Jesi, 13 dicembre.
Antiche cantine del Porticello, con degustazione e aperitivo-cena. Ore 18.30

- Roma, 22 dicembre.
Atelier ESC, Via dei Volsci. Reading musicale featuring Giuliano Dottori. Ore 20.00

- Bologna, 10 gennaio.
Lortica Garden Wine.

- Corridonia, 12 gennaio.
Slow Food condotta di Corridonia.

- Macerata, 25 gennaio.
Centro Sociale Sisma, con cena a base di prodotti Biologici.


martedì 27 novembre 2012

G come Gusto


C’è una matrice comune ad ogni forma estetica dell’oggi, a volerla cercare. E’ l’assoluta preponderanza dell’aspetto tecnologico. Il dominio della tecnica. Così come vengono “costruiti” i cantanti di successo dentro a vere fabbriche della canzone pop che si basano sul digitale e sulla computerizzazione della musica, così si fabbricano i vini attraverso protocolli enologici rigidi ed omologanti incentrati sulla chimica e sulle tecnologie dell’industria alimentare. E’ il vino al tempo della sua riproducibilità tecnica, per dirla con Michel Le Gris. Un vino figlio del suo tempo che si basa su di un gusto omologato. E se per caso il gusto cambia, perché qualche innovatore sposta l’attenzione verso qualcosa di nuovo, che problema c’é? Ci si adegua. Perché qualunque ricetta oggi può essere adeguatamente replicata.
Ma non basta. E’ anche la possibilità di una distribuzione immediata su larga scala, a creare le condizioni per cui tutto deve essere facilmente “consumabile” e comprensibile. E’ la cultura pop, bellezza.
Così un gusto “medio”, paradigmatico, borghese ed innocuo si fa pietra di paragone del bello e del buono. E devianza è ciò che a questo gusto non rassomiglia. Oppure difetto. Al massimo “alternativo”, se si vuol creare una nicchia da spremere.
Ed allora capita che dopo ottomila anni di vinificazioni l’uomo moderno salga in cattedra a dire che cosa sia il vino e di cosa debba sapere. E gli enologi ed i sommeliers prima di tutto cercano il difetto, nel bicchiere, non la fatica dei contadini.

"Non è il vino dell'enologo - Lessico di un vignaiolo che dissente" - ed. DeriveApprodi

lunedì 29 ottobre 2012

Non è il vino dell'enologo

Ecco le date delle prime presentazioni del mio libro, "Non è il vino dell'enologo - Lessico di un vignaiolo che dissente":

- Fornovo Taro, 4 novembre alle ore 15.00 nell'ambito del salone "Vini di vignaioli".
- Roma Teatro Valle, 14 novembre alle ore 18.30. Con Jonathan Nossiter ed un estratto da "Mondovino"
- Milano Leoncavallo spazio autogestito, 23 novembre nell'ambito de "La Terra Trema" - Orario da confermare

A breve altri appuntamenti a Jesi, Macerata, Udine, Roma.
Vi aspetto!

sabato 20 ottobre 2012

Vespe, calabroni e lieviti indigeni

E' stata pubblicata una importante ricerca scientifica che fa ulteriore chiarezza sul ciclo ecologico dei lieviti responsabili della fermentazione del vino. Qui di seguito potete trovare informazioni sulla ricerca: http://www.infowine.com/default.asp?scheda=11433.
Secondo questa ricerca i "lieviti “trascorrono” un periodo del loro ciclo vitale all’interno dell’intestino di vespe sociali e calabroni, al di fuori dell’ambiente di fermentazione... quando i frutti maturano, questi insetti sono attratti dal loro odore, li rompono grazie ai loro potenti apparati mandibolari e inoculano questi micro-organismi al loro interno. Questa indagine si lega ad una ricerca iniziata nel 1998 e chiude, di fatto, il ciclo ecologico dei lieviti che era ancora avvolto dal mistero. Per arrivare a questo risultato è stato anche sequenziato il genoma di questi lieviti trasportati dai calabroni ed è stato possibile individuare i ceppi dei lieviti in periodi dell’anno in cui non erano mai stati isolati ovvero da dicembre a febbraio".
L'importanza della ricerca si lega al fatto che finalmente si apre una prospettiva definitiva per la dimostrazione dell'esistenza di lieviti "autoctoni" o "indigeni", lieviti cioé legati in modo indissolubile al territorio o, perlomeno, ad una ben definita area di produzione. 
Per chi fosse interessato alla materia lo stesso importante concetto di "lievito indigeno" viene indigato in una tesi di dottorato sulle fermentazioni spontanee che è possibile leggere qui: http://www.fedoa.unina.it/1664/1/Di_Maro_Scienze_Tecnologie.pdf
Sono ricerche che dimostrano quanta confusione ancora si faccia rispetto alla questione lieviti selezionati/lieviti indigeni e quanto sia fallace l'idea che i sostenitori delle fermentazioni spontanee - o naturali - siano degli alieni dalle assurde credenze mistiche.
"E’ emerso, dunque, che questi insetti – calabroni e vespe sociali – sono protagonisti della tipicità dei prodotti. Il calabrone infatti porta con sé le caratteristiche di un certo areale rispetto ad un altro e questo garantisce il mantenimento di una ricchezza indispensabile, ovvero la biodiversità dei micro-organisimi che sono fondamentali per la tipicità dei prodotti delle fermentazioni quali il vino e la birra. “Questa scoperta – conclude Roberto Viola, direttore del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach di San Michele - apre la strada ad altre ricerche che intendano capire come questo microcosmo di micro-organismi possa essere associato alla tipicità dei prodotti, e di come sia importante conoscerlo, per proteggerlo, conservarlo e renderlo disponibile alle attività umane”.

domenica 14 ottobre 2012

In vendita


E' possibile ordinare "Non è il vino dell'enologo - Lessico di un vignaiolo che dissente" in libreria. Qui la scheda del libro: http://www.deriveapprodi.org/2012/10/non-e-il-vino-dellenologo/
A breve la lista delle presentazioni.

"Che cos’è il vino, dunque? 
Quel liquido misterioso che per millenni ha messo in correlazione l’uomo con lo spirito del mondo, o quella banale soluzione idroalcolica descritta dai manuali di enologia? 
Alla fine arrivo a capire che la sofisticazione dei vini, scacciata dalla porta, rientra dalla finestra sotto forma di legalissima manipolazione. Una colossale manipolazione del gusto che viaggia a braccetto, essendone il completamento, con la manipolazione delle coscienze e delle intelligenze".

sabato 29 settembre 2012

C'è una grossa novità

Ok, ho trascurato il blog.
Ma non è colpa mia. C'è stata una vendemmia, come al solito incasinata. C'è stato mio figlio che ha iniziato le elementari. C'è stato da organizzare la Sagra dell'uva a Cupra. Ci sono le giunte del mercoledì sera e le riunioni di "maggioranza" del lunedì... E c'è stato da finire il libro.
Ora che è ufficiale posso scriverlo anche qui. Questo mese uscirà un mio libro, edito da DeriveApprodi. Per ora posto solo la copertina, poi si vedrà.


mercoledì 5 settembre 2012

Sette su dieci

Sette su dieci fra le estati più calde dal 1961 a oggi nelle Marche sono negli anni 2000. La 2012 è la seconda più calda di sempre dopo la 2003 ma in termini di precipitazioni è andata anche peggio.
Così l'ASSAM:

"La prolungata permanenza sul bacino del Mediterraneo del promontorio anticiclonico nord-africano e, in seno ad esso, dell'aria calda sahariana che troppo spesso ha interessato anche il territorio regionale marchigiano, ha reso l'estate 2012 molto calda, paragonabile a quella, terribile, del 2003. Numerose sono state le ondate di calore, la più intensa e duratura può essere individuata nel periodo che dal 16 giugno si è protratta fino al 15 luglio. 
La temperatura media stagionale è stata di 24,9°C, con un incremento di 3,2°C rispetto al quarantennio di riferimento 1961-2000. Più calda fu l'estate del 2003, in cui la temperatura media regionale raggiunse i 25,4°C (+3,7 rispetto al 1961-2000). Quelle del 2003 e del 2012 sono risultate essere rispettivamente, la prima e la seconda stagione estiva più calde per le Marche dal 1961. Preoccupante osservare che, sempre dal 1961, tra le prime dieci estati più calde, ben 7 sono a partire dall'anno 2000. 
Elevate, naturalmente, anche le temperature medie mensili, ben al di sopra ai valori di norma. Se 
confrontate con il 2003, si scopre che mentre giugno e agosto 2012 sono stati più "freschi", il mese di luglio è stato addirittura più caldo (record mensile per luglio dal 1961)
Fra tutte le stazione della rete regionale di rilevamento dell'ASSAM, il valore massimo è stato di 43,1°C in località di Corinaldo il giorno 20 luglio; seguono i 41,7°C rilevati a Barbara il giorno 2 luglio quindi, il 28 luglio, i 41,6°C di Treia. La soglia dei 40°C è stata comunque superata in parecchie località. 
Pessime le notizie anche sul fronte delle precipitazioni, decisamente più scarse rispetto a quelle del 2003. Con un totale medio regionale di 74mm ed una riduzione del -59% rispetto al 1961-2000, quella del 2012 è stata la terza estate più arida dal 1961. Nell'ambito mensile, da segnalare il record negativo delle piogge di giugno, con una pioggia media caduta di circa 16mm. Dunque, mettendo insieme temperature e precipitazioni, tramite l'indice di aridità calcolato come il rapporto fra le precipitazioni e l'evapotraspirazione potenziale, si arriva alla conclusione che le sofferenze agronomiche, colturali dell'estate 2012 sono state maggiori rispetto a quelle dell'estate 2003 con un valore dell'indice pari a 0,15 (classe di aridità) contro i 0,21 del 2003 (classe di semi-aridità). 
Disastroso infine l'andamento dell'indice SPI a 12 mesi, sceso nel bimestre luglio-agosto nella classe di estrema siccità, a segnalare un'allarmante siccità idrologica, a causa anche delle poche precipitazioni dal mese di agosto dello scorso anno. Meglio, ma non troppo, l'indice stagionale SPI-3, anch'esso comunque sceso nella classe di siccità (severa)."

L'articolo completo qui: http://meteo.regione.marche.it/news/estate2012vs2003.pdf 
Il risultato di questa dinamica è che abbiamo cominciato la vendemmia del Verdicchio il 24 agosto (e non si tratta di basi spumanti). Mai successo.



giovedì 16 agosto 2012

Garanzia partecipata

Secondo l’IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements)
“I sistemi di garanzia partecipata sono sistemi di assicurazione della qualità che agiscono su base locale; la verifica dei produttori prevede la partecipazione attiva delle parti interessate ed è costruita basandosi sulla fiducia, le reti sociali e lo scambio di conoscenze”.

Negli ultimi anni il dibattito sull’agricoltura biologica ha portato ad una critica sempre più serrata della certificazione classica, di parte terza. Troppo onerosa per i piccoli produttori, spesso incentrata più sugli aspetti burocratici che produttivi, legata a disciplinari europei che spesso risultano essere ben poco “biologici” nello spirito e nei contenuti, il classico “bollino” del biologico è oramai un marchio distintivo degli “industriali” del bio e poco si adatta alle vere produzioni artigianali delle piccole aziende agricole europee.
Per questi motivi si è spesso parlato dell’autocertificazione come strumento di comunicazione ai consumatori delle pratiche agricole e di trasformazione effettuate dagli agricoltori. Soprattutto nel mondo del “vino naturale”, che spesso rifiuta in toto la disciplina del biologico, la pratica dell’autocertificazione, lanciata nell’ambito del progetto Critical Wine, è stata recepita come soluzione libertaria e trasparente al problema.

Oramai da qualche anno, però, insieme ed accanto ai Gruppi di Acquisto Solidali, sono nate e si sono sviluppate alcune esperienze che, partendo proprio dal concetto di autocertificazione, hanno portato una profonda innovazione all’idea stessa di “certificazione”: nei Sistemi di Garanzia Partecipata (PGS) la partecipazione diretta dei produttori, consumatori ed altri parti interessate nei processi di verifica non solo è incoraggiata ma viene richiesta. Questo coinvolgimento è realistico e praticabile dato che i PGS sono verosimilmente adatti a piccoli produttori e a mercati locali o vendita diretta. I costi della partecipazione sono bassi e principalmente prendono la forma di impegno volontario di tempo piuttosto che di spesa economica. Inoltre la documentazione cartacea è ridotta al minimo, rendendo il sistema più accessibile ai piccoli operatori.

Gli elementi chiave della garanzia partecipata sono:
Partecipazione. La credibilità del sistema è una conseguenza della partecipazione attiva di tutti gli attori.
Progetto condiviso. Cioè produttori e consumatori devono condividere consapevolmente i principi ispiratori del PGS.
Trasparenza. Tutti gli attori coinvolti devono avere un buon livello di consapevolezza delle modalità di funzionamento dl sistema.
Fiducia. Il sistema si basa sulla convinzione, diffusa tra tutti gli attori, che i produttori agiscono in buona fede e che la “garanzia resa” sia espressione di tale affidamento.
Apprendimento. La “garanzia” deve tradursi in un processo di apprendimento collettivo permanente, che irrobustisce tutta la rete coinvolta.
Orizzontalità. Tutti gli attori coinvolti nel PGS devono condividere il medesimi livello di responsabilità e competenza nel processo.

Esperienze attive sono ad esempio quelle di ASCI Toscana o di Campi Aperti. In questi casi consumatori e produttori visitano le aziende agricole, approfondiscono la conoscenza dei prodotti e dei metodi agricoli, controllano che tutto sia corrispondente a quanto dichiarato dall’agricoltore in modo da creare una sorta di “credibilità sociale” che vale molto di più rispetto al bollino dell’ente certificatore basato essenzialmente su controlli cartacei.

La domanda è: possono i PGS essere applicati al movimento del vino naturale? In che modo? Con quali finalità? 

venerdì 3 agosto 2012

L'isola del cinema

Reduce da una due giorni romana all'insegna del grande cinema (a proposito: L'emploi du temp di Cantet e Sunday di Nossiter sono due film eccezionali) e del vino naturale, resta una riflessione di fondo sul valore di queste commistioni: come vignaioli artigiani stiamo sfruttando ancora poco il gigantesco potenziale insito nei nostri vini e nel nostro lavoro.
Sta emergendo chiaramente negli ultimi anni come il nostro atto creativo sia un atto eminentemente culturale - forse non artistico come mi ha fatto notare Giovanni Bietti - ma certamente culturale (nell'accezione più moderna del termine "cultura"). Ma se è così, il confronto nell'ambito della cultura e dei suoi circuiti, deve divenire sempre di più il nostro obiettivo, la nostra missione. Come scrivevo recentemente (qui), dovremmo davvero rivoluzionare il modo con cui organizziamo i nostri saloni e cercare quanto più possibile la contaminazione con altre forme di cultura: il cinema, come sta facendo benissimo Jonathan Nossiter, ma anche la musica, la letteratura, la poesia. Immaginando laboratori innovativi e coinvolgenti che possano creare circuiti virtuosi, anche commercialmente, e che possano svecchiare definitivamente il mondo dell'agricoltura, rendendolo sempre più protagonista di una vera e propria rinascita.

lunedì 23 luglio 2012

Festa mesta

La domanda è: come è possibile che Einaudi abbia pubblicato un libro insulso, brutto e inutile come Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti?
Io capisco che un buon scrittore, come è l'autore di Ti prendo e ti porto via, possa fare un passo falso. Essere in crisi. Non riuscire a scrivere una nuova storia credibile e affascinante. Quello che è inconcepibile è che una casa editrice che rappresenta la storia della letteratura e della cultura italiane si sia prestata ad una pubblicazione del genere. Pare la fotografia di questa Italia che non riesce a risollevarsi: ma se cede anche la cultura, allora siamo davvero finiti. Einaudi non può pubblicare roba simile. Ve ne regalo una briciola. Per capire di cosa sto parlando:

- Sono uscita da una storia difficile con un tipo che si voleva male. In altre parole, uno stronzo. E io dietro a lui ho rischiato di morire. Mi hanno salvato la comunità di don Toniolo e la fede.
Mentre Larita parlava, Fabrizio si ricordò di aver letto da qualche parte che lei era stata fidanzata con un cantante tossico e che per poco non erano morti di overdose.
- E poi una volta tornata alla vita non ho avuto il coraggio di farmi altre storie. Ho paura di incontrare un altro stronzo. Anche se stare soli, alle volte, è un pò triste.
Fabrizio la tirò a sé e le cinse la vita. - Noi due potremmo stare bene insieme. Me lo sento.

Agghiacciante. Cesare Pavese si rivolta nella tomba. Ma dico, non c'era un editor, un direttore editoriale, un correttore di bozze che si sia posto la questione della qualità di questo romanzo? Perché io capisco il pulp, capisco la farsa, capisco il grottesco... Ma penso ancora che tutto ciò che pubblica un editore come Einaudi dovrebbe avere in sé un potenziale di bellezza fuori dal comune. Altrimenti meglio lasciar perdere.