Dalla neve di inizio mese al sole meraviglioso di questi giorni. Amo marzo. Tutto sorge e tende al cielo. I verdi son verdi fosforescenti e la terra pare come gonfiarsi, soffice come un croissant.
Oggi, dentro alle forze di luce, ho fatto l'ultimo lunghissimo in preparazione della maratona di Milano. 3 ore e 12 minuti, oltre 30 chilometri in saliscendi. Ma credo che sarà la terza ed ultima maratona. Si fa veramente troppa fatica. (Fra parentesi: sono tornato sotto i 64 Kg).
Vino e territorio. Musica e cultura. Pensieri, sogni e visioni di un Homo Sapiens di campagna
domenica 28 marzo 2010
sabato 20 marzo 2010
E' la primavera, baby
Finestra di bel tempo, finalmente. Una settimana di lavoro super intenso ci ha portato a terminare l'impianto del nuovo vigneto di Verdicchio. Nonostante l'inverno inclemente siamo in corsa "su tutti i fronti". Resta solo da legare la Spescia, poi si trinceranno i sarmenti e magari faremo una piccola ripuntatura a filari alterni. Poi imbottigliamenti, spedizioni, primi trattamenti, e via così verso la nuova stagione.
Bel confronto, recentemente, fra storie spumantistiche. Confronto apparentemente impari. Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1997 contro Champagne Blanc de Blanc del-piccolo-produttore-qualunque-di-annata-qualunque. Beh, lo Champagne aveva una marcia in più, mi spiace proprio dirlo. Buono il Ferrari, anzi grande. Eppure non ci ha proprio lasciato con le lacrime (tra l'altro aveva ancora una tostatura legnosa piuttosto invadente). Mentre la beva dello sciampagnino era commovente. E noi ci siamo commossi. Nel senso che i bicchieri erano rapidamente vuoti. Sale, mare, salivazione, freschezza, brillantezza, gioventù, primavera, gioia di vivere, che ti vien voglia di prender la macchina e sparare a tutto volume un bel disco in autoradio, e correre via dentro il tramonto cantando a squarciagola, pensando alla tua ragazza che t'aspetta.
Bringing down the horse, ad esempio, dei Wallflowers. E' un disco che per me rappresenta molto bene certi anni novanta. Non lo ascoltavo da molto tempo, ed oggi me lo sono goduto tutto di un fiato. Coi suoi suoni limpidi, con le chitarre scintillanti, con la voce profonda ed ispirata di Jacob Dylan, con l'alternarsi di ballate e cavalcate elettriche, di pop agile e rock più aggressivo. Col Giuli, il Tenca, Ueppe e Lino si suonava One Headlight ed era proprio un treno. Ci si divertiva, con volumi di suono spaventosi. Ricordo che Springsteen proprio su One Headlight si unì ai Wallflowers in un MTV Music Awards, doppiando meravigliosamente bene la voce di Jacob sui toni alti.
Gran bel disco. Gran bel periodo.
Bel confronto, recentemente, fra storie spumantistiche. Confronto apparentemente impari. Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1997 contro Champagne Blanc de Blanc del-piccolo-produttore-qualunque-di-annata-qualunque. Beh, lo Champagne aveva una marcia in più, mi spiace proprio dirlo. Buono il Ferrari, anzi grande. Eppure non ci ha proprio lasciato con le lacrime (tra l'altro aveva ancora una tostatura legnosa piuttosto invadente). Mentre la beva dello sciampagnino era commovente. E noi ci siamo commossi. Nel senso che i bicchieri erano rapidamente vuoti. Sale, mare, salivazione, freschezza, brillantezza, gioventù, primavera, gioia di vivere, che ti vien voglia di prender la macchina e sparare a tutto volume un bel disco in autoradio, e correre via dentro il tramonto cantando a squarciagola, pensando alla tua ragazza che t'aspetta.
Bringing down the horse, ad esempio, dei Wallflowers. E' un disco che per me rappresenta molto bene certi anni novanta. Non lo ascoltavo da molto tempo, ed oggi me lo sono goduto tutto di un fiato. Coi suoi suoni limpidi, con le chitarre scintillanti, con la voce profonda ed ispirata di Jacob Dylan, con l'alternarsi di ballate e cavalcate elettriche, di pop agile e rock più aggressivo. Col Giuli, il Tenca, Ueppe e Lino si suonava One Headlight ed era proprio un treno. Ci si divertiva, con volumi di suono spaventosi. Ricordo che Springsteen proprio su One Headlight si unì ai Wallflowers in un MTV Music Awards, doppiando meravigliosamente bene la voce di Jacob sui toni alti.
Gran bel disco. Gran bel periodo.
domenica 14 marzo 2010
I nuovi fenomeni
L'altro giorno chiacchieravo di vino col mio amico Guido Galli, enotecario in Senigallia. A un certo punto Guido se ne esce con la definizione "nuovi fenomeni", parlando dei nuovi sboroni del vino. E mi sono accorto che finalmente avevo trovato quello che cercavo: la definizione per i tanti personaggi che ultimamente affollano i banchi degustazioni delle fiere e i tanti spazi virtuali di discussione (blog, forum, social network, ecc.). Perché i fenomeni son sempre esistiti, ma ora siamo alla evoluzione della specie. Dai basici "Fa legno?" o "Questo vino ha fatto la malolattica" o "No, rosso no, sto facendo il giro dei bianchi" siamo passati a ben altre argomentazioni, a ben altre sovrastrutture.
I nuovi fenomeni riconoscono il tipo di rovere. I nuovi fenomeni sanno perfettamente quale ceppo di lievito ha svolto gli zuccheri. I nuovi fenomeni sanno precisamente quanti giorni ha macerato sulle bucce il vino. I nuovi fenomeni, in virtù dei molteplici corsi e seminari che hanno frequentato e delle decine di manifestazioni dove bazzicano ogni anno, riconoscono centinaia di sentori ed aromi, incensano i vini estremi ma odiano l'acidità volatile, cercano in continuazione le nuove "chicche" enologiche ma poi si gasano coi vini blasonati, maneggiano i concetti della biodinamica e ricordano benissimo l'andamento stagionale in Borgogna, Cote de Nuits, nel 1997.
Inutile dire che per noi produttori avere a che fare coi nuovi fenomeni è un piacevole inferno. Si impara sempre qualcosa. Arriverà il tempo in cui riceveremo regolari fatture per le consulenze prestate. D'altronde è ciò che fa il capostipite dei nuovi fenomeni, no?
I nuovi fenomeni riconoscono il tipo di rovere. I nuovi fenomeni sanno perfettamente quale ceppo di lievito ha svolto gli zuccheri. I nuovi fenomeni sanno precisamente quanti giorni ha macerato sulle bucce il vino. I nuovi fenomeni, in virtù dei molteplici corsi e seminari che hanno frequentato e delle decine di manifestazioni dove bazzicano ogni anno, riconoscono centinaia di sentori ed aromi, incensano i vini estremi ma odiano l'acidità volatile, cercano in continuazione le nuove "chicche" enologiche ma poi si gasano coi vini blasonati, maneggiano i concetti della biodinamica e ricordano benissimo l'andamento stagionale in Borgogna, Cote de Nuits, nel 1997.
Inutile dire che per noi produttori avere a che fare coi nuovi fenomeni è un piacevole inferno. Si impara sempre qualcosa. Arriverà il tempo in cui riceveremo regolari fatture per le consulenze prestate. D'altronde è ciò che fa il capostipite dei nuovi fenomeni, no?
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martedì 9 marzo 2010
Brutta aria
Nevica ancora in questo inverno duro che non vuole più finire. E nel frattempo scopro che esistono i "decreti interpretativi". Non ne ricordavo proprio l'esistenza. E' ben vero che ne è passato di tempo da quando studiai diritto pubblico. Eppure qualcosa non mi torna.
Lo scorso anno nel Comune di Staffolo, che sta vicino a Cupra, i cittadini votarono per un unico candidato Sindaco in quanto il centro-destra fece casino con la presentazione della lista (ma va?!). Nessuno si sognò di decretare alcunché. Il Comune di Staffolo ha circa 3000 abitanti ma, evidentemente, il loro "diritto al voto" vale molto meno di quello di altri.
Tira una brutta aria, lo dico da tempo. Il fatto è che a me piace il vino, l'olio di ricino non tanto.
Lo scorso anno nel Comune di Staffolo, che sta vicino a Cupra, i cittadini votarono per un unico candidato Sindaco in quanto il centro-destra fece casino con la presentazione della lista (ma va?!). Nessuno si sognò di decretare alcunché. Il Comune di Staffolo ha circa 3000 abitanti ma, evidentemente, il loro "diritto al voto" vale molto meno di quello di altri.
Tira una brutta aria, lo dico da tempo. Il fatto è che a me piace il vino, l'olio di ricino non tanto.
venerdì 5 marzo 2010
Sorgente del vino
Da domani a lunedì sarò ad Agazzano, in Provincia di Piacenza, per la fiera Sorgente del vino Live nella bella rocca Anguissola Scotti - Gonzaga. Ci saranno 100 vignaioli con i loro vini e loro storie.
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mercoledì 3 marzo 2010
Anniversari
Esattamente dieci anni fa, il 3 marzo del 2000, uscivo per l'ultima volta dalla agenzia di Piazza De Angeli dell'importante banca tedesca dove lavoravo. Poi, il giorno dopo, un sabato, si sarebbe fatta una grande festa a casa del Bianco, fino a tarda notte, fino ad esaurimento, con tutti gli amici di quegli anni.
Avevo ventisette anni e, in modo fortunatamente del tutto diverso, seguivo le orme di Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, seppellendo la mia vecchia vita.
Nessuno può sapere come sarebbe andata se da quella banca non me ne fossi mai andato o se l'avessi fatto in modo diverso. Magari oggi sarei un colletto bianco di successo, pelaticcio, con qualche chilo in più ed un pò sfigato. Oppure un ricco dirigente a Francoforte, single e sciupafemmine, affezionato al boccale di birra. Oppure uno di quegli analisti economici, licenziati, che portavano via le proprie cose in grosse scatole durante i giorni più duri della crisi finanziaria. Chissà.
Quello che so è che oggi, mentre piantavo pali e barbatelle nel nuovo vigneto, ero contento. Così a casa, dopo aver ballato come un matto con Giacomo e Giulia sulle note di The River, disco che quest'anno compie trent'anni, ho aperto una bottiglia di Franciacorta Il contestatore Pas Dosé dell'azienda Il pendio di Monticelli Brusati. Elegantissimo, austero, marino. Spumante che passata la bolla si fa vino vero, dominato da sentori finissimi di pietra focaia, iodio, delicate erbe aromatiche, e dalla lunghissima persistenza gustativa di lievito e crosta di pane. Una bella scoperta fatta quest'anno a Vini di Vignaioli di Fornovo. Un vino che certamente mi fa vedere il Franciacorta sotto una luce differente.
Avevo ventisette anni e, in modo fortunatamente del tutto diverso, seguivo le orme di Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, seppellendo la mia vecchia vita.
Nessuno può sapere come sarebbe andata se da quella banca non me ne fossi mai andato o se l'avessi fatto in modo diverso. Magari oggi sarei un colletto bianco di successo, pelaticcio, con qualche chilo in più ed un pò sfigato. Oppure un ricco dirigente a Francoforte, single e sciupafemmine, affezionato al boccale di birra. Oppure uno di quegli analisti economici, licenziati, che portavano via le proprie cose in grosse scatole durante i giorni più duri della crisi finanziaria. Chissà.
Quello che so è che oggi, mentre piantavo pali e barbatelle nel nuovo vigneto, ero contento. Così a casa, dopo aver ballato come un matto con Giacomo e Giulia sulle note di The River, disco che quest'anno compie trent'anni, ho aperto una bottiglia di Franciacorta Il contestatore Pas Dosé dell'azienda Il pendio di Monticelli Brusati. Elegantissimo, austero, marino. Spumante che passata la bolla si fa vino vero, dominato da sentori finissimi di pietra focaia, iodio, delicate erbe aromatiche, e dalla lunghissima persistenza gustativa di lievito e crosta di pane. Una bella scoperta fatta quest'anno a Vini di Vignaioli di Fornovo. Un vino che certamente mi fa vedere il Franciacorta sotto una luce differente.
martedì 23 febbraio 2010
Dave Matthews Band
Veloce apparizione a Milano per assistere con Massi al concerto della Dave Matthews Band al Palasharp di Milano. Ascoltavo la band soprattutto negli anni novanta sulla scia del successo delle jam band dell'epoca, a cominciare dai Phish. Poi li ho un pò persi per strada, ma sempre con la curiosità di vederli dal vivo. L'anno scorso a Lucca pare fecero un concerto memorabile.
Ieri è stata una bella serata. Un ottimo concerto, in grado di ben rappresentare il lavoro della band in più di quindici anni di carriera. Preceduti dagli Alberta Cross, ottima band al primo disco (mix di southern rock americano e rockblues inglese), i DMB sono partiti piano per poi crescere e riscaldarsi progressivamente durante il concerto. Fino ad un livello decisamente bollente. Merito innanzitutto della ritmica, fondata su un batterista di caratura davvero eccezionale e su di un basso sempre presente, netto, aggressivo. Ma è l'intera band a garantire un sound unico ed irripetibile, a cominciare dalla splendida voce del leader, col violino elettrico a segnare i riff più importanti, la sezione fiati a creare arrangiamenti puntuali ed assoli straordinari, la chitarra elettrica a tessere la tela egregiamente.
Il risultato è un genere indefinibile che si muove fra il jazz, il funky (citazione di Prince), il rock più sperimentale (cover dei Talkin' Heads), il crossover. Musicisti affiatatissimi che suonano in modo tirato ed ispirato, restando sempre in bilico fra scrittura ed improvvisazione, fra canzone popolare e musica alta. Assolutamente da vedere/sentire.
Ieri è stata una bella serata. Un ottimo concerto, in grado di ben rappresentare il lavoro della band in più di quindici anni di carriera. Preceduti dagli Alberta Cross, ottima band al primo disco (mix di southern rock americano e rockblues inglese), i DMB sono partiti piano per poi crescere e riscaldarsi progressivamente durante il concerto. Fino ad un livello decisamente bollente. Merito innanzitutto della ritmica, fondata su un batterista di caratura davvero eccezionale e su di un basso sempre presente, netto, aggressivo. Ma è l'intera band a garantire un sound unico ed irripetibile, a cominciare dalla splendida voce del leader, col violino elettrico a segnare i riff più importanti, la sezione fiati a creare arrangiamenti puntuali ed assoli straordinari, la chitarra elettrica a tessere la tela egregiamente.
Il risultato è un genere indefinibile che si muove fra il jazz, il funky (citazione di Prince), il rock più sperimentale (cover dei Talkin' Heads), il crossover. Musicisti affiatatissimi che suonano in modo tirato ed ispirato, restando sempre in bilico fra scrittura ed improvvisazione, fra canzone popolare e musica alta. Assolutamente da vedere/sentire.
giovedì 18 febbraio 2010
Con le mani pulite
Diciotto anni fa partiva l'inchiesta "mani pulite". Avevo vent'anni e già avevo fatto un pò di politica al liceo, seppure come sempre da bastian contrario ed indipendente. Quel periodo, il primo di mani pulite, fu centrale per la mia formazione e per quella di una generazione che non poteva avere più gli stessi riferimenti di quella immediatamente precedente, non fosse altro perché era caduto il muro di Berlino. I Borrelli, i Davigo, i Di Pietro a Milano, così come i Falcone ed i Borsellino a Palermo, divennero allora delle importanti figure cui aggrapparsi in un periodo di crisi dei partiti, dell'intero sistema della Prima Repubblica e di un'economia in forte recessione per la prima volta dopo i gloriosi anni ottanta.
Ricordo alcune giornate passate fuori dal palazzo di giustizia a manifestare. Compagni di viaggio tra i più diversi: missini, leghisti della prima ora, vetero comunisti, tutti insieme a certificare il crollo di un sistema diffuso e sopportato fin tanto che l'economia poteva reggere la "tassa implicita" che era prevista secondo gli usi del tempo.
Poi, crollato in modo nemmeno molto elegante il Palazzo, vennero le stragi di mafia, venne l'epoca del tutti contro tutti e del fuggi fuggi generale, l'inchiesta "mani pulite" subì una ovvia involuzione, ci fu l'avvento di Berlusconi, alla famigerata "soluzione politica" si mise, volontariamente, una bella pietra sopra. E tutto ricominciò lentamente come prima. Diversi gli attori. Medesima l'attitudine degli imprenditori e della politica a colludere a danno dei cittadini.
Dopo quasi vent'anni, e nel pieno di una nuova recessione, evidentemente il peso della "tassa" chiamata tangente si fa nuovamente sentire se è vero, come è vero, che ricominciano le denunce da parte degli imprenditori. A Milano così come altrove amministratori pubblici vengono beccati in flagranza di reato come se nulla fosse cambiato rispetto a vent'anni fa.
L'inchiesta di Firenze, quella sul sistema della Protezione civile, mostra il lato più orrendo e decadente di questo nostro paese senza futuro. Fatto di donne oggetto prestate agli uomini in cambio di favori, di appalti pilotati, di cricche politico-affaristiche in grado di fare il bello ed il cattivo tempo su ogni "grande evento", di una informazione sempre più al servizio del potere. Il quotidiano voltastomaco di un cittadino normale che lavora con le mani pulite, sporcate nel mio caso dalla terra e dai tannini del vino, si trasforma in cinismo, in nichilismo di fronte alla impossibilità di qualsiasi riforma, di qualunque cambiamento. Il quadro che emerge è quello della solita italietta dei furbi. L'Italia del favore, della clientela, della raccomandazione. Dove ciò che soccombe sono il mercato, il merito e la fiducia dei cittadini onesti in un futuro migliore. Nel frattempo gli stipendi arrancano, i disoccupati aumentano, il debito pubblico sale e dal vocabolario della sinistra è sparita una parola che per tanto tempo ha dato un senso all'agire politico: rivoluzione.
Ricordo alcune giornate passate fuori dal palazzo di giustizia a manifestare. Compagni di viaggio tra i più diversi: missini, leghisti della prima ora, vetero comunisti, tutti insieme a certificare il crollo di un sistema diffuso e sopportato fin tanto che l'economia poteva reggere la "tassa implicita" che era prevista secondo gli usi del tempo.
Poi, crollato in modo nemmeno molto elegante il Palazzo, vennero le stragi di mafia, venne l'epoca del tutti contro tutti e del fuggi fuggi generale, l'inchiesta "mani pulite" subì una ovvia involuzione, ci fu l'avvento di Berlusconi, alla famigerata "soluzione politica" si mise, volontariamente, una bella pietra sopra. E tutto ricominciò lentamente come prima. Diversi gli attori. Medesima l'attitudine degli imprenditori e della politica a colludere a danno dei cittadini.
Dopo quasi vent'anni, e nel pieno di una nuova recessione, evidentemente il peso della "tassa" chiamata tangente si fa nuovamente sentire se è vero, come è vero, che ricominciano le denunce da parte degli imprenditori. A Milano così come altrove amministratori pubblici vengono beccati in flagranza di reato come se nulla fosse cambiato rispetto a vent'anni fa.
L'inchiesta di Firenze, quella sul sistema della Protezione civile, mostra il lato più orrendo e decadente di questo nostro paese senza futuro. Fatto di donne oggetto prestate agli uomini in cambio di favori, di appalti pilotati, di cricche politico-affaristiche in grado di fare il bello ed il cattivo tempo su ogni "grande evento", di una informazione sempre più al servizio del potere. Il quotidiano voltastomaco di un cittadino normale che lavora con le mani pulite, sporcate nel mio caso dalla terra e dai tannini del vino, si trasforma in cinismo, in nichilismo di fronte alla impossibilità di qualsiasi riforma, di qualunque cambiamento. Il quadro che emerge è quello della solita italietta dei furbi. L'Italia del favore, della clientela, della raccomandazione. Dove ciò che soccombe sono il mercato, il merito e la fiducia dei cittadini onesti in un futuro migliore. Nel frattempo gli stipendi arrancano, i disoccupati aumentano, il debito pubblico sale e dal vocabolario della sinistra è sparita una parola che per tanto tempo ha dato un senso all'agire politico: rivoluzione.
lunedì 15 febbraio 2010
Istinti
Ancora neve e freddo. Ieri ho corso due ore e dieci minuti, in preparazione della maratona di Milano. Sono arrivato fino alla gola della Rossa e poi oltre. Guardavo le pareti di calcare, a picco sull'Esino, e ripensavo a tutte le giornate passate a scalare pareti, alle sveglie all'alba, ai viaggi in cerca di pietra ed emozioni, alle attese su scomode soste, alle infinite ripetizioni di passaggi duri.
Correvo e pensavo che la vita è proprio strana. Che da quando abito a dieci minuti scarsi da ottime falesie ho smesso di arrampicare... In realtà ho smesso parecchie altre cose, ma ho come l'impressione che l'appuntamento con l'arrampicata, così come lo è stato per la corsa, sia solo rimandato. Correre e arrampicare: istinti primitivi cui è difficile resistere, basta guardare un bambino per rendersene conto. Istinti che divengono forme, movimenti, posture. Attimi in cui si è davvero soli con se stessi, in cui è possibile estraniarsi da tutto, in cui la solitudine è anche libertà, di azione e pensiero.
sabato 6 febbraio 2010
Lavori ed invecchiamenti
Duro lavoro negli ultimi giorni. Fra scavare buche per rimpiazzare viti nelle vigne vecchie, squadrare per bene, manco fossimo geometri esperti, mezzo ettaro di vigna nuova e piantare pali da mattina a sera, Giovanni ed io abbiamo riempito le prime giornate davvero belle ed asciutte dall'inizio dell'anno. Sono i giorni in cui lavorare in campagna è una vera soddisfazione e non si finirebbe mai di camminare i vigneti.
Martedì 9 febbraio, invece, sarò ancora in giro. Si torna al Ristorante La Tana degli orsi di Pratovecchio (AR) dei bravi Caterina e Simone, in pieno casentino, per una mangiata/degustazione tutta dedicata ai vini La Distesa. Si comincerà col Terre Silvate 2008 per poi fare un salto all'indietro nel tempo. Sarò anch'io curioso di vedere come saranno invecchiati, se meglio o peggio del sottoscritto, Gli Eremi 2002, Gli Eremi 2000 e uno dei primi Verdicchio targati La Distesa, ovvero il San Michele 1998. La serata è solo su prenotazione, questi i riferimenti:
Ristorante Cantineria “La Tana degli Orsi”
Via Roma 1, Pratovecchio AR.
Tel. e Fax 0575 583377
Cell. 329.8981473 - 329.5829483
E.mail tana.orsi@aruba.it
Martedì 9 febbraio, invece, sarò ancora in giro. Si torna al Ristorante La Tana degli orsi di Pratovecchio (AR) dei bravi Caterina e Simone, in pieno casentino, per una mangiata/degustazione tutta dedicata ai vini La Distesa. Si comincerà col Terre Silvate 2008 per poi fare un salto all'indietro nel tempo. Sarò anch'io curioso di vedere come saranno invecchiati, se meglio o peggio del sottoscritto, Gli Eremi 2002, Gli Eremi 2000 e uno dei primi Verdicchio targati La Distesa, ovvero il San Michele 1998. La serata è solo su prenotazione, questi i riferimenti:
Ristorante Cantineria “La Tana degli Orsi”
Via Roma 1, Pratovecchio AR.
Tel. e Fax 0575 583377
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giovedì 28 gennaio 2010
Giornate invernali
Stamattina -4° ed una gran gelata che ha irrigidito la poca neve scesa l'altro ieri. Freddo secco, come piace a me, tagliente. Tutto fermo in vigna. Poco male, siamo già a metà delle potature. Ne approfitto per qualche consegna, per sistemare la solita mole di burocrazia, per qualche manutenzione in cantina.
Prima che arrivassero i bimbi Valeria ed io passavamo queste giornate invernali chiusi in casa, ben coperti, che all'inizio i soldi non c'erano ed il riscaldamento era spesso spento, a leggere libri, bere camomilla bollente e dormire più del solito. Ora ci resta quel poco tempo fra la nanna dei bimbi e la nostra, unico momento di tranquillità in una casa altrimenti sospesa nel caos. E' allora che ne approfitto per leggere, più voracemente del solito. Gli articoli più interessanti di Internazionale, oppure gli amati libri.
La montagna ed io di Alexander Huber è un fantastico libro sull'arrampicata, sull'amore perverso e folle per uno sport che ho praticato e che vorrei ritrovare prima o poi lungo il mio cammino. Scritto dal più forte arrampicatore di questi tempi, ti inchioda, ti porta in luoghi strani e mitici, ti fa tremare e rabbrividire, ti fa anche un pò sognare.
Comunisti immaginari di Francesco Cundari è un irriverente e sarcastico racconto, molto ben documentato, della storia dei comunisti italiani, da Gramsci fino al PD. Lungo un percorso segnato da frasi e parole chiave, si ripercorre la storia dei compagni che venivano da lontano e volevano andare lontano. Solo che si sono persi e non sanno bene il perché.
Il mercante di utopie di Anna Sartorio è la biografia di Oscar Farinetti, l'ex proprietario dell'impero Uni-Euro, poi inventore di Eataly ed ora proprietario di diverse prestigiose aziende vinicole. Una storia bella, un libro molto ben scritto, lo spaccato di un'Italia che non c'è più. Un unico appunto: non riesco a scorgere l'utopia nella vicenda di un imprenditore di successo, anche se di sinistra. Ma questo credo sia un mio problema.
In viaggio contromano di Michael Zadoorian è un bel romanzo, triste, ma tremendamente originale e intenso. Un bel giorno due anziani coniugi, malati entrambi, decidono di lasciare la loro casa middle class fuori Detroit e lasciarsi tutto alle spalle: medici, figli troppo preoccupati, agi borghesi. Salgono sul loro vecchio camper e si immettono sulla route 66 per un viaggio lungo le strade d'america e fra i ricordi di una vita intera.
Prima che arrivassero i bimbi Valeria ed io passavamo queste giornate invernali chiusi in casa, ben coperti, che all'inizio i soldi non c'erano ed il riscaldamento era spesso spento, a leggere libri, bere camomilla bollente e dormire più del solito. Ora ci resta quel poco tempo fra la nanna dei bimbi e la nostra, unico momento di tranquillità in una casa altrimenti sospesa nel caos. E' allora che ne approfitto per leggere, più voracemente del solito. Gli articoli più interessanti di Internazionale, oppure gli amati libri.
La montagna ed io di Alexander Huber è un fantastico libro sull'arrampicata, sull'amore perverso e folle per uno sport che ho praticato e che vorrei ritrovare prima o poi lungo il mio cammino. Scritto dal più forte arrampicatore di questi tempi, ti inchioda, ti porta in luoghi strani e mitici, ti fa tremare e rabbrividire, ti fa anche un pò sognare.
Comunisti immaginari di Francesco Cundari è un irriverente e sarcastico racconto, molto ben documentato, della storia dei comunisti italiani, da Gramsci fino al PD. Lungo un percorso segnato da frasi e parole chiave, si ripercorre la storia dei compagni che venivano da lontano e volevano andare lontano. Solo che si sono persi e non sanno bene il perché.
Il mercante di utopie di Anna Sartorio è la biografia di Oscar Farinetti, l'ex proprietario dell'impero Uni-Euro, poi inventore di Eataly ed ora proprietario di diverse prestigiose aziende vinicole. Una storia bella, un libro molto ben scritto, lo spaccato di un'Italia che non c'è più. Un unico appunto: non riesco a scorgere l'utopia nella vicenda di un imprenditore di successo, anche se di sinistra. Ma questo credo sia un mio problema.
In viaggio contromano di Michael Zadoorian è un bel romanzo, triste, ma tremendamente originale e intenso. Un bel giorno due anziani coniugi, malati entrambi, decidono di lasciare la loro casa middle class fuori Detroit e lasciarsi tutto alle spalle: medici, figli troppo preoccupati, agi borghesi. Salgono sul loro vecchio camper e si immettono sulla route 66 per un viaggio lungo le strade d'america e fra i ricordi di una vita intera.
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lunedì 25 gennaio 2010
Vini naturali a Roma
Il prossimo week-end sarò presente alla bella manifestazione di Roma "Vini naturali". Sarà un'occasione per incontrarsi e condividere qualche buon bicchiere.
lunedì 18 gennaio 2010
Illuminazioni
Ho deciso che sarei diventato un vignaiolo che era novembre. Stavo in cima ad un ulivo in mezzo ad una luce scintillante, come solo d’autunno.
E’ stato un attimo. Mentre raccoglievo le olive da un ultracentenario albero di oliva, della varietà chiamata carbonella, d’improvviso, mi trovai a riflettere seriamente sulla possibilità di cambiare radicalmente la mia vita.
Non più giacca e cravatta, non più quotidiani signorsì a grigi dirigenti di banca, non più transazioni finanziarie dalla dubbia moralità, non più relazioni fredde, vuote, anonime, non più una Milano decadente e decaduta di cui avevo ormai assorbito con veemenza e disperazione ogni ultimo sussulto vitale.
No, quello di cui avevo bisogno era una distesa di colline, ampi spazi da respirare, un cane bianco, pura libertà di immaginare, progettare, costruire, semi da lanciare nel vento, alberi da piantare, da veder crescere, curare. Quello di cui avevo bisogno erano segni tangibili, riconoscibili, concreti del mio rapido passare in questa vita, su questo mondo, per questa terra.
E’ stato un attimo. Mentre raccoglievo le olive da un ultracentenario albero di oliva, della varietà chiamata carbonella, d’improvviso, mi trovai a riflettere seriamente sulla possibilità di cambiare radicalmente la mia vita.
Non più giacca e cravatta, non più quotidiani signorsì a grigi dirigenti di banca, non più transazioni finanziarie dalla dubbia moralità, non più relazioni fredde, vuote, anonime, non più una Milano decadente e decaduta di cui avevo ormai assorbito con veemenza e disperazione ogni ultimo sussulto vitale.
No, quello di cui avevo bisogno era una distesa di colline, ampi spazi da respirare, un cane bianco, pura libertà di immaginare, progettare, costruire, semi da lanciare nel vento, alberi da piantare, da veder crescere, curare. Quello di cui avevo bisogno erano segni tangibili, riconoscibili, concreti del mio rapido passare in questa vita, su questo mondo, per questa terra.
martedì 12 gennaio 2010
Rock, cucina e vino
Così l'altro giorno arrivano due ragazzi in cantina. Mi avevano avvertito che sarebbero venuti ad acquistare del vino per un ristorante di prossima apertura a Cingoli. Bene.
Andrea, lo chef, si presenta con in mano un libro. E comincia a spiegarmi. Che ha lavorato di qui e di là, che apre un agriturismo, che si chiamerà Il Maiale Volante, che sarà costruito in bio-edilizia e con balle di paglia, che si cucineranno solo prodotti stagionali prodotti dalla azienda agricola, che si mangeranno solo cibi bio, che farà una lista di soli vini naturali. Fico. C'è passione, mi dico. Assaggiamo i vini, gli piacciono. Li compra. Dopodiché guardiamo insieme il libro. E capisco che a volte davvero le affinità elettive esistono. Rockitchen è un ricettario originale: 30 menù accompagnano 30 dischi della storia del rock. Lo ha scritto Andrea Tantucci, chef, insieme a Paola De Angelis, giornalista musicale. Consulenza enologica di Marco Casolanetti, il vignaiolo del mitico Kurni.
Beh, ad After the Gold Rush di Neil Young viene abbinato un Roast beef con insalata d'inverno stufata e frutta secca. E a questo piatto, manco a dirlo, un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore "Terre Silvate" 2008. Buon appetito e buon ascolto.
Andrea, lo chef, si presenta con in mano un libro. E comincia a spiegarmi. Che ha lavorato di qui e di là, che apre un agriturismo, che si chiamerà Il Maiale Volante, che sarà costruito in bio-edilizia e con balle di paglia, che si cucineranno solo prodotti stagionali prodotti dalla azienda agricola, che si mangeranno solo cibi bio, che farà una lista di soli vini naturali. Fico. C'è passione, mi dico. Assaggiamo i vini, gli piacciono. Li compra. Dopodiché guardiamo insieme il libro. E capisco che a volte davvero le affinità elettive esistono. Rockitchen è un ricettario originale: 30 menù accompagnano 30 dischi della storia del rock. Lo ha scritto Andrea Tantucci, chef, insieme a Paola De Angelis, giornalista musicale. Consulenza enologica di Marco Casolanetti, il vignaiolo del mitico Kurni.
Beh, ad After the Gold Rush di Neil Young viene abbinato un Roast beef con insalata d'inverno stufata e frutta secca. E a questo piatto, manco a dirlo, un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore "Terre Silvate" 2008. Buon appetito e buon ascolto.
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lunedì 4 gennaio 2010
Sancerre e Pouilly Fumé - Parte terza
Eravamo rimasti al Silex di Dagueneau. Si riparte girovagando per vigneti. Il colpo d'occhio è molto bello, specie coi colori d'autunno. Anche qui, come in gran parte della Francia, le zone vinicole con denominazioni importanti sono sfruttate in modo intensivo e totalizzante. E' certamente questo il limite principale del modello viticolo francese.
Modello intensivo fatto anche di chimica invasiva e vigneti meccanizzati. Sarà per questo che proprio in Francia il movimento "naturale", per antitesi, per ribellione, è più avanti che altrove?
Eccoci dunque visitare una azienda biodinamica di Sancerre, Domaine Vacheron. Il Sancerre 2008 è pulitissimo, netto. Ha un'impostazione che rende questo Sauvignon più vicino all'idea che abbiamo in Italia: molta aromaticità, con agrumi, asparago, anice al naso, ed una acidità sempre tagliente ma decisamente di più facile approccio. Molto piacevole. Diverso il Sancerre Les Romains 2007 dove ritroviamo l'impostazione più classica della denominazione con tanta mineralità, salinità diffusa, sentori di buccia di mela. Chiude, però, irrisolto con un finale di pesca sciroppata. Convincenti i rossi di questa azienda: il Sancerre rouge 2007 si presenta subito molto più interessante degli altri Pinot nero assaggiati in zona, con sentori nitidi di noce moscata, crostata di ciliegie, tabacco da pipa, frutti rossi, pepe; all'assaggio è verticale, nervoso, giovanile. Il fratello maggiore, Sancerre rouge Belle dame 2006, un vino più borgognone, fatte tutte le distinzioni del caso. Prugna, marmellata di amarena, noce moscata, frutti rossi, tracce di evoluzione ed un tannino più levigato ne segnano la beva. Un'azienda che, impressione mia del tutto intuitiva, pare a metà del guado fra la scelta biodinamica in vigna e vinificazioni molto "tecniche" in cantina.
Altra azienda gestita secondo criteri biodinamici è La Moussiere di Alphonse Mellot, altro "colosso" della vitivinicultura locale. Chiusa la cantina, ci accontentiamo di una colossale degustazione mattutina nel vicino negozio. Il Sancerre 2008 è un pò bananoso. Esile, molto dritto. Il Sancerre Les Romains 2007 esplode al naso con sentori finissimi di pera e lampi lievemente sciroppati, è elegantissimo, asciutto, salmastro con una chiusura marina ed un malico che fa salivare e "sanguinare". Il 2008 è un bimbo, verdastro al naso con sentori di crauti, sedano e, ancora!, pesca sciroppata; sale, sale, sale in bocca e chiusura tostata. I vini di questa azienda ci lasciano stupefatti, i profumi sono nitidi, scintillanti, stranissimi, al palato sono vibranti, di una freschezza surgiva, estrema, petrosa. La demoiselle 2008 sa di lavanda, di sapone, di fiori essiccati; è molto giovane, acidissimo, scarno. Generation 2008, che già conoscevo, è molto complesso, sa di erbe medicinali, di cavolo, di mare (acciuga, salamoia), mentre in bocca ha una acidità mostruosa, urticante, ma esce lunghissimo con un finale tostato elegantissimo. Sono vini paradigma di questa zona, all'ennesima potenza, in qualche modo estremi ed estremisti, anche nelle tecniche di cantina, immagino. Il manico si sente. Nel Satellite 2008 torna la pera, accanto alla lavanda, a fiori quasi balsamici, alla viola, a petali di rosa: finissimo, elegante, una gran dama da sera. Ci guardiamo e non crediamo ai nostri nasi, forse ci siamo drogati. Edmond 2007 è mielato, più evoluto, tostato. Molto complesso, andrebbe lasciato respirare nel bicchiere ma già siamo al Pouilly Fumé 2008 che si presenta con sentori di lampone (lampone!) o fragolina di bosco, poi affumicato, classico, petroso, verticalissimo in bocca che pare una falesia di calcare. Necessitiamo di un dentista per le nostre gengive ed i nostri denti... Ed ancora non è finita.
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